Pechino smentisce le accuse di attacchi informatici contro l’India

Pubblicato il 3 marzo 2021 alle 15:09 in Cina India

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Il portavoce del Ministero affari Esteri della Cina, Wang Wenbin, il primo e il due marzo, ha respinto le accuse ricevute dal proprio Paese rispetto a presunti attacchi informatici da parte di hacker cinesi sostenuti dal governo ai danni dell’India.

In base ad un articolo comparso sul New York Times, alcuni hacker cinesi avrebbero compiuto attacchi informatici contro il sistema elettrico nazionale indiano, in segno di avvertimento rispetto alle problematiche di confine esistenti tra i due Paesi. Rispondendo ad una richiesta di commento sull’argomento, Wang ha affermato che la Cina è un promotore della sicurezza informatica che si oppone e combatte risolutamente qualsiasi forma di attacco in tale ambito. Il portavoce ha poi specificato che sia complesso risalire alla fonte di questo tipo di azioni e ha affermano che è un’informazione che non possa essere tirata fuori dal nulla o tirata ad indovinare. Wang ha quindi affermato che non si può infangare una parte nello specifico, senza produrre prove, e che la Cina si oppone risolutamente a tutto questo.

Gli attacchi che sono stati imputati ad hacker cinesi sono stati due. Il primo risalirebbe al 12 ottobre 2020, quando un’interruzione di corrente elettrica aveva paralizzato la capitale finanziaria indiana, Mumbai, per circa dodici ore. Milioni di persone erano rimaste senza elettricità, i treni della città erano stati interrotti, gli esami scolastici online e i servizi telefonici erano stati bloccati.

In un primo momento, le autorità cittadine avevano affermato che si fosse trattato di problemi tecnici ma, successivamente, era stata avviata un’indagine, tutt’ora in corso. Lo scorso primo marzo, un politico locale, Anil Deshmukh, ha avanzato la possibilità che l’episodio sia stato un caso di sabotaggio informatico, aggiungendo che la polizia ha riscontrato prove circa la presenza di quattordici programmi detti “cavalli di Troia” nel sistema elettrico della città. Il giorno prima delle dichiarazioni di Deshmukh, il New York Times  aveva affermato che l’episodio del 12 ottobre scorso facesse parte di una campagna informatica cinese indirizzata contro l’India, con la quale nel 2020 si sono verificati attriti di confine. Prima di Wang, l’ambasciata indiana a Nuova Delhi aveva definito le accuse “speculazioni inventate”, sementendo il ruolo cinese nell’eventuale attacco informatico.

Dal 5 maggio 2020, le tensioni di confine tra gli eserciti indiano e cinese si erano riaccese in più settori della Linea di controllo effettivo (LAC), il confine de facto tra i due Paesi. Il 15 giugno, le tensioni erano poi degenerate provocando la morte di circa 20 soldati indiani e di 4 militari cinesi. In seguito, il 7 settembre, Nuova Delhi e Pechino si sono poi accusate reciprocamente di aver sconfinato nel territorio l’una dell’altra e di aver aperto il fuoco in segno di avvertimento, per la prima volta dal 1975, violando un accordo firmato dalle due potenze il 29 novembre 1996 che impedisce ad entrambe di aprire il fuoco o detonare esplosivi entro 2 km dalla LAC. Dallo scorso 21 febbraio le parti hanno iniziato a smobilitare gli eserciti in una tra le zone di attrito del 2020.

Oltre alle vicende del 12 ottobre 2020 a Mumbai, il primo marzo scorso, l’azienda con sede a Tokyo e Singapore di cyber intelligence Cyfirma ha affermato che un gruppo di hacker sostenuti dal governo cinese avrebbero colpito i sistemi informatici di aziende produttrici di vaccini per il coronavirus indiane. In particolare, Cyfirma avrebbe individuato violazioni da parte del gruppo di hacker APT10, anche detto Stone Panda, ai danni di Bharat Biotech e del Serum Institute of India (SII), il maggior produttore di vaccini al mondo.

Secondo Cyfirma, gli hacker cinesi avrebbero colpito con l’intento di sottrarre proprietà intellettuale e guadagnare un vantaggio competitivo sulle aziende farmaceutiche indiane. Ad esempio, APT10 starebbe colpendo ripetutamente il SII che sta producendo il vaccino di AstraZeneca.

 

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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