Pechino è pronta a riformare il sistema elettorale di Hong Kong

Pubblicato il 4 marzo 2021 alle 15:16 in Cina Hong Kong

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In vista dell’inizio della quarta sessione plenaria della 13esima Assemblea Nazionale del Popolo (ANP), il massimo organo legislativo della Cina, il 5 febbraio, Xinhua ha pubblicato l’agenda approvata dei lavori. Al punto numero 7, è prevista la revisione della proposta di legge per migliorare il sistema elettorale della regione amministrativa speciale di Hong Kong.

Lo stesso 4 marzo, il direttore dell’Ufficio di Hong Kong e Macao del Consiglio di stato della Cina, Xia Baolong, intanto, ha incontrato i rappresentanti della Conferenza politica consultiva del popolo (CPCP), il maggior organo consultivo del Paese.

Xia aveva già espresso la propria opinione sul sistema elettorale di Hong Kong il 22 febbraio scorso, quando aveva annunciato che, come già affermato dal presidente cinese, Xi Jinping, per preservare il principio “un Paese, due sistemi”, sul quale si basano i legami dell’isola con il governo di Pechino, è necessario sostenere risolutamente il concetto “i patrioti governano Hong Kong”. Xia aveva ammonito rispetto al rischio rappresentato dal disordine anti-cinese nella città, dagli elementi indipendentisti e da altre forze separatiste che potrebbero, attraverso le elezioni, infiltrarsi nella struttura governativa locale. Per Xiao, i patrioti sono coloro che salvaguardano la sovranità, la sicurezza e gli interessi di sviluppo nazionali; rispettano il sistema fondamentale del Paese e l’ordine costituzionale della città e che hanno fatto del proprio meglio per preservarne prosperità e stabilità. Nella stessa giornata, l’Ufficio costituzionale e per gli affari della Cina continentale del governo di Hong Kong aveva poi chiarito il progetto di legge per le cariche pubbliche 2021. In base a quest’ultimo, anche tutti i consiglieri distrettuali della regione amministrativa speciale di Hong Kong dovranno giurare fedeltà all’Articolo 104 della Basic Law, come richiesto a chi ricopre cariche pubbliche.

Secondo più critici del principio “i patrioti governano Hong Kong”, quest’ultimo rappresenterebbe un piano per annullare l’opposizione e mettere a tacere le “voci democratiche” dell’isola, nonostante Xiao abbia affermato che Pechino non vuole “omogeneità politica”.

Il 4 marzo, a Pechino sono iniziate le cosiddette “Due sessioni”, ovvero le sedute plenarie annuali dell’Assemblea nazionale del popolo (ANP) e della Conferenza politica consultiva del popolo (CPCP). Il presidente di quest’ultima, Wang Yang, ha espresso pieno sostegno al principio “i patrioti governano Hong Kong” e ha affermato che  l’educazione patriottica dei giovani debba essere rafforzata a Hong Kong e Macao, così come gli scambi nello Stretto di Taiwan.

Hong Kong fa ufficialmente parte della Cina dal primo luglio 1997, quando fu ultimato il passaggio della sua sovranità dal Regno Unito al governo di Pechino, secondo una serie di condizioni stabilite nella Dichiarazione congiunta sino-inglese, siglata il 19 dicembre 1984 e registrata come un trattato dall’Onu. In base a tale documento, le relazioni di Hong Kong con il governo centrale sono state regolate dal modello “un Paese, due sistemi”, volto a garantire un certo grado di indipendenza all’isola, che negli anni si era sviluppata su un modello economico, politico e sociale inglese e capitalista, molto distante dal modello del socialismo con caratteristiche cinesi adottato da Pechino.

Nel 2019, l’isola è stata teatro di proteste iniziate il 31 marzo di quell’anno, quando gli abitanti dell’isola erano scesi in strada per manifestare contro una controversa proposta di legge che prevedeva l’estradizione verso la Cina continentale per i residenti di Hong-Kong. Nonostante tale proposta fosse stata ritirata, le proteste si erano evolute in una generale rivendicazione contro le ingerenze del governo centrale di Pechino nelle questioni interne dell’isola, diventando sempre più violente. A seguito del ritiro della proposta di legge, l’esecutivo di Hong Kong aveva respinto le altre richieste dei manifestanti, tra cui figuravano: l’amnistia per i manifestanti detenuti, l’avvio di un’indagine indipendente sui presunti eccessi di violenza della polizia e il rilancio del processo di riforma politica in senso democratico.

In seguito a tali eventi, il 30 giungo 2020, Pechino ha quindi adottato la “Legge della regione amministrativa speciale di Hong Kong della Repubblica Popolare Cinese per la salvaguardia della sicurezza nazionale”, fatta rientrare nell’Allegato III della Basic Law, la mini-costituzione di Hong Kong. Con essa sono stati proibiti movimenti secessionisti e sovversivi, interferenze straniere e azioni di terrorismo sull’isola, rendendoli atti criminali per i quali sono previste pene fino all’ergastolo. Oltre a questo, è stata istituita la Commissione di salvaguardia della sicurezza nazionale, che prevede l’impiego sull’isola di forze dell’ordine rispondenti al governo centrale di Pechino.

Per molti, la legge avrebbe leso l’autonomia e le libertà di Hong Kong, restando volutamente vaga e lasciando ampi margini per la sua casistica di applicazione. Per la Cina è stata invece necessaria per aumentare il livello di sicurezza dell’isola e prevenire atti di violenza.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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