Colombia: operazione militare “neutralizza” 13 ribelli delle FARC

Pubblicato il 4 marzo 2021 alle 7:08 in America Latina Colombia

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Un bombardamento dell’esercito colombiano in una base utilizzata dai dissidenti dell’ex gruppo armato delle FARC, nel Sud-Est del Paese, ha ucciso circa 10 persone e ne ha ferite 3.

Lo ha riferito, martedì 2 marzo, il ministro della Difesa, Diego Molano, il quale ha specificato in un post su Twitter che l’azione militare avrebbe “neutralizzato” 13 dissidenti delle Forze armate rivoluzionarie (FARC) al comando di un uomo che si fa chiamare “Gentil Duarte”. Il ministro non ha chiarito quando sarebbe avvenuta l’aggressione. Il bilancio di 10 morti e 3 feriti è stato confermato da una fonte in contatto con l’agenzia di stampa Agence France Presse. Il bombardamento sarebbe avvenuto nell’area municipale di Calamar, nella giungla sudorientale della Colombia, dove operano ancora gli ex dissidenti del gruppo rivoluzionario.

“Questi narco-criminali sono responsabili del reclutamento di minori, di attacchi contro le nostre forze pubbliche, di rapimenti e di attività minerarie illegali”, ha sottolineato Molano, aggiungendo che il governo “non si fermerà” finché non troverà Duarte, uno dei comandanti armati più ricercati della Colombia.

Venerdì 26 marzo, il Paese ha lanciato un contingente di circa 7.000 uomini incaricati di combattere contro i ribelli finanziati dal traffico di droga e da altre attività illegali. Il ministro della Difesa ha specificato che la forza avrebbe preso di mira i membri dell’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN), l’ultimo gruppo armato rivoluzionario attivo in Colombia, così come le bande di droga e gli ex ribelli delle FARC, che hanno abbandonato l’accordo di pace firmato nel 2016 per fermare le violenze. A dicembre, l’ONU aveva affermato che il governo colombiano era stato responsabile dell’uccisione di circa 244 ex combattenti delle FARC dalla firma degli accordi di pace in poi.

La Colombia continua a combattere un conflitto armato multiforme che coinvolge combattenti di sinistra, trafficanti di droga e paramilitari di destra in competizione per il controllo della cocaina e delle industrie di estrazione mineraria illegale. A febbraio, il presidente colombiano, Ivan Duque, ha accusato il Venezuela di “proteggere” i combattenti ribelli rimasti attivi, ma il suo omologo di Caracas, Nicolas Maduro, ha intimato al vicino sudamericano di astenersi dal fare simili dichiarazioni sottolineando che “il suo Paese risponderà con la forza qualora il nuovo contintente d’élite della Colombia o lo stesso Duque dovessero violare la sovranità del Venezuela”. Più di nove milioni di persone sono morte, scomparse o rimaste sfollate a causa dei combattimenti contro le forze ribelli colombiane inizate negli anni ’60.

La piena attuazione di un accordo di pace firmato nel 2016 con i ribelli delle forze armate rivoluzionarie della Colombia, che inizialmente aveva portato a una riduzione degli omicidi, è la chiave, secondo l’ONU, per arginare le violenze nel Paese. “La cosa più importante è mettere l’accordo di pace al centro della risposta del governo, rafforzando i meccanismi creati dall’intesa per questa situazione”, ha detto, durante una video-conferenza, Juliette de Rivero, rappresentante della Colombia dell’Ufficio delle Nazioni Unite, il 23 febbraio. L’accordo del 2016 aveva visto circa 13.000 membri delle FARC smobilitarsi e il gruppo diventare un partito politico legale. Il governo, tuttavia, deve ancora smilitarizzare altri gruppi armati, compresi i ribelli, di ispirazione marxista-leninista, dell”Esercito di Liberazione Nazionale (ELN) ancora attivi, gli ex combattenti delle Forze armate rivoluzionarie che rifiutano l’accordo di pace e le bande criminali gestite da ex paramilitari, responsabili dell’uccisione degli attivisti che oppongono resistenza. Secondo de Rivero, le uccisioni di almeno 248 ex combattenti delle FARC, da quando è stato firmato l’accordo, sono dovute “all’assenza di una presenza statale globale in alcune regioni”. L’ONU ha infine ricordato che, entro il prossimo novembre, tutta la società colombiana, compresi i militari, dovrebbe contribuire agli sforzi di una commissione per la verità, creata in base all’accordo, per chiarire gli eventi che hanno avuto luogo durante il conflitto, durato mezzo secolo.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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