Etiopia: 2 traduttori e 2 giornalisti arrestati nel Tigray

Pubblicato il 3 marzo 2021 alle 10:47 in Africa Etiopia

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Due giornalisti e 2 traduttori sono stati arrestati nella regione etiope del Tigray. Si tratta dell’ennesimo attacco alle agenzie mediatiche nello Stato africano.

La notizia è stata resa nota il 2 marzo da Al Jazeera English. Da quando è iniziato il conflitto nella regione settentrionale del Tigray, il 4 novembre 2020, 7 organizzazioni mediatiche internazionali, tra cui Al Jazeera stessa, hanno ottenuto l’accreditamento per riferire dalla zona di combattimento. Tuttavia, i giornalisti sono stati avvertiti dai funzionari che potrebbero affrontare “misure correttive” non specificate se non rispettano gli standard locali.

Fitsum Berhane e Alula Akalu, che stavano lavorando come traduttori per giornalisti dell’agenzia di stampa Agence France Presse (AFP) e del Financial Times, sono stati arrestati il 27 febbraio. Imprigionati in un collegio militare, non gli è stata data la possibilità di vedere e proprie famiglie e nessuna spiegazione è stata fornita per l’arresto. Un terzo giornalista, Temrat Yemane, è detenuto a Mekelle, la capitale del Tigray. Il primo marzo, la British Broadcasting Corporation (BBC) ha informato che anche uno dei suoi reporter, Girmay Gebru, è stato arrestato dai militari a Mekelle.

Daniel Bekele, capo della Commissione etiope per i diritti umani nominata dal Governo, ha espresso preoccupazione per gli arresti. Nonostante abbia dichiarato che la disinformazione riguardo al conflitto rimane una problematica rilevante per il Paese, imprigionare i giornalisti, a suo avviso, è una risposta sproporzionata. Riferendosi alle autorità, Bekele ha dichiarato: “Portate accuse credibili o rilasciate”. Vale la pena ricordare che l’Ethiopian Broadcasting Authority ha accusato I media internazionali, il 23 novembre, di favorire un’informazione “falsa” e “sbilanciata” dei combattimenti nel Tigray.

Amnesty International (AI), un’organizzazione che tutela i diritti umani, informa che, alla fine del 2018, in Etiopia non c’era più un solo giornalista dietro le sbarre. Le riforme del presidente Abiy Ahmed, salito al potere nell’aprile 2018, avevano riguardato anche la libertà di stampa e portato alla scarcerazione di decine di giornalisti. Tuttavia, nel 2019, il Governo ha reso evidente il suo cambio di rotta. Il 26 giugno 2019 è stato arrestato Berihun Adane, direttore dell’emittente televisiva privata Asrat TV e del settimanale Berera, seguito da quello del 6 luglio 2019 di Elias Gebru, già direttore della rivista Enqu. I 2 arresti sono stati eseguiti ai sensi del Proclama antiterrorismo del 2009, esattamente quello usato dai predecessori di Abiy Ahmed per perseguitare i giornalisti indipendenti. Successivamente, l’8 luglio 2019, il ministero della Difesa ha annunciato l’intenzione di incriminare e processare le organizzazioni mediatiche che pubblicheranno “informazioni diffamatorie sulle forze nazionali di Difesa” dell’Etiopia. Recentemente, il cameraman dell’agenzia di stampa internazionale Reuters, Kumerra Gemechu, è stato arrestato il 24 dicembre 2020 ed è stato trattenuto senza accuse per 12 giorni prima di essere rilasciato.

Il 4 novembre 2020, il Governo federale etiope ha dichiarato guerra alla sua regione settentrionale del Tigray, uno dei 10 Stati federali semi-autonomi organizzati secondo linee etniche in Etiopia. I tigrini sono stati a lungo molto influenti e dominanti nel Paese, controllando il Governo per tre decenni. Da quando l’attuale primo ministro, Abiy Ahmed, è salito al potere nel 2018, i leader del Tigray si sono lamentati di essere ingiustamente presi di mira nei procedimenti per corruzione, rimossi dalle posizioni di vertice e ampiamente considerati come capri espiatori per i problemi del Paese.

Nel novembre 2019, il primo ministro e il presidente del Fronte Democratico Rivoluzionario Popolare Etiope hanno unificato i partiti costituenti della coalizione di Governo, istituendo il cosiddetto Partito della prosperità. Il TPLF ha considerato illegale questa fusione, pertanto non ha partecipato. La faida tra il Governo e il TPLF è diventata più intensa dopo che il Tigray ha tenuto le proprie elezioni a settembre, sfidando il Governo di Abiy che ha rinviato le elezioni nazionali a causa della pandemia. Di conseguenza, l’esecutivo ha stabilito che il Governo del Tigray era illegale e, in cambio, il Tigray ha detto di non riconoscere più l’amministrazione di Abiy.  Secondo le Nazioni Unite, il conflitto ha causato migliaia di morti e hacostretto quasi un milione di persone a lasciare le proprie abitazioni per spostarsi o all’interno della regione o nel confinante Sudan.

 

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Julie Dickman

di Redazione

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