Egitto e Turchia potrebbero negoziare un accordo per la demarcazione dei confini marittimi

Pubblicato il 3 marzo 2021 alle 18:08 in Egitto Turchia

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Il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha annunciato che Ankara potrebbe negoziare un accordo per la demarcazione dei confini marittimi con l’Egitto nel Mediterraneo orientale. Tale ipotesi, ha specificato il ministro, dipenderà degli sviluppi futuri dei legami bilaterali tra i due Paesi. “Consideriamo il fatto che l’Egitto stia rispettando la piattaforma continentale della Turchia nell’ambito dell’accordo sulla sua zona economica esclusiva (ZEE) con la Grecia come un passo positivo”, ha dichiarato il capo della diplomazia turca durante una conferenza stampa congiunta con il ministro degli Esteri della Georgia, David Zalkaliani, ad Ankara. “A seconda dell’andamento dei nostri legami,  in quanto Paesi con i più lunghi confini terrestri e marittimi nel Mediterraneo orientale, potremmo anche firmare un accordo negoziando con l’Egitto le rispettive giurisdizioni marittime”, ha aggiunto Cavusoglu nel corso del suo intervento. L’Egitto, stando alle parole del ministro degli Esteri, continuerebbe dunque a svolgere le sue attività, come l’esplorazione sismica e la concessione di licenze, all’interno della propria piattaforma continentale, senza intaccare quella della Turchia. 

Il mese scorso, l’Egitto ha annunciato l’inizio di una gara d’appalto per l’esplorazione e lo sfruttamento di petrolio e gas naturale in 24 blocchi, inclusi alcuni nel Mediterraneo. Poco dopo, i media greci hanno riferito che l’annuncio egiziano di indire una gara per l’esplorazione di idrocarburi nel Mediterraneo orientale riconoscendo la ZEE delimitata dalla Turchia potrebbe essere stato un segno di una possibile distensione tra Ankara e Il Cairo sulla questione. Il quotidiano greco Ekathimerini ha sottolineato, il 28 febbraio, che nella zona orientale della mappa di gara, l’Egitto avrebbe fatto attenzione alla presenza della piattaforma continentale dichiarata dalla Turchia alle Nazioni Unite dopo l’accordo tra Ankara e il Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, il 27 novembre 2019. Il quotidiano ha affermato che la mossa del Cairo potrebbe essere interpretata come un tentativo di farsi coinvolgere nella controversia tra Grecia e Turchia per la definizione delle rispettive zone di sovranità nelle acque della regione, in particolare intorno a Cipro. Atene e Ankara si sono impegnate, il 25 gennaio a Istanbul, a portare avanti una serie di colloqui esplorativi per risolvere la loro disputa in merito alla spartizione del Mediterraneo orientale. Il Ministero degli Esteri greco aveva proposto ad Ankara che il prossimo round di negoziati si svolgesse tra l’1 e il 5 marzo. Tuttavia, la Turchia non ha mai risposto all’invito. Se le riunioni dovessero andare avanti, il prossimo sarà il 62esimo ciclo di colloqui greco-turchi, iniziati nel 2002 ma interrotti nel 2016 quando Ankara bloccò le discussioni. I negoziati sono ripresi quest’anno sotto la pressione dell’UE, e della Germania in particolare, per cercare di disinnescare le crescenti tensioni nella regione. 

L’accordo per la delimitazione dei confini marittimi firmato tra Ankara e Tripoli nel 2019 ha fornito un quadro giuridico per la defizione delle rispettive zonee economiche esclusive. L’intesa ha coperto le aree che vanno da Fethiye-Marmaris-Kaş, sulla costa sud-occidentale della Turchia, fino alla costa libica di Derna-Tobruk-Bordia. In risposta all’accordo turco libico, Grecia ed Egitto hanno siglato, il 6 agosto 2020, un altro trattato per la demarcazione dei propri confini marittimi, attribuendosi reciproci diritti di esplorazione energetica nel Mediterraneo orientale. In base a tale intesa, i due Paesi hanno designato le proprie zone economiche esclusive con il fine di consentire ad entrambi di “massimizzare l’utilizzo delle risorse disponibili nell’area, in particolare le promettenti riserve di gas e petrolio”. Per Atene, l’accordo rispetta tutti i principi del Diritto internazionale e del Diritto del mare, consente di preservare relazioni di buon vicinato e contribuisce alla sicurezza e alla stabilità della regione. Affermazioni fortemente contestate da Ankara, che considera l’accordo “illegale”.

Le relazioni tra Turchia ed Egitto si sono deteriorate dopo che il generale Abdel-Fattah al-Sisi ha rovesciato, con un colpo di Stato militare, il 3 luglio 2013, il primo presidente democraticamente eletto del Paese, Mohammed Morsi, esponente della Fratellanza Musulmana. Ankara, da allora, ha espresso continue critiche ad al-Sisi e ai suoi sostenitori, inclusi diversi Stati occidentali e i rivali turchi nella regione del Golfo. Il governo egiziano, dal canto suo, ha più volte esortato la Turchia a non intervenire in questioni che, a detta di al-Sisi, riguardano gli affari interni del Paese. La controversia ha portato ad un blocco delle relazioni bilaterali che va avanti da molti anni. Di recente, però, sono giunti segnali di una possibile riconciliazione da parte di entrambi i Paesi, in particolare per via delle mutate dinamiche nel Mediterraneo e della crisi tra Turchia e Grecia sulle risorse energetiche della regione. “Non è che non ci stiamo incontrando con l’Egitto. Ci sono incontri a livello di intelligence”, aveva rivelato Cavusoglu in un’intervista televisiva nel settembre dello scorso anno. Per diversi anni, tuttavia, i due Paesi si sono ritrovati su fronti opposti soprattutto in Libia, dove la Turchia sosteneva il governo del premier di Tripoli, Fayez al-Sarraj, mentre l’Egitto stava dalla parte del generale libico, uomo forte del governo di Tobruk, Khalifa Haftar.  

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Chiara Gentili

di Redazione

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