La risposta della Russia alle nuove sanzioni degli USA

Pubblicato il 3 marzo 2021 alle 8:49 in Russia USA e Canada

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Il Ministero degli Esteri della Federazione Russa ha definito le nuove sanzioni degli Stati Uniti contro Mosca “un attacco anti-russo ostile”, e ha invitato Washington “a non giocare con il fuoco”. Il 2 marzo, gli USA hanno imposto ulteriori restrizioni contro alcuni individui ed entità russe in relazione alla vicenda di Alexei Navalny.

“L’assurdità trionfa quando il pretesto per l’imposizione di sanzioni è dichiarato essere una provocazione intenzionale per il ‘presunto avvelenamento’ di Navalny con alcune ‘armi chimiche’. Tutto questo è solo una scusa per continuare ad interferire apertamente nei nostri affari interni”, ha affermato la portavoce del Ministero degli Esteri, Maria Zakharova. Quest’ultima ha poi ribadito che Mosca non tollererà tali mosse da parte di Washington, ma risponderà “sulla base del principio di reciprocità, non necessariamente in modo simmetrico”. Inoltre, la portavoce ha sottolineato che i “calcoli” per fare pressioni contro la Russia attraverso sanzioni o altri metodi sono falliti in passato, e non funzioneranno neanche ora.

Secondo il ministro degli Esteri di Mosca, Sergey Lavrov, non c’è “niente di speciale” da commentare sulle nuove misure degli Stati Uniti. “Abbiamo già espresso in molte occasioni il nostro atteggiamento nei confronti delle sanzioni unilaterali illegittime alle quali i colleghi americani e gli unionisti europei ricorrono quasi sempre senza motivo. Quando non c’è nulla da presentare per dimostrare le loro affermazioni […] ci puniscono, cosa che, credo, non faccia onore a nessuno”, ha evidenziato il ministro.

Per il presidente della Commissione per gli Affari Internazionali della Duma di Stato, Leonid Slutsky, i provvedimenti degli USA non mirano a proteggere i diritti umani, ma a frenare i settori della scienza e della difesa russi. Di fatto, le ultime sanzioni varate dall’amministrazione del presidente americano, Joe Biden, hanno colpito 7 funzionari russi, tra cui il direttore del Servizio Federale per la Sicurezza di Mosca (FSB) Alexander Bortnikov, il primo vice capo di Stato Maggiore del presidente, Sergei Kirienko, e il procuratore generale del Paese, Igor Krasnov. Inoltre, sono stati inclusi nella lista il 33º Istituto Centrale di Ricerca, il 27º Centro Scientifico del Ministero della Difesa della Federazione, e il Russian State Research Institute of Organic Chemistry and Technology (Gosniioct).

Dal suo insediamento alla Casa Bianca, lo scorso 20 gennaio, Biden ha promesso di adottare una postura più dura nei confronti della Russia. Tale approccio è emerso durate la sua prima telefonata con Putin, il 27 gennaio scorso, nella quale il presidente americano ha espresso preoccupazione per lo stato di diritti umani a Mosca e per “l’aggressione” contro l’Ucraina, accogliendo tuttavia con favore la cooperazione su un nuovo accordo sulle armi nucleari.

I rapporti tra Russia e Stati Uniti, fondamentali per la sicurezza e la stabilità globale, stanno attraversando un periodo difficile a causa dei diversi approcci delle due nazioni su una serie di importanti questioni internazionali, tra cui la situazione in Medio Oriente, in particolare riguardo la Siria, l’Afghanistan, l’Ucraina e il Donbass. Un altro punto di attrito include gli accordi sul nucleare e sul controllo degli armamenti. Nonostante l’amministrazione Biden abbia approvato, il 3 febbraio, il rinnovo del Trattato New START sulla riduzione degli arsenali nucleari, Washington si è ritirata dal Trattato sui Cieli Aperti il 22 novembre 2020, citando presunte violazioni di Mosca. Da parte sua, la Russia ha altresì annunciato, lo scorso 15 gennaio, la volontà di uscire dall’accordo, significativamente compromesso dall’assenza degli USA.

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Mariela Langone

di Redazione

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