Ciad: leader dell’opposizione abbandona la corsa presidenziale

Pubblicato il 3 marzo 2021 alle 9:24 in Africa Ciad

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Saleh Kebzabo, il capo dell’opposizione del Ciad, ha deciso di abbandonare la corsa presidenziale dopo uno scontro mortale tra le forze di sicurezza nazionali e un altro rivale politico dell’attuale presidente, Idriss Deby.

Secondo Al Jazeera English, Saleh Kebzabo, leader del partito Union Nationale pour la Démocratie et le Renouveau (UNDR), ha annunciato di voler ritirare la sua candidatura per le elezioni presidenziali previste per l’11 aprile. La decisione è arrivata dopo che il 28 febbraio le forze governative hanno fatto irruzione nell’abitazione di Yaya Dillo, un altro candidato dell’opposizione, uccidendo alcuni membri della sua famiglia. Alla luce di ciò, Kebzabo ha accusato il presidente ciadiano, Idriss Deby, di utilizzare la forza per intimidire i rivali politici, etichettando come “attacco militare” il raid effettuato nella dimora di Dillo a N’Djamena, capitale del Ciad. In merito a tale quadro di insicurezza, Kebzabo ha affermato che, in questo modo, il presidente riuscirà ad “oscurare” le campagne elettorali di chi vuole sfidare il suo partito, noto come Mouvement Patriotique du Salut (MPS).

 Il 28 febbraio, è scoppiata una sparatoria nell’abitazione di Dillo, quando le forze di sicurezza sono venute ad arrestarlo. Stando a quanto riferito da Al Jazeera English, Dillo si era barricato in casa con “individui armati” dopo aver rifiutato di obbedire a due mandati di arresto, depositati l’anno scorso per aver presumibilmente calunniato la moglie del presidenteDeby. Il Governo del Ciad ha dichiarato che il bilancio dell’irruzione è di 2 morti e 5 feriti, 3 di cui appartenenti alle forze governative. Lo scontro a fuoco, a detta delle fonti vicine al presidente, è stato iniziato dagli uomini armati fedeli a Dillo, costringendo le forze di sicurezza a rispondere.

Come menzionato in precedenza, Kebzabo, è il leader dell’Union Nationale pour la Démocratie et le Renouveau (UNDR), nonché deputato dell’Assemblea Nazionale del Ciad. Kebzabo è arrivato terzo alle elezioni presidenziali contro Deby del 1996, per poi entrare nel suo Governo in veste di ministro. Nel 1999 si è allontanato dal presidente, per partecipare alle elezioni, senza successo, nel 2001, nel 2006 e nel 2016.

Deby, 68 anni, è salito al potere nella ribellione del 1990 che ha rovesciato l’ex leader, Hissene Habre. Da allora è stato rieletto ogni cinque anni, grazie alle modifiche costituzionali approvate da un referendum nel 2005 per rimuovere i limiti dei mandati presidenziali. Nel 2018, una nuova costituzione ha ripristinato i limiti per gli incarichi, ma gli ha permesso di rimanere al potere fino al 2033. Secondo Al Jazeera English, i suoi oppositori lo accusano di voler creare una monarchia.

Il 6 febbraio, centinaia di persone sono scese in strada per protestare contro la decisione di Deby di candidarsi per il suo sesto mandato. Negli ultimi anni sono stati organizzati numerosi scioperi e proteste contro Deby per le problematiche economiche causate dai bassi prezzi del petrolio e dalle ribellioni armate nel Nord del Paese. Nel frattempo, il presidente ha attinto al controllo dei media e delle istituzioni statali per mantenere il dominio politico.

Il Ciad è uno Stato dell’Africa centrale semi desertico circondato da Paesi caratterizzati da forti instabilità, quali la Libia, il Sudan, la Repubblica Centrafricana, il Camerun, la Nigeria e il Niger. Da quando ha ottenuto l’indipendenza dalla Francia, nel 1960, la storia del Ciad è stata caratterizzata dalla violenza, causata soprattutto dalle tensioni tra i cittadini arabi-musulmani, concentrati nel Nord del Paese, e la maggioranza di cristiani e animisti che vivono nel Sud. Lo Stato del Ciad è anche caratterizzato da un forte presenza di Boko Haram, uno dei più importanti gruppi terroristici che opera nell’Africa occidentale. Questo è particolarmente attivo nella zona del Lago Ciad. Fondata nel 2002, l’organizzazione jihadista è nata come movimento religioso con l’intento di riformare la società nigeriana in base all’interpretazione letterale della Sharia. 

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Julie Dickman

 

di Redazione

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