Thailandia: violente proteste risvegliano la #MilkTeaAlliance

Pubblicato il 2 marzo 2021 alle 16:19 in Myanmar Thailandia

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Migliaia di manifestanti pro-democrazia hanno marciato verso una caserma dell’Esercito a Bangkok, dove risiede il primo ministro, Prayut Chan-ocha, il 28 febbraio, e si sono scontrati con la polizia. Durante la manifestazione, i partecipanti hanno issato striscioni e bandiere della #MilkTeaAlliance, un movimento trans-asiatico di giovani manifestanti che si oppongono a leader autoritari, e alle proteste di Bangkok hanno partecipato anche cittadini birmani.

L’evento del 28 febbraio è stato organizzato dal gruppo Gioventù Libera, ora rinominato come “Riavvia la Democrazia” per rinvigorire il movimento di protesta thailandese. I manifestanti della Thailandia, a cui si sono aggiunti anche alcuni cittadini birmani, si sono ritrovati al Monumento della Vittoria di Bangkok e hanno manifestato contro il primo reggimento di fanteria dell’Esercito che è sotto diretto controllo del re Maha Vajiralongkorn e presso la cui struttura risiede lo stesso Prayut. Le protezioni di sicurezza intorno a tale luogo sono state innalzate con filo spinato e container navali a fare da scudo e con la presenza della polizia anti-sommossa.

Nel corso della notte tra il 28 febbraio e il primo marzo, la polizia ha sparato proiettili di gomma contro i manifestanti e ha poi impiegato cannoni ad acqua e gas lacrimogeni. Il capo delle forze dell’ordine di Bangkok ha affermato che l’impiego di proiettili di gomma si è reso necessario per prevenire un aumento delle violenze e che, in totale, sono state arrestate 22 persone. Secondo un bilancio dello Erawan Emergency Medical Centre, 10 manifestanti e 26 poliziotti sarebbero stati feriti durante gli scontri. Un portavoce del governo, poi, ha aggiunto che un poliziotto sarebbe morto d’infarto durante le proteste.

Ai manifestanti thailandesi si sono uniti anche più migranti birmani che hanno richiesto che venga ripristinata la democrazia anche in Myanmar, dove, dallo scorso primo febbraio, l’Esercito ha assunto il potere della Nazione e incarcerato i leader del governo civile. I manifestanti birmani e thailandesi hanno affermato di avere lo stesso tipo di problema a causa dei rispettivi apparati militari che, a loro detta, non vorrebbero lasciare il potere. Online, il movimento di protesta in Thailandia, iniziato nei primi mesi del 2020, e quello in Myanmar, risalente allo scorso 6 febbraio, si sono uniti utilizzando l’hashtag #MilkTeaAlliance, che riunisce anche le richieste di maggiore democrazia ad Hong Kong, Taiwan e in India.

Le proteste thailandesi sono iniziate come un movimento pacifico organizzato on-line a inizio 2020 da gruppi studenteschi che hanno poi coinvolto più strati della popolazione, scesa nelle piazze dallo scorso 18 luglio in poi. Dallo scorso 12 febbraio, si sono poi riaccese, dopo alcuni mesi di stallo del movimento a causa di una ripresa nella diffusione del coronavirus in Thailandia negli ultimi mesi. Le richieste dei manifestanti sono principalmente tre, ovvero le dimissioni del primo ministro Prayut, riforme monarchiche che limitino i poteri del re e una revisione della Costituzione affinché sia maggiormente democratica. Oltre a questo, alle richieste si è aggiunto il rilascio dei leader del movimento, arrestati e accusati del crimine di lesa maestà, volto a punire chi critica la corona, con pene che prevedono fino a 15 anni di carcere.

Per quanto riguarda il sovrano, la popolazione thailandese ha chiesto la limitazione dei suoi poteri sulla Costituzione, sull’Esercito e sulle proprietà della corona. Dalla sua ascesa al trono nel 2016, il sovrano thailandese si sarebbe impossessato personalmente di beni della corona per un valore di 54 miliardi di dollari e avrebbe assunto il comando di due reggimenti di fanteria dell’Esercito. Oltre a questo, secondo più osservatori, la sua figura è poi criticata perché l’attuale monarca conduce una vita più mondana rispetto ai suoi predecessori e passa gran parte del suo tempo in Baviera, in Germania, e non nel proprio Paese.

L’attuale primo ministro thailandese Prayut, invece, è un ex membro dell’Esercito nazionale che aveva preso il potere per la prima volta nel 2014, con un colpo di Stato che aveva ribaltato l’esecutivo della ex-premier, Yingluck Shinawatra. Nel 2017, Prayut aveva poi adottato una nuova Costituzione ampliando i poteri della corona e conferendo all’Esercito il compito di nominare i membri del Senato. Prayut è poi rimasto alla guida del Paese anche dopo le ultime elezioni nazionali, organizzate nel 2019, alle quali è risultato vincitore, nonostante in molti ritengano che le votazioni siano state manipolate in suo favore. 

La Thailandia è diventata una monarchia costituzionale dal 1932, quando tale forma di governo aveva sostituito la monarchia assoluta, in seguito all’azione di un gruppo di militari e civili che si definiva Movimento del Popolo. Da allora, però, il Paese ha adottato almeno 18 Costituzioni e ha assistito a 13 colpi di Stato. Nel tempo, si sono verificate più ondate di protesta a sostegno della democrazia che nel 1973 e nel 1992 videro una violenta repressione da parte delle autorità e che portarono alla morte più manifestanti.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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