Accordo sul nucleare iraniano: una speranza per evitare “tensioni inutili”

Pubblicato il 4 marzo 2021 alle 15:35 in Europa Iran

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Mentre alcuni Paesi europei hanno deciso di non presentare una bozza di risoluzione in cui avrebbero esposto denuncia contro l’Iran all’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), il direttore generale dell’AIEA ha riferito che Teheran ha accettato di chiarire alcune delle questioni in sospeso.

Tali sviluppi sono giunti nella giornata di giovedì 4 marzo. Da un lato, stando a quanto riferito da fonti diplomatiche, Francia, Germania e Regno Unito hanno deciso di non criticare ufficialmente, attraverso una risoluzione, il mancato rispetto dell’Iran delle disposizioni incluse nell’accordo sul nucleare, altresì noto come Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), dopo che Teheran ha precedentemente stabilito di limitare le operazioni di ispezione e monitoraggio extra da parte dell’AIEA presso i propri impianti nucleari, così come stabilito dal cosiddetto “Protocollo aggiuntivo”. La bozza di risoluzione dei tre Paesi, sostenuta dagli Stati Uniti, sarebbe stata presentata al consiglio direttivo dell’Agenzia Internazionale, mettendo in luce la preoccupazione dei firmatari europei di fronte alle recenti mosse di Teheran.

Tuttavia, la decisione è stata annullata, in un momento in cui l’Iran ha affermato che esiste un “barlume di speranza” per evitare tensioni inutili, alla luce degli sforzi profusi a livello diplomatico per convincere i firmatari del JCPOA a trovare punti di convergenza che non mettano a repentaglio l’accordo. In tale quadro, sempre il 4 marzo, il direttore generale dell’Agenzia delle Nazioni Unite, l’AIEA, Rafael Grossi, ha affermato che l’Iran ha accettato di chiarire una serie di questioni lasciate in sospeso sul suo programma nucleare, dopo intense consultazioni. Tra queste, quella relativa alle particelle di metallo di uranio ritrovate presso siti non dichiarati, che hanno fatto pensare alla possibilità, per l’Iran, di fabbricare armi nucleari. Inoltre, a detta di Grossi, il Paese mediorientale ospiterà, presumibilmente agli inizi di aprile, riunioni di tipo tecnico, che si spera possano portare a risultati positivi. Tuttavia, il direttore ha sottolineato la necessità di tenere negoziati diretti con Teheran per ottenere risposte “soddisfacenti”. Da parte loro, gli USA hanno affermato che l’Iran ha ora una nuova opportunità per mostrare la necessaria cooperazione prima del prossimo incontro, e hanno riferito che monitoreranno da vicino qualsiasi risposta di Teheran positiva, in grado di portare a progressi significativi.

Negli ultimi mesi, sono state diverse le mosse che hanno messo in luce un progressivo allontanamento dell’Iran dai termini dell’accordo. Tra le ultime, il 10 febbraio, in un rapporto riservato dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, è stato rivelato che l’Iran ha prodotto piccole quantità di metallo di uranio presso l’impianto di Isfahan, adibito alla produzione di piastre di combustibile, dove sono state recentemente inviate nuove apparecchiature, sebbene tale luogo sia soggetto alle ispezioni dell’Agenzia internazionale. Nello specifico, la quantità di metallo radioattivo prodotta è pari a 3,6 grammi e, stando a quanto riferito dall’Iran, servirebbe a produrre carburante per il Teheran Research Reactor (TRR). 

Il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), è stato firmato durante l’amministrazione di Barack Obama, il 14 luglio 2015, a Vienna, da parte di Iran, Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti, Germania e Unione Europea. Questo prevede la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale e ispezioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica presso gli impianti iraniani. L’8 maggio 2018, durante la presidenza di Donald Trump, Washington si è ritirata unilateralmente dall’accordo, imponendo nuove sanzioni contro Teheran che hanno, da un lato, aggravato le condizioni economiche del Paese mediorientale, e, dall’altro lato, acuito le tensioni tra Iran e Stati Uniti.

Il presidente neoeletto statunitense, Joe Biden, sembra essere disposto ad allentare la politica di massima pressione esercitata dalla precedente amministrazione, ma, come ribadito dalla portavoce della presidenza USA, Jen Psaki, è necessario dapprima che Teheran rispetti l’accordo del 2015 per riprendere gli sforzi diplomatici. L’Iran, dal canto suo, ha chiarito che qualsiasi accordo con l’amministrazione Biden sarà subordinato a un’inversione delle dure sanzioni economiche imposte dall’amministrazione, e si è detto pronto a rispettare il JCPOA solo se le altre potenze firmatarie faranno altrettanto.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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