Corno d’Africa: morti almeno 20 migranti nelle acque tra il Gibuti e lo Yemen

Pubblicato il 4 marzo 2021 alle 18:19 in Gibuti Immigrazione Yemen

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Almeno 20 migranti sono morti, mercoledì 3 marzo, dopo essere stati gettati in mare dai loro trafficanti durante una traversata dal Gibuti allo Yemen. Lo ha riferito l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), specificando che il barcone, a bordo del quale c’erano circa 200 persone, aveva lasciato Oulebi, in Gibuti, intorno alle 2 del mattino. I sopravvissuti hanno rivelato alla portavoce dell’IOM, Yvonne Ndege, che, dopo mezz’ora dalla partenza, i trafficanti avrebbero costretto circa 80 migranti a gettarsi in acqua per via del sovraffollamento sul barcone. Secondo le informazioni rilasciate dall’organizzazione, i 200 migranti, tra cui diversi minori, si stavano dirigendo in Yemen, sperando, da lì, di entrare in Arabia Saudita e trovare lavoro.

Nella mattinata di giovedì 4 marzo, sono stati recuperati i primi cinque corpi. I sopravvissuti, invece, sono stati portati in Gibuti per cure mediche nel centro IOM di Obock. Non è ancora ben chiaro quali siano i Paesi di provenienza dei migranti, ma, solitamente, la maggior parte è originaria dell’Etiopia e della Somalia.

È il terzo incidente del genere nel Golfo di Aden in circa sei mesi. La traversata dall’Africa orientale allo Yemen è comunemente utilizzata dai migranti che tentano di raggiungere i Paesi del Golfo alla ricerca di migliori condizioni economiche. Sebbene il viaggio sia pericoloso e i migranti africani siano spesso soggetti a detenzioni arbitrarie e abusi una volta arrivati sulle coste del Medio Oriente, i tentativi di attraversare il Golfo non si sono mai arrestati, neanche in mezzo alla pandemia di coronavirus.

A ottobre, due incidenti simili a quello di mercoledì hanno causato la morte di almeno 50 migranti, 8 dei quali deceduti per annegamento dopo essere stati costretti dai trafficanti a scendere dai barconi e a gettarsi in acqua, vicino alle coste del Gibuti. Secondo quanto riferito dall’IOM, in quei casi i migranti stavano tornando dallo Yemen verso il Corno d’Africa non essendo riusciti a raggiungere l’Arabia Saudita. Già nel 2017 aveva indignato la notizia della morte di circa 50 persone, provenienti da Somalia ed Etiopia, annegate dopo essere state fatte scendere in mare dai loro trafficanti mentre si dirigevano verso le Yemen insieme ad altri 120 migranti. I sopravvissuti avevano rivelato all’IOM che i contrabbandieri li avevano spinti in acqua dopo aver visto le autorità aggirarsi vicino alla costa. Un anno dopo, nel 2018, almeno 30 persone erano morte quando la loro imbarcazione si era capovolta al largo dello Yemen. In tale occasione, i superstiti avevano parlato altresì dello scoppio di spari. Secondo quanto riferito successivamente, il barcone era gestito da trafficanti che stavano tentando di portare i migranti in Gibuti e che cercavano di estorcere altro denaro a bordo. Le informazioni sono emerse da una dichiarazione congiunta firmata dall’OIM e dall’agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), pubblicata nel gennaio 2018.

Centinaia di migliaia di migranti africani utilizzano ancora la cosiddetta “rotta dell’Africa orientale”, tra il Corno e gli Stati del Golfo, per spostarsi alla ricerca di condizioni di vita migliori. Tuttavia, un numero crescente di persone abbandona l’impresa e torna a casa dopo non essere riuscito ad attraversare il confine con l’Arabia Saudita ed essere rimasto bloccato in Yemen, un Paese dilaniato dalla guerra. Anche le restrizioni alla mobilità dovute alla pandemia di Covid-19 hanno ridotto i viaggi dagli Stati del Corno d’Africa verso lo Yemen e i Paesi del Golfo. In particolare, da 138.000 persone, nel 2019, si è passati a 37.500 nel 2020.

Nel gennaio 2021, oltre 2.500 migranti sono arrivati in Yemen dal Gibuti e l’IOM è preoccupato per una ripresa del fenomeno con l’allentamento delle restrizioni. L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni fornisce, sia in Gibuti sia in Yemen, cure mediche di emergenza, cibo, acqua e consulenza ai migranti bloccati. Nell’agosto 2020, l’IOM ha chiesto 84 milioni di dollari per rispondere alle esigenze dei migranti nel Corno d’Africa e nello Yemen.

Situato tra due continenti, lo Yemen, storicamente, è sempre stato un Paese di origine, transito e destinazione per rifugiati e richiedenti asilo. Generalmente, i migranti africani cercano di raggiungere via terra il Gibuti e la Somalia, per poi imbarcarsi attraverso il Golfo di Aden, verso lo Yemen, con l’obiettivo di andare poi nei Paesi del Golfo. Secondo l’IOM, i trafficanti utilizzano le zone più colpite dal conflitto come “punti strategici” per portare avanti il loro business.  In particolare, gli scafisti promettono ai migranti un passaggio facile attraverso lo Yemen, dal momento che le autorità locali “sono troppo impegnate ad occuparsi degli scontri” per monitorare i confini. Una volta giunti in territorio yemenita, tuttavia, i migranti vengono a trovarsi in una situazione completamente diversa rispetto a quella annunciata, nel bel mezzo di un conflitto. Al momento, l’IOM non è ancora riuscita ad effettuare una stima precisa degli stranieri morti nel corso delle traversate attraverso lo stretto di Bab al-Mandeb.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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