Libia: continuano gli ostacoli per il “governo Dbeiba”

Pubblicato il 2 marzo 2021 alle 16:16 in Africa Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il rapporto delle Nazioni Unite, in cui l’esecutivo ad interim in fase di formazione è stato accusato di corruzione, ha riacceso polemiche tra gli attori libici impegnati nel percorso politico del Paese Nord-africano. Nel frattempo, continuano le consultazioni in Parlamento, volte a stabilire la sede del voto di fiducia della futura squadra governativa.

Il riferimento va a un rapporto, non ancora pubblicato, elaborato da esperti delle Nazioni Unite, in cui è stato rivelato che almeno tre partecipanti alla prima sessione del Forum di dialogo politico, svoltasi a Tunisi dal 9 al 16 novembre 2020, hanno ricevuto tangenti per una cifra che oscilla tra 150.000 e 200.000 dollari, al fine favorire la nomina di Abdul Hamid Dbeiba a capo del futuro esecutivo. Alla luce di ciò, fonti libiche avevano fatto trapelare voci secondo cui 25 parlamentari, il 2 marzo, avevano richiesto il rinvio della seduta parlamentare volta a votare la fiducia del governo ad interim. I deputati, in particolare, avrebbero chiesto di posticipare la sessione in attesa della pubblicazione del rapporto delle Nazioni Unite. La notizia, tuttavia, è stata successivamente smentita da un deputato stesso, Sabah Jumah al-Hajj, il quale ha riferito che la riunione della Camera dei Rappresentanti di Tobruk è stata confermata per lunedì 8 marzo. Prima di tale data, si prevede che il presidente di tale organismo legislativo, Aguila Saleh, riceverà dal premier ad interim neoeletto, Dbeiba, la formazione della nuova squadra governativa.

In tale quadro, anche il presidente dell’Alto Consiglio di Stato, Khaled al-Mishri, ha invitato le Nazioni Unite a divulgare il rapporto relativo alle indagini sul caso di corruzione. A detta di al-Mishri, si tratta di un problema che riguarda da vicino l’Alto Consiglio e i suoi membri, i quali, al pari della pari della popolazione libica, necessita di conoscere la realtà dei fatti.

Ad ogni modo, la fuga di notizie, relative sia alle accuse di corruzione sia al rinvio della sessione parlamentare, hanno rischiato di porre ostacoli al processo politico libico, la cui prossima tappa sarà il voto di fiducia in Parlamento, entro il 19 marzo, sebbene al momento non siano state ancora rivelate notizie sulle personalità che andranno a ricoprire le mansioni ministeriali nel nuovo governo. Un’altra problematica è da far risalire alle divergenze interne tra le due camere parlamentari, di Tripoli e di Tobruk, in merito alla sede della sessione di fiducia. In particolare, alcuni deputati continuano ad opporsi alla scelta di Sirte, spingendo verso Ghadames, sebbene anche il Comitato militare congiunto si sia detto disposto a organizzare la sessione nella prima città. Un’altra questione riguarda, poi, l’estromissione di Saleh dal suo incarico.

Stando a quanto rivelato da un deputato al quotidiano al-Araby al-Jadeed il 2 marzo, è probabile che alla fine si opti per Sirte. Quest’ultima risulta essere anche la preferenza della Missione di Sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL), la quale ha esortato le parti libiche coinvolte a non rinviare la sessione, in un momento in cui Dbeiba è stato invitato a presentare la propria squadra nel minor tempo possibile. Tale appello, ha dichiarato UNSMIL, riflette la crescente domanda di un nuovo governo unitario, il quale sarà chiamato a rispondere alle richieste più urgenti e a svolgere elezioni legislative e presidenziali il 24 dicembre 2021.

Dbeiba era stato chiamato a presentare una nuova squadra di governo entro il 26 febbraio. A un giorno dalla scadenza, il 25 febbraio, il premier ad interim, pur non rivelando i nomi dell’esecutivo, ha delineato i criteri, il programma che si intende seguire e la metodologia alla base della formazione. Nella fase successiva, nel caso in cui i deputati libici non riescano a raggiungere consenso sulla squadra presentata, verrà interpellato il Forum di dialogo politico, l’organismo creato a seguito dell’accordo di cessate il fuoco del 23 ottobre 2020 e che ha già accompagnato il Paese nelle prime fasi della transizione.

A dieci anni di distanza dall’inizio delle tensioni, il 15 febbraio 2011, la Libia si trova ad assistere a una fase che si spera possa condurre alla transizione democratica auspicata. Un risultato significativo è stato raggiunto il 5 febbraio scorso, data in cui sono state elette autorità esecutive temporanee, invitate a guidare il Paese fino alle elezioni previste per il 24 dicembre 2021. A capo del Consiglio presidenziale è stato nominato Mohamed Yunis al-Menfi, mentre a guidare il futuro governo unitario vi è Dbeiba. Tali autorità temporanee verranno poi sostituite da altre “democraticamente elette”.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.