USA-Venezuela: Blinken e Guaido parlano di “riportare la democrazia”

Pubblicato il 3 marzo 2021 alle 20:36 in USA e Canada Venezuela

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Il segretario di Stato USA, Antony Blinken, ha avuto una conversazione telefonica con il leader dell’opposizione venezuelana, Juan Guaido, riconosciuto da Washington come presidente ad interim del Paese dell’America Latina. Si tratterebbe del contatto di più alto livello tra gli Stati Uniti e Guaido da quando il presidente Joe Biden è entrato in carica, il 20 gennaio. Nella sua chiamata con l’oppositore venezuelano, Blinken “ha sottolineato l’importanza di un ritorno alla democrazia in Venezuela attraverso elezioni libere ed eque”, ha riferito in una dichiarazione il portavoce del Dipartimento di Stato, Ned Price.

L’ex presidente americano Donald Trump aveva riconosciuto Guaido come capo di Stato legittimo del Venezuela nel gennaio 2019, dopo che il leader dell’Assemblea nazionale, guidata dall’opposizione, aveva contestato i risultati delle elezioni presidenziali del 2018, vinte dal leader socialista Nicolas Maduro. Decine di Paesi, per lo più alleati occidentali degli Stati Uniti, li avevano seguiti, riconoscendo la leadership di Guaido. Il Venezuela, dopo la mossa, ha interrotto i rapporti diplomatici con Washington. Maduro, che ha mantenuto il potere sostenuto dalle forze armate e dagli alleati del suo governo, tra cui Russia, Cina e Cuba, ritiene che l’oppositore sia un fantoccio degli Stati Uniti, i quali cercano di rovesciarlo.

Blinken ha chiesto alla controparte “maggiori sforzi per lavorare con gli alleati che la pensano allo stesso modo”, come l’Unione Europea e l’Organizzazione degli Stati americani, al fine di “aumentare la pressione multilaterale” per una “transizione pacifica e democratica” nel Paese sudamericano , secondo quanto si legge nella dichiarazione. Dopo l’insediamento del presidente Biden, Maduro, rieletto nel 2018, ha affermato di voler costruire un “nuovo percorso” con gli Stati Uniti. Le relazioni tra Washington e Caracas si erano ulteriormente deteriorate con Trump in seguito all’imposizione di sanzioni paralizzanti al Venezuela e alla sua compagnia petrolifera statale, la PDVSA. La crisi economica venezuelana ha causato la fuga dal Paese di oltre cinque milioni di persone.

Stando alla dichiarazione di Price, Blinken si sarebbe “impegnato a continuare il sostegno degli Stati Uniti” nella sua chiamata con Guaido. Quest’ultimo, secondo una nota del suo ufficio, ha assicurato a Blinken di essere impegnato con gli USA e con altri alleati nella ricerca di soluzioni politiche che aumentino l’assistenza umanitaria al Venezuela. “Hanno deciso di lavorare con la comunità internazionale per ottenere elezioni presidenziali e parlamentari libere, eque e trasparenti”, si legge nella dichiarazione. Prima di entrare in carica, a gennaio, insieme a Biden, Blinken ha definito Maduro un “dittatore” e ha affermato che avrebbe continuato con la politica, avviata da Trump, per riconoscere Guaido come presidente ad interim.

Se prima la guida del Parlamento nazionale era nelle mani dell’opposizione, dalle elezioni dello scorso 6 dicembre, il Grande Polo Patriottico, la coalizione di partiti che sostiene il presidente Maduro, ha guadagnato la maggioranza parlamentare con il 67,6% dei voti, mentre Alleanza Democratica, che riunisce i cosiddetti “oppositori dissidenti” ha ottenuto il 17,95% delle preferenze. A tale tornata elettorale non si è però presentata l’opposizione guidata da Guaido, che ha deciso di boicottare il voto. Quest’ultima sostiene che l’astensione alle ultime elezioni parlamentari venezuelane sia stata superiore all’80%, mentre il governo afferma che tale dato si è attestato al 69%. Le votazioni non sono state riconosciute da più Paesi latino-americani, dagli USA e dall’UE. Washington ha anche imposto sanzioni contro due individui e un’azienda per aver contribuito a quelle che sono state definite “le elezioni fraudolente” del 6 dicembre scorso.

Il 7 gennaio, l’Unione Europea ha deciso di ritirare il riconoscimento di Guaidó come presidente ad interim del Paese, citando la mancanza delle basi istituzionali per sostenenrlo dopo lo scioglimento dell’Assemblea nazionale. Da quel momento, Bruxelles riconosce la leadership del venezuelano solo come membro di spicco dell’opposizione. Lo ha comunicato l’Alto rappresentante per la politica estera, Josep Borrell, in una breve dichiarazione, pubblicata più di un mese fa, in cui ha evitato di nominare Guaidó “presidente ad interim” o “presidente dell’Assemblea nazionale”, il trattamento abituale che gli era stato riservato dalla stragrande maggioranza degli Stati dell’UE, ma la cui legittimità derivava dalla sua posizione di presidente del precedente Parlamento. La posizione da assumere riguardo a Guaidó è sempre stata un grattacapo per le istituzioni europee. Così, mentre il Parlamento europeo è stato il primo a riconoscere l’oppositore come presidente ad interim nel 2019, il Consiglio europeo non è stato in grado di stabilire una posizione unanime, a causa della riluttanza di Paesi come Italia e Grecia, e nelle sue dichiarazioni ufficiali si riferiva a lui come presidente dell’Assemblea nazionale.

Per quanto riguarda la posizione della nuova amministrazione americana nei confronti del Venezuela, il 20 gennaio, a poche ore dall’inaugurazione della nuova presidenza di Joe Biden, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha pubblicato un nuovo elenco di misure restrittive contro il Paese. Le sanzioni sono state duramente criticate da Caracas. “Il Governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela condanna di fronte a tutta la comunità internazionale una nuova e disperata aggressione contro il popolo venezuelano da parte dell’amministrazione uscente del presidente Donald Trump”, ha riferito il Ministero degli Esteri venezuelano in un comunicato ufficiale il 21 gennaio. Le misure vanno a interessare nel complesso 3 individui, 14 entità tra pubbliche e private e 6 imbarcazioni per i “loro legami ad una rete che tenta di sottrarsi alle sanzioni degli Stati Uniti sul settore petrolifero venezuelano”.

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Chiara Gentili

di Redazione

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