Yemen, Aden: un’esplosione causa vittime tra le truppe filoemiratine

Pubblicato il 4 marzo 2021 alle 17:01 in Medio Oriente Yemen

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Fonti yemenite di Aden, la capitale provvisoria situata nel Sud dello Yemen, hanno riferito, giovedì 4 marzo, che un’esplosione ha colpito un convoglio con a bordo due leader di spicco della cosiddetta “Cintura di sicurezza”, le forze affiliate al Consiglio di Transizione Meridionale (STC), appoggiate dagli Emirati Arabi Uniti (UAE).

Le fonti locali hanno affermato che l’esplosione, verificatasi nel distretto di al-Buraiqa, nei pressi di una postazione della coalizione a guida saudita, è stata seguita da spari. La notizia è stata confermata anche dalle stesse forze filoemiratine, affiliate ai gruppi secessionisti yemeniti del Sud, la quali hanno specificato che è stata un’autobomba ad esplodere e a causare morti e feriti tra i membri della Cintura di sicurezza, il cui numero, però, non è stato specificato. Fonti mediatiche locali hanno poi parlato di circa 8 vittime. Tuttavia, i due comandanti che viaggiavano nel convoglio, Mohsen Al-Wali e Nabil al-Mashouchi, sono sopravvissuti all’esplosione. A detta del STC, si presume che fossero proprio al-Wali e al-Mashouchi il bersaglio da colpire. Sebbene l’attacco non sia stato ancora rivendicato, il gruppo colpito ha riferito che è pronto a rispondere agli autori di quanto accaduto, definiti “terroristi e fuorilegge”.

I soldati della cintura di sicurezza fanno parte di una forza militare e di sicurezza che opera soprattutto nello Yemen meridionale. Le sue fila includono diversi ufficiali e soldati yemeniti, attivisti sia del cosiddetto “movimento meridionale” sia della corrente salafita. Questi sono noti per essere affiliati agli Emirati Arabi Uniti (UAE), i quali forniscono loro aiuti finanziari e militari, oltre che addestramento, presumibilmente per portare avanti i propri piani in Yemen.

La città di Aden, nell’ultimo periodo, è stata testimone di diverse esplosioni e omicidi di ufficiali e membri delle forze di sicurezza e dell’esercito, oltre a individui civili. La capitale provvisoria risulta essere tuttora sotto il controllo delle forze legate al Consiglio di Transizione Meridionale (STC), sebbene fosse stato chiesto loro di ridispiegarsi su altri fronti yemeniti, in linea con quanto stabilito nel cosiddetto accordo di Riad del 5 novembre 2019. Alla Cintura di sicurezza è stato, invece, concesso di rimanere a Aden per salvaguardarne la sicurezza.

È stato l’accordo di Riad, raggiunto dal governo legittimo yemenita, legato al presidente Rabbo Mansour Hadi, e dai gruppi secessionisti, rappresentati dal STC, a porre fine alle violente tensioni che, dal 7 agosto 2019, avevano avuto inizio nella città di Aden per poi propagarsi in altri distretti e città meridionali. Scopo dell’intesa è stato evitare un ulteriore “conflitto nel conflitto” in Yemen e scongiurare una spaccatura all’interno del fronte anti-Houthi, in particolare tra Riad e Abu Dhabi. Tra le diverse clausole concordate, vi è la formazione di un nuovo governo yemenita unitario, equamente suddiviso tra Nord e Sud, ufficialmente annunciato il 18 dicembre 2020. Un risultato simile è stato motivo di speranza da parte di chi credeva che ciò potesse portare alla risoluzione del più ampio conflitto yemenita, scoppiato a seguito del colpo di Stato Houthi del 21 settembre 2014.

Tuttavia, è stato proprio l’aeroporto di Aden ad essere stato interessato, il 30 dicembre 2020, da un attentato, verificatosi mentre la nuova squadra governativa atterrava nella capitale provvisoria yemenita. L’attacco, che ha provocato circa 26 morti e almeno 100 feriti, non è stato rivendicato. Le milizie ribelli hanno negato un proprio coinvolgimento, mentre il governo yemenita ha puntato il dito contro il gruppo sciita, sostenuto dall’Iran.

Le prime tensioni ad Aden risalgono al mese di aprile 2017, quando il presidente yemenita Hadi aveva accusato il governatore della città, Aidarous al-Zubaidi, di mancanza di lealtà, licenziandolo dall’incarico. Successivamente, l’11 maggio di quell’anno, in seguito alle proteste di massa contro l’allontanamento di al-Zubaidi, è nato il Consiglio di Transizione Meridionale, con a capo l’ex governatore di Aden, scelto per presiedere un consiglio di 26 seggi. L’ente ha dichiarato immediatamente la sua intenzione di “ripristinare lo Stato meridionale” riferendosi all’ex repubblica dello Yemen del Sud, esistita dal 1967 al 1990. Hadi, fin da subito, ha definito l’STC illegittimo. Dopo la creazione dell’STC, a gennaio 2018, Aden è stata testimone di scontri provocati dalle forze della cintura di sicurezza che, in un primo momento, avevano preso il controllo del palazzo presidenziale e delle aree circostanti. Le tensioni, durate tre giorni, hanno causato 38 morti, ma sono state placate dopo l’intervento della coalizione internazionale a guida saudita.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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