Aumentano gli attacchi contro le forze armate in Mali

Pubblicato il 4 marzo 2021 alle 14:34 in Africa Mali

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Recentemente, gli attacchi terroristici contro le forze armate maliane (FAM) si sono intensificati, facendo aumentare le preoccupazioni della società civile, la quale è sempre più inclinata verso il dialogo con i gruppi armati.

Il 3 marzo, un gruppo armato ha saccheggiato la gendarmeria nazionale di San nella regione di Mopti, nel Centro del Paese. Stando a quanto riferito dall’Agence de Presse Malienne, gli aggressori hanno attaccato la brigata, ferendo un soldato, saccheggiando la gendarmeria e bruciando 4 veicoli e 2 motociclette. Il giorno prima, il 2 marzo, degli uomini armati, successivamente identificati come terroristi da parte delle autorità locali, hanno assaltato una missione di scorta delle FAM nella regione di Segou. Lo scontro si è concluso con un vantaggio per le forze maliane, le quali sono riuscite a neutralizzare 4 terroristi e a recuperare una mitragliatrice. Il 27 febbraio, anche il checkpoint militare di Saye, nel Cercle de Macina, è stato attaccato. Dopo Dopo intensi combattimenti, gli aggressori sono fuggiti, lasciandosi alle spalle un dispositivo esplosivo improvvisato (IED) composto da due fusti da cinque litri pieni di esplosivo. Ancora prima, il 25 febbraio, 8 soldati sono morti e 5 sono rimasti feriti quando la loro base militare a Bandiagara, nel Centro del Mali, è stato assaltato da un gruppo di uomini pesantemente armati.

Per approfondire il tema, ormai al centro delle discussioni politiche e delle preoccupazioni dei cittadini, l’Agence de Presse Malienne si è rivolta ad Ali Tounkara, direttore del Centro di Studi sulla Sicurezza Strategica nel Sahel. In generale, Tounkara ha fatto notare che gli aggressori, che potrebbero essere terroristi, uomini armati o trafficanti di droga, attaccano i simboli dello Stato, in particolare le Forze Armate Maliane e le strutture dell’amministrazione politica.Secondo l’esperto, diversi fattori spiegano questa recrudescenza della violenza nel Nord e nel Centro del Paese. Tra questi, vi è l’intenzione di sabotare ogni accordo di pace siglato nelle aree in cui perpetuano i loro attacchi. Di fatto, numerose intese sono state firmate nel Centro del Mali, soprattutto tra le comunità Dogon e Peul, etnie che da decenni si scontrano per le risorse naturali. Inoltre, il direttore Tounkara ha sottolineato il fatto che non avendo gli stessi interessi e le stesse esigenze, applicazione della Sharia per alcuni, traffici di armi e droghe per altri, i criminali in gioco riescono a fare “alleanze” circostanziali e opportunistiche con le comunità locali, rendendo molto difficile le operazioni di contrasto dello Stato.

 Stando a quanto riferito da Tounkara, nonostante le azioni militari delle FAM e delle forze degli altri Paesi, tra cui la Francia, le quali hanno ottenuto delle vittorie rilevanti negli ultimi mesi, i gruppi armati non intendono arrendersi. Al contrario, vogliono dare l’impressione che la loro capacità di attacco stia aumentando su tutto il territorio nazionale. Secondo Touankara, i criminali in questione, attaccando regolarmente in tutto il Mali, starebbero seguendo una “strategia della psicosi”, destabilizzando la percezione di sicurezza della popolazione dando l’impressione di “guadagnare terreno”. Tuttavia, secondo l’esperto, terroristi e trafficanti non hanno capacità di conquistare territori, in quanto i loro attacchi sono rapidi e seguiti da ritiri. Inoltre, Tounkara ha criticato i media che, a suo avviso, danno l’idea che i terroristi stanno attaccando in tutte le parti del Paese e che stanno effettivamente prendendo il controllo di alcuni territori.

Il direttore del Centro Studi sul Sahel ha fatto notare che gli attacchi menzionati in precedenza sono arrivati dopo una serie di annunci di vittorie delle FAM e dei suoi alleati. Secondo le valutazioni dell’esperto, i terroristi vogliono dimostrare la loro capacità di vendicarsi per le operazioni dei soldati maliani e francesi. Stando a quanto riferito dalla fonte, dinnanzi a questa situazione, molti maliani sostengono che il Governo debba impegnarsi nel dialogo con i leaderdei gruppi terroristici locali, quali Iyad Ag Ghali del Jama’a Nusrat ul-Islam wa al-Muslimin’ (GSIM) e Amadou Koufa della Macina Katiba, un’organizzazione locale. Tounkara ha dichiarato che, se questo progetto dovesse materializzarsi, potrebbero diminuire i numeri di attentati nel Paese, ricordando che una delle richieste dei gruppi armati è la partenza delle truppe straniere dal suolo maliano. Inoltre, spiega l’esperto, i militanti islamisti chiedono anche l’applicazione della sharia e la fine dell’istruzione in lingua francese su tutto il territorio nazionale.

L’insurrezione jihadista in Mali è iniziata nel 2012, quando i separatisti di etnia taureg, alleati con i combattenti affiliati ad al-Qaeda, hanno lanciato una ribellione, prendendo il controllo del Nord del Paese. Tuttavia, i militanti del gruppo armato hanno rapidamente fatto leva sui ribelli tuareg per impadronirsi delle principali città settentrionali. Dal 10 gennaio 2013, con l’aiuto delle truppe francesi e la missione Serval, le Forze Armate Maliane sono riuscite ad espellere i militanti islamisti della regione. Il primo agosto 2014, Serval è stata sostituita dall’ operazione congiunta Barkhane, guidata dalla Francia e che coinvolge i militari provenienti dal Burkina Faso, dal Ciad, dalla Mauritania, dal Mali e dal Niger, che insieme formano il cosiddetto G5 Sahel. Nonostante questa iniziativa, gruppi legati allo Stato Islamico nel Levante (ISIL) e ad al-Qaeda sono sorti nelle regioni centrali e settentrionali del Paese, effettuando regolarmente incursioni contro l’esercito e i civili, mentre si contendono il controllo del territorio sfruttando la povertà ed esaltando ulteriormente le tensioni etniche.

Il Mali ha ricevuto sostegno nella sua lotta contro i gruppi armati dai militari della missione Barkhane, che conta 5.100 truppe dispiegate nell’arida regione del Sahel. Inoltre, le Nazioni Unite hanno schierato, a sostegno delle truppe del G5 Sahel, la loro forza di pace, nota anche come Missione Multidimensionale di Stabilizzazione Integrata in Mali (MINUSMA), la quale conta 13.000 uomini. Quest’ultima è spesso soprannominata l’operazione “più mortale” di tutte, avendo registrato 146 morti a causa degli attacchi terroristici da quando è stata istituita il 25 aprile 2013.

Il 19 gennaio 2021, il presidente della Francia, Emmanuel Macron, ha annunciato di voler effettuare un ritiro parziale delle truppe francesi dalla regione nel Sahel. Questa decisione arriva in seguito alle molteplici perdite di soldati avvenute in Mali nel corso delle missioni anti-jihadiste, ma anche dei recenti successi ottenuti nell’indebolimento dello Stato Islamico nel Grande Sahara. Di fatto, tramite l’operazione congiunta Bourrasque, effettuata tra il 28 settembre e il primo novembre 2020, le forze militari coinvolte sono riuscite a bloccare le catene di approvvigionamento dei militanti.

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Julie Dickman

 

di Redazione

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