Siria: la situazione a Idlib a quasi un anno dall’accordo di cessate il fuoco

Pubblicato il 2 marzo 2021 alle 17:22 in Medio Oriente Siria

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Membri delle forze affiliate al presidente siriano, Bashar al-Assad, sono stati uccisi e feriti a seguito dei bombardamenti perpetrati, presumibilmente da gruppi di opposizione, contro Jabal al-Zawiya, nella periferia di Idlib, governatorato situato nel Nord-Ovest della Siria.

A riferirlo, il quotidiano al-Araby al-Jadeed, martedì 2 marzo, sulla base di fonti militari legate all’opposizione armata, le quali, negando una propra responsabilità, hanno dichiarato che “individui non identificati” hanno preso di mira, con un missile, una postazione dell’esercito di Assad situata nella periferia Sud di Idlib, causando morti e feriti tra i soldati stanziati sul luogo, il cui numero, però non è stato precisato. Si pensa che dietro l’accaduto vi sia Hayat Tahrir al-Sham (HTS), un gruppo jihadista di ideologia salafita, affiliato ad Al-Qaeda e coinvolto nella guerra civile siriana, penetrato a Idlib sin dal 2015. Nonostante lo Stato Islamico e Hayat Tahrir Al-Sham siano accomunati dall’ideologia salafita, i due gruppi sono in lotta tra loro. Ancor prima della sconfitta dell’ISIS in Siria, Hayat Tahrir Al-Sham era riuscito ad assumere un ruolo sempre maggiore nel governatorato siriano Nord-occidentale, infiltrandosi nell’amministrazione civile ed effettuando continue espulsioni, assassini e intimidazioni.

A detta delle fonti di al-Araby al-Jadeed, i gruppi di opposizione siriana rispondono agli attacchi delle forze filogovernative solo quando queste violano la tregua. A tal proposito, la squadra “Coordinatori della risposta” ha riferito che il cessate il fuoco è stato violato 324 volte nel solo mese di febbraio, perlopiù dall’esercito di Assad. Ciò si è verificato a circa un anno dalla sigla dell’intesa raggiunta, il 5 marzo 2020, dal presidente russo, Vladimir Putin, e dal suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan. L’obiettivo dell’accordo era porre fine all’offensiva dei mesi precedenti e favorire il ritorno di sfollati e rifugiati nell’ultima enclave posta sotto il controllo dei gruppi ribelli. Nel corso dell’ultimo anno, la tregua è stata più volte violata, ma l’accordo di Mosca e Ankara ha scongiurato il rischio di una violenta offensiva su vasta scala. In tale quadro, poi, nel corso degli ultimi colloqui di Astana, svoltisi a Sochi il 16 e 17 febbraio scorso, i partecipanti hanno concordato di estendere la tregua nel governatorato Nord-occidentale. Ad ogni modo, l’esercito di Assad non sembra essere disposto ancora a lasciare che i gruppi di opposizione prendano il controllo definitivo di Idlib.

Nel frattempo, stando a quanto riportato da al-Araby al-Jadeed, il 2 marzo l’esercito turco ha trasferito ulteriori rinforzi nelle proprie postazioni a Idlib, i quali si sono diretti verso l’area di Jabal al-Zawiya. Dal 2017, la Turchia ha istituito più di 65 postazioni militari nel Nord e nel Nord-Ovest della Siria, sulla base delle intese firmate con la Russia, ma, al contempo, si è ritirata da altre postazioni cadute sotto il controllo delle forze di Assad. Parallelamente, una fonte militare dell’Esercito Nazionale Siriano ha riferito ad al-Araby al-Jadeed che, tra il 28 febbraio e il primo marzo, anche “l’undicesima divisione dell’esercito del regime ha inviato due convogli militari”, i quali includevano circa 70 veicoli militari, verso la città di Maarat al-Numan, nell’area rurale meridionale di Idlib. Oltre ai veicoli, hanno precisato le fonti, sono stati trasferiti carri armati di diversi modelli, cannoni da campo, mitragliatrici, armi e munizioni. Inoltre, sono stati avvistati anche veicoli corazzati russi.

Tali mosse si inseriscono nel quadro del perdurante conflitto siriano, in corso oramai da circa dieci anni. Questo è scoppiato il 15 marzo 2011, quando parte della popolazione siriana ha iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano, Assad. L’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, oltre ad essere appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi filoiraniane di Hezbollah. Sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia. Ad oggi, il conflitto non può dirsi concluso. Ad acuire l’instabilità del Paese vi è altresì la perdurante minaccia terroristica, posta soprattutto da cellule dello Stato Islamico particolarmente attive nella cosiddetta regione di Badia. Altri focolai di tensione sono, poi, situati nel Nord Est, mentre il Sud continua ad essere caratterizzato da instabilità.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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