Israele: gli ambientalisti si oppongono all’oleodotto Eilat-Ashkelon

Pubblicato il 3 marzo 2021 alle 18:05 in Emirati Arabi Uniti Israele

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Alcune organizzazioni ambientaliste di Tel Aviv hanno chiesto l’annullamento dell’accordo raggiunto da Emirati Arabi Uniti (UAE) e Israele, relativo al trasporto di petrolio emiratino verso l’Europa attraverso l’oleodotto Eilat-Ashkelon, altresì noto come “Europe-Asia Pipeline”.

A riportarlo, il 3 marzo, il quotidiano al-Araby al-Jadeed, sulla base di fonti di Israele, secondo cui i gruppi ambientalisti israeliani hanno messo in guardia le agenzie governative del Paese da quello che potrebbe rivelarsi un “disastro ambientale senza precedenti”, che si prevede potrebbe essere provocato nel Golfo di Eilat con l’arrivo delle petroliere emiratine. In base a un accordo preliminare siglato da Abu Dhabi e Tel Aviv, le imbarcazioni degli UAE trasporteranno quantità di petrolio dapprima a Eilat, sul Mar Rosso, poi ad Ashkelon, che si affaccia sul Mar Mediterraneo e, infine, verso il continente europeo.

Il memorandum di intesa relativo al progetto, di un valore stimato che oscilla tra 700 e 800 milioni di dollari, era stato siglato il 20 ottobre 2020, alla presenza dell’allora segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Steve Mnuchin. In base al piano elaborato e approvato, le infrastrutture, già esistenti, dell’oleodotto Europe-Asia, verrebbero impiegate per il trasporto di petrolio e derivati, così da consentire un risparmio di denaro e tempo per le spedizioni di greggio del Golfo verso l’Europa, avvicinando, in tal modo, i mercati dell’Asia orientale ai produttori di petrolio del Mediterraneo e del Mar Nero. A detta delle parti coinvolte nell’accordo, si è trattato di una buona notizia per l’intero mercato dell’energia.

Tuttavia, da parte loro, le organizzazioni ambientaliste israeliane hanno messo in luce come l’accordo comporti altresì rischi ambientali, viste le eventuali perdite di carburante nelle acque del Golfo di Eilat. Secondo le stime di tali organizzazioni, sarebbero circa 120 le petroliere, definite “enormi”, a cui verrebbe consentito di approdare a Eilat, trasportando decine di milioni di petrolio. A suscitare ulteriori dubbi vi è, poi, il livello di segretezza della società governativa coinvolta nel progetto, la società Katza’a’, e del Ministero delle Finanze israeliano, il quale ha riferito di non avere una copia dell’accordo siglato. Ciò fa temere agli ambientalisti che il petrolio emiratino possa essere trasportato senza alcuna forma di supervisione, in un’area già di per sé “molto sensibile”.

La campagna lanciata dalle organizzazioni è stata sostenuta dal Ministero degli Affari ambientali, il quale si è detto riluttante a trasformare Israele in una zona per il trasporto di petrolio. L’accordo, ha evidenziato anche il Ministero, potrebbe ulteriormente inquinare le coste israeliane sul Mar Mediterraneo, dove già passa circa il 30% del traffico marittimo internazionale. Come affermato dalla ministra dell’Ambiente israeliana, Gila Gamliel, l’accordo siglato ad ottobre 2020 rappresenta un “passo nella direzione sbagliata”, e, pertanto, necessita di essere ridiscusso. Da parte sua, Katza’a’ ha risposto alle organizzazioni ambientaliste affermando che le attività da essa eseguite sono di “importanza strategica” per l’economia energetica di Israele e che l’accordo con gli UAE si inserisce nel quadro di attività regolari condotte da decenni. L’accordo, è stato poi affermato dalla società israeliana, rafforzerà l’economia e garantirà la sicurezza energetica, mentre verranno prese tutte le precauzioni per salvaguardare l’ambiente e garantire il trasporto sicuro di greggio.

Il memorandum sull’oleodotto Eilat-Ashkelon è da inserirsi tra le intese raggiunte da Israele e gli UAE dopo che i due Paesi hanno raggiunto un accordo di normalizzazione, ufficialmente siglato alla Casa Bianca il 15 settembre 2020, il quale ha dato il via a una nuova fase di cooperazione economica e commerciale. In tale quadro, il 19 gennaio, il fondo di investimento Masdar di Abu Dhabi, specializzato in energia pulita, ha annunciato il primo importante investimento degli Emirati Arabi Uniti nelle energie rinnovabili. L’investimento ammonta a centinaia di milioni di dollari ed è volto a sviluppare progetti di energia rinnovabile in Israele. Il suo partner è la filiale della società energetica francese EDF Renewables, che attualmente sta attuando 18 progetti solari in Israele e ne sta pianificando altre decine del valore di 5 miliardi di shekel israeliani, pari a $ 1,52 miliardi.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.