Yemen: diminuiscono gli aiuti, per Guterres “una condanna a morte”

Pubblicato il 2 marzo 2021 alle 8:18 in Arabia Saudita Yemen

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Il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha evidenziato come ridurre gli aiuti finanziari destinati allo Yemen significhi esacerbare ulteriormente il quadro umanitario del Paese. Nel frattempo, 5 civili sono rimasti feriti a seguito di un attacco perpetrato dai ribelli sciiti contro la regione saudita di Jizan.

Le considerazioni di Guterres sono giunte il primo marzo, nel corso di un meeting, tenutosi in videoconferenza, ospitato congiuntamente da Svizzera e Svezia, con cui l’Onu sperava di raccogliere almeno 3,85 miliardi di dollari di aiuti da destinare alla popolazione yemenita, sempre più a rischio carestia. Tuttavia, l’incontro non ha portato al risultato sperato, in quanto sono stati offerti soltanto 1,7 miliardi di dollari, ovvero meno della metà della somma auspicata. Alla luce di un risultato definito “deludente”, Gutteres ha messo in luce come tagliare gli aiuti per lo Yemen equivalga a una condanna a morte, considerato che milioni di bambini, uomini e donne necessitano “disperatamente” di aiuti per sopravvivere.

Alla videoconferenza del primo marzo hanno preso parte più di cento governi e donatori. Tra i Paesi che hanno promesso aiuti, vi sono gli Stati Uniti, i quali hanno riferito che destineranno 191 milioni alla popolazione yemenita, e l’Arabia Saudita, che, invece, si è detta disposta a stanziare una somma pari a 430 milioni di dollari. Anche la Germania ha promesso aiuti da 241 milioni di dollari, in aumento rispetto ai 138 dell’anno precedente. Tuttavia, si tratta, in generale, di somme in calo rispetto a quanto stanziato negli anni del conflitto, scoppiato a seguito del colpo di Stato Houthi del 21 settembre 2014. Secondo le Nazioni Unite, già nel 2020 i finanziamenti umanitari destinati allo Yemen erano diminuiti della metà rispetto a quanto necessario e rispetto a quanto ricevuto l’anno prima.

La contrazione dei bilanci umanitari dello scorso anno ha già provocato la chiusura di molti programmi, inclusi quelli relativi ai servizi sanitari e alla distribuzione di risorse alimentari, accumulando difficoltà in un Paese in cui circa due terzi della popolazione fa affidamento su qualche forma di aiuto per sopravvivere. Secondo gli ultimi dati delle Nazioni Unite, nel 2021 oltre 16 milioni di yemeniti, circa la metà della popolazione, sono a rischio carestia, mentre quasi 50.000 stanno già affrontando condizioni simili alla fame. Parallelamente, l’organizzazione internazionale ha riferito che 400.000 bambini yemeniti di età inferiore ai cinque anni potrebbero morire di malnutrizione acuta.

In tale quadro, il 3 dicembre 2020, tre agenzie delle Nazioni Unite hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui si afferma che più di 16.000 yemeniti stanno vivendo in condizioni simili alla carestia e che il numero potrebbe toccare quota 47.000 tra gennaio e giugno 2021. Parallelamente, il numero di persone che soffrono di malnutrizione, il secondo livello più alto di insicurezza alimentare, aumenterà da 3,6 milioni a 5 milioni nella prima metà del 2021. Ad affermarlo, il World Food Programme (WFP), l’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) e il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF). “Il 2021 potrà essere addirittura peggiore per le persone più vulnerabili”, ha specificato il direttore esecutivo del WFP, David Beasley, aggiungendo che tali cifre dovrebbero rappresentare un campanello d’allarme per il mondo intero, il quale non dovrebbe voltare le spalle a famiglie bisognose. 

In un quadro tuttora caratterizzato da perduranti violenze e tensioni, Guterres ha poi affermato che l’unico modo per alleviare le sofferenze del popolo yemenita è garantire un cessate il fuoco a livello nazionale e una soluzione politica del conflitto. “Non c’è altra soluzione”, ha dichiarato il Segretario generale, ribadendo il sostegno dell’Onu alla popolazione yemenita. Anche Jan Egeland, segretario generale del Consiglio norvegese per i rifugiati, si è detto “profondamente deluso” dall’esito della conferenza del primo marzo, affermando: “La carenza di aiuti umanitari sarà misurata in vite perse. […] Lo Yemen ha bisogno di tre cose per evitare una catastrofe: più soldi da utilizzare oggi, un cessate il fuoco per prevenire la carestia, e pieno accesso alle persone bisognose”.

Nel corso della videoconferenza del primo marzo, gli USA, attraverso il segretario di Stato, Anthony Blinken, hanno esortato le milizie di ribelli sciiti Houthi a porre fine ai loro attacchi “transfrontalieri”, con particolare riferimento alle minacce poste al Regno saudita. Nonostante ciò, a poche ore di distanza dalle dichiarazioni di Washington, la Difesa civile saudita ha affermato che un “proiettile militare”, lanciato da combattenti Houthi dall’interno dei territori yemeniti, è precipitato nella regione saudita di Jizan, ferendo cinque civili, tre cittadini sauditi e due residenti dello Yemen. Inoltre, due abitazioni, un negozio di alimentari e tre veicoli civili sono stati danneggiati. Ciò giunge dopo che, il 28 febbraio, gli Houthi hanno riferito di aver lanciato, nelle ore precedenti, un missile balistico, di tipo Zolfaghar, e 15 droni contro “siti sensibili” situati nella “capitale del nemico”, Riad, mentre altri sei droni carichi di esplosivi, e altri 9 velivoli di tipo Qasef 2k, hanno preso di mira postazioni militari nelle regioni di Abha e Khamis Mushait, nel Sud del Regno.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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