Libia: arrivano gli osservatori dell’Onu

Pubblicato il 3 marzo 2021 alle 16:46 in Africa Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’avanguardia di una squadra di osservatori internazionali, composta da circa dieci persone, è giunta a Tripoli, il 2 marzo. Il suo compito sarà preparare il terreno per coloro che saranno poi chiamati a monitorare il rispetto del cessate il fuoco e a verificare l’allontanamento delle forze e mercenari stranieri tuttora stanziati nel Paese Nord-africano.

Si tratta di due delle clausole principali previste dall’accordo del 23 ottobre, raggiunto in seno al Comitato militare congiunto 5+5, un organismo composto da delegati delle due parti belligeranti che, per circa dieci anni, si sono affrontate sui fronti di combattimento libici, ovvero l’esercito legato al governo di Tripoli e l’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar. La notizia dell’arrivo dell’avanguardia è stata riferita da una fonte diplomatica di Tunisi, mercoledì 3 marzo, la quale ha specificato che il gruppo, giunto a Tripoli dopo essere passato per la Tunisia, è formato da membri della Missione di Sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL) ed esperti dell’Onu di New York. Si prevede che la squadra visiterà Sirte, situata a circa metà strada tra l’Est e l’Ovest libico, la città occidentale di Misurata e poi quella orientale di Bengasi.

La prima fase della missione di monitoraggio dovrebbe durare cinque settimane. In tale lasso temporale, l’avanguardia dovrà svolgere i preparativi necessari al successivo dispiegamento della squadra onusiana. Inoltre, stando a quanto rivelato da una fonte diplomatica a New York, entro il 19 marzo verrà presentato al Consiglio di Sicurezza dell’Onu un rapporto sullo stato attuale libico, con particolare riferimento al rispetto del cessate il fuoco e al lancio del meccanismo di monitoraggio.

Era stato il Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, a evidenziare, il 4 gennaio scorso, la necessità di istituire una squadra di osservatori internazionali che, sotto l’egida delle Nazioni Unite, dovrà garantire il rispetto del cessate il fuoco da una base che dovrà essere stabilita nella città strategica di Sirte. Quest’ultima, oltre ad essere stata uno dei fronti dove era attesa una escalation prima del 21 agosto 2020, rappresenta una via d’accesso ai principali giacimenti petroliferi libici e ai terminal adibiti alle attività di esportazione. Al contempo, ha affermato il Segretario dell’Onu, è necessario inviare una squadra di esperti nella capitale Tripoli, considerata il primo passo per “fornire le basi per un meccanismo di monitoraggio” da estendersi all’intero Paese. Da parte sua, l’ex inviata ad interim, Stephanie Williams, aveva dichiarato che si sarebbe trattato di una squadra composta da “osservatori civili disarmati”.

Negli ultimi mesi, i percorsi politico ed economico hanno assistito a notevoli progressi, dalla nomina delle nuove autorità esecutive all’unificazione del bilancio. A livello militare, invece, vi è ancora un altro nodo da sciogliere, ovvero l’allontanamento delle forze e dei mercenari stranieri dal Paese. Questi ultimi, ai sensi dell’accordo di cessate il fuoco, avrebbero dovuto abbandonare la Libia entro il 23 gennaio, ma tale scadenza non è stata ancora rispettata. Secondo le ultime stime delle Nazioni Unite, sono circa 20.000 i combattenti stranieri che sostano tuttora nel Paese Nord-africano, i quali si trovano prevalentemente nelle basi di Sirte, al-Jufra e al-Watiya.

In tale quadro, il 22 dicembre 2020, Ankara, alleata del governo tripolino nel corso del conflitto libico, ha esteso la sua missione in Libia per altri 18 mesi. Nonostante le risoluzioni internazionali che vietano l’ingresso di armi in Libia e l’elezione di una nuova autorità esecutiva per il periodo di transizione, la Turchia è stata accusata di continuare a sostenere le forze tripoline con armi e mercenari, approfittando della “ambiguità” dell’accordo di cessate il fuoco, ma rischiando di minare gli sforzi profusi verso una piena riconciliazione. In tale quadro, il sito “Flight Radar 24”, il quale monitora il traffico aereo, il 26 febbraio ha rivelato di aver monitorato l’arrivo di tre aerei cargo turchi nella Libia occidentale, per la prima volta dalla nomina delle autorità esecutive ad interim, avvenuta il 5 febbraio.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.