La crisi politica in Tunisia preoccupa gli ambasciatori stranieri

Pubblicato il 4 marzo 2021 alle 12:59 in Africa Tunisia

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In un momento in cui la crisi politica tunisina risulta essere in una fase di stallo, ambasciatori europei e degli Stati Uniti hanno espresso la propria preoccupazione al capo di Stato, Kais Saied, e al presidente del Parlamento, Rachid Ghannouchi, per la perdurante instabilità del Paese Nord-africano.

In particolare, il 3 marzo, il presidente Saied ha incontrato, nella capitale Tunisi, i delegati dell’Unione Europea, guidati dall’ambasciatore dell’UE in Tunisia, Marcus Cornaro. In tale occasione, il capo di Stato ha affermato che l’instabilità politica a cui assiste il Paese non è legata all’instabilità del governo, e che il Paese dispone del potenziale necessario a rafforzare la propria democrazia e a difendersi da “calcoli politici ristretti”. Al contempo, il presidente ha confermato il proprio legame con lo Stato, la Costituzione e lo stato di diritto, e ha rivolto l’attenzione verso i progetti da portare avanti in collaborazione con l’Unione Europea, tra cui la lotta alla corruzione, la restituzione dei territori derubati, l’acquisto di vaccini anti-Covid, la costruzione di una linea ferroviaria ad alta velocità tra Bizerte e le regioni meridionali della Tunisia, oltre all’istituzione di una “roccaforte” per la ricerca medica a Kairouan.

Da parte sua, l’ambasciatore Cornaro si è detto preoccupato per il perdurante stallo a livello politico e istituzionale, e ha esortato le parti tunisine coinvolte a impegnarsi in un dialogo “responsabile”, al fine ultimo di superare la perdurante crisi. Tali parole giungono in un momento in cui undici ministri, precedentemente nominati dal premier Hichem Mechichi e approvati dal Parlamento il 26 gennaio, attendono di prestare giuramento dinanzi al presidente della Repubblica. Quest’ultimo, però, oltre ad aver definito il recente rimpasto “incostituzionale” da un punto di vista procedurale, si oppone alla nomina di quattro tra i ministri scelti, in quanto accusati di corruzione o al centro di un conflitto di interessi. Non da ultimo, Saied ha più volte messo in luce come nella nuova squadra proposta manchino figure femminili. Tuttavia, ai sensi della Costituzione tunisina, fino a quando i ministri non presteranno giuramento non potranno svolgere i compiti a loro affidati e approvare le misure necessarie a risanare il quadro economico e sociale del Paese.

Il presidente Ghannouchi, anch’egli più volte al centro di questioni che hanno messo a rischio il suo mandato, ha, invece, tenuto colloqui con l’ambasciatore statunitense in Tunisia, Donald Bloom, e con quello tedesco, Peter Bruegel, anch’essi incentrati sul rimpasto del governo e sulla legittimità dell’attuale esecutivo. A tal proposito, Ghannouchi ha incoraggiato la Tunisia a non arrendersi nel suo “esperimento democratico”, mettendo in luce la necessità di completare l’istituzione di una Corte costituzionale e di rivedere la legge elettorale, considerata un prerequisito necessario per garantire la stabilità politica del Paese.

I contatti tra le tre presidenze tunisine, della Repubblica, del governo e del Parlamento, sebbene accolti da chi crede che sia necessario preservare buoni rapporti con partner esterni, nel rispetto di interessi comuni, hanno sollevato le preoccupazioni di chi teme un’eccessiva ingerenza esterna e danni per la sovranità tunisina. Tuttavia, alcuni hanno affermato che la crisi della Tunisia non è più una questione locale, ma viene seguita anche da attori esterni regionali, e gli ultimi meeting riflettono il desiderio di “internazionalizzare” problematiche a cui gli attori politici tunisini non riescono a trovare soluzioni. Nonostante ciò, è stato sottolineato come queste ultime dovrebbero essere trovate all’interno del Paese stesso, prima di chiedere un appoggio esterno.

Il precedente esecutivo di Tunisi aveva ricevuto l’approvazione del Parlamento il 2 settembre 2020, giorno in cui il premier Mechichi aveva proposto una propria squadra. Si trattava di un governo tecnocratico, composto da personalità “indipendenti”, ovvero non legate a nessun partito e perlopiù sconosciute alla popolazione tunisina. Ora, con i cambiamenti già approvati in Parlamento, si dovrebbe passare da un esecutivo tecnocratico a uno di tipo politico. 

Un quadro politico simile, affiancato da una perdurante crisi economica, alimenta il malcontento della popolazione, che lamenta altresì il concomitante peggioramento dei servizi pubblici. La disoccupazione nel Paese Nord-africano risulta essere superiore al 15% e raggiunge picchi del 30% in alcune città. Secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Statistica, un terzo dei giovani tunisini è senza lavoro, mentre un quinto della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. Ad aver peggiorato ulteriormente la situazione economica tunisina vi sono state, nel corso del 2020, la pandemia di Coronavirus e la minaccia terroristica. Due fenomeni che hanno colpito un settore essenziale per la Tunisia, il turismo, che rappresenta circa l’8% del PIL nazionale ed è una fonte chiave di valuta estera.
 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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