Coronavirus: la campagna di vaccinazione in Cina

Pubblicato il 5 marzo 2021 alle 7:05 in Asia Cina

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Il portavoce della Conferenza politica consultiva del popolo (CPCP), il maggior organo consultivo della Cina, Guo Weimin, il 3 marzo, ha annunciato che entro la fine del mese di febbraio 2021, la Cina ha somministrato 52 milioni di dosi di vaccino contro il coronavirus. Guo ha poi aggiunto che Pechino, oltre alle dosi inoculate, ha anche esportato i vaccini prodotti in 28 Paesi diversi e ha fornito assistenza ad altre 69 Nazioni, sempre in materia vaccinale.

In totale, Pechino ha approvato quattro vaccini per la somministrazione pubblica prodotti dalle aziende legate a Sinopharm Wuhan Institute of Biological Product e Beijing Institute of Biological Products, e da Sinovac Biotech Ltd. e CanSino Biologics Inc. Quelli prodotti dalle prime tre aziende sono vaccini preparati con virus inattivato ed è necessaria la somministrazione di due dosi affinché siano efficaci. Il vaccino prodotto da Cansino, invece, è stato prodotto con vettori virali e richiede una sola inoculazione. Sarebbero poi in fase di sviluppo vaccini con proteine ricombinanti e altri basati sullo mRNA.

La Cina è il Paese più popolato al mondo con oltre 1,4 miliardi di abitanti e sta cercando di aumentare le vaccinazioni. Al momento, è previsto che, entro la fine del 2021, il Paese produca 2,1 miliardi di dosi ma, oltre alla produzione, altre problematiche potrebbero essere la logistica e l’organizzazione.

Secondo il direttore dello Infectious Diseases Department at Huashan Hospital, Zhang Wenhong, il problema principale  per Pechino è rappresentato dall’efficienza e dal ritmo della campagna di vaccinazione. Il Paese ha iniziato a somministrare le prime dosi d’emergenza sin dal mese di giugno 2020 e, entro la fine di febbraio 2021, sono state 52 milioni le persone che hanno ricevuto il vaccino. Secondo Zhang, al momento, vi sarebbe un gap di immunizzazione tra la Cina e gli altri Paesi a livello internazionale che, se non sarà colmato, determinerà una continua esposizione al rischio da parte di Pechino.

Secondo il capo della China Association for Vaccines, Feng Duojia, il piano cinese per i vaccino può essere finora in tre fasi, ognuna legata a problematiche specifiche. La prima riguarda il 2020 e, in tal caso, la difficoltà principale è stata rappresentata dalla velocità limitata della ricerca e dello sviluppo di un vaccino. La seconda fase riguarda il periodo 2021-22, durante il quale saranno effettuate inoculazioni su larga scala ma ciò dipenderà dalla velocità della produzione e della fornitura. Infine, nella terza fase, il problema principale sarà rappresentato dalla velocità della vaccinazione di massa, una volta raggiunti i livelli adeguati di produzione e fornitura.

Il coronavirus sè stato individuato per la prima volta nella città di Wuhan, nel mese di dicembre 2019. Il 7 gennaio, è stato identificato un nuovo virus, denominato provvisoriamente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) con il nome: “2019-nCoV” e poi chiamato ufficialmente: “Covid-19”, l’11 febbraio. Il 30 gennaio, l’OMS ha dichiarato il virus un’emergenza mondiale e poi una pandemia l’11 marzo successivo. 

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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