Libano: altro minimo storico per la lira, la popolazione scende in piazza

Pubblicato il 3 marzo 2021 alle 10:21 in Libano Medio Oriente

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La valuta libanese, la lira, ha raggiunto un nuovo minimo storico, il 2 marzo, raggiungendo quota 10.000 lire rispetto al dollaro USA nel mercato nero. In risposta a una perdurante crisi economica e finanziaria, oltre che politica, la popolazione è scesa in piazza, ostacolando le strade della capitale Beirut e della città di Sidone, nel Sud del Libano.

Mentre il tasso di cambio ufficiale rimane a 1.520 lire per dollaro, quest’ultimo, a mezzogiorno del 2 marzo, è stato scambiato a 9.975 lire libanesi. Il precedente record era stato registrato nel mese di luglio 2020, quando era stata toccata la cifra di 9.900 lire sul mercato nero. In realtà, è dal mese di ottobre 2019 che la valuta locale libanese ha subito una crescente perdita, pari a circa il 70%. Tale situazione ha causato un’impennata di prezzi, anche per beni di prima necessità, aumentati di circa il 144%, medicinali e materie prime, oltre a una crescente diminuzione dei salari minimi, alcuni dei quali ridotti del 60%. Al momento, il salario minimo è pari a circa 675.000 lire, ovvero 67 dollari al mese. Prima che scoppiassero le proteste nel 2019, questo ammontava, invece, a quasi 450 dollari mensili.

Il calo del valore della valuta libanese è giunto dopo la scadenza di fine febbraio per le banche del Paese, le quali avrebbero dovuto aumentare il proprio capitale dopo essere state duramente colpite dalla crisi. I resoconti dei media locali hanno riferito che alcuni istituti di credito hanno dovuto raccogliere valuta forte dal mercato nero, aumentando la domanda per il “biglietto verde” negli ultimi giorni prima della scadenza del 28 febbraio. Non da ultimo, la mancanza di valuta forte ha portato a ritardi nell’arrivo delle spedizioni di carburante, da cui il Libano dipende per fornire elettricità alla propria popolazione, il che ha provocato, negli ultimi giorni, interruzioni prolungate di corrente in tutto il Paese. Alcune aree libanesi sono rimaste senza elettricità anche per più di 12 ore al giorno.

La perdurante crisi, definita la peggiore dalla guerra civile del 1975-1990, ha provocato un aumento del tasso di povertà per quasi la metà della popolazione libanese, pari a circa sei milioni di abitanti, mentre la percentuale di coloro che vivono in condizioni di estrema povertà è aumentata dall’8% al 23%. A marzo dello scorso anno, il Libano è andato in default per la prima volta, mentre il debito ha raggiunto i 90 miliardi di dollari, pari al 170% per cento del PIL, uno dei più alti al mondo. Già nel mese di dicembre 2020, la Banca mondiale aveva messo in guardia da una “depressione ardua e prolungata”, con il prodotto interno lordo destinato a crollare di quasi il 20%, alla luce di un continuo stallo politico che impedisce al Libano di avviare le riforme economiche di cui necessita.

È di fronte a un quadro in continuo peggioramento che il popolo libanese, il 2 marzo stesso, è ritornato ad occupare le strade di Beirut e Sidone, bloccando le vie d’accesso con pneumatici bruciati. In particolare, decine di manifestanti hanno appiccato il fuoco nel centro di Beirut e sulla strada per l’aeroporto, oltre che vicino alla cittadina di Baalbek. Nel frattempo, altri manifestanti hanno occupato i pressi di un ufficio di cambio nella città meridionale di Sidone, mentre movimenti di protesta hanno interessato anche Tripoli.

La popolazione libanese era scesa in piazza dal 17 ottobre 2019, evidenziando la corruzione dilagante nel Paese e la cattiva gestione delle risorse statali, che avevano causato uno sperpero di denaro pubblico e la conseguente crisi economica e finanziaria. Ad aver peggiorato ulteriormente la situazione, vi sono state, nel corso del 2020, la pandemia di Covid-19 e l’esplosione che, il 4 agosto 2020, ha colpito il porto di Beirut, causando ingenti danni materiali, oltre che perdite di vite umane.

Il 22 ottobre 2020, il premier in carica prima della mobilitazione di ottobre 2019, Saad Hariri, si è detto disposto a risanare una situazione politica sempre più precaria. In tale data, Hariri è riuscito a essere nominato primo ministro per la quarta volta dal 14 febbraio 2005, giorno dell’assassinio del padre, Rafiq Hariri. Il primo ministro, in realtà, si è impegnato anche verso Parigi e i donatori internazionali, che si sono resi disponibili a sostenere il Libano, ma solo nel caso in cui venga formato un governo indipendente in grado di porre in essere le riforme e le misure di cui necessita il Paese. Ad oggi, però non è stata ancora trovata una via d’uscita dal perdurante stallo.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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