L’Egitto preoccupato dell’espansione turca in Africa

Pubblicato il 2 marzo 2021 alle 9:53 in Egitto Turchia

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Il capo dei servizi di intelligence egiziani, il maggiore generale Abbas Kamel, ha effettuato una rapida visita in Ciad, il primo marzo, con l’obiettivo di discutere di cooperazione, di lotta alle organizzazioni terroristiche in Africa, così come dell’espansione della Turchia nel continente.

A riferirlo, il quotidiano al-Arab, secondo cui l’incontro ha messo in luce come Il Cairo non nasconda più la propria preoccupazione per l’espansione turca nei Paesi del Sahel. In particolare, l’Egitto sembra aver raddoppiato il proprio interesse verso la sicurezza dell’Africa, prestando attenzione anche ai Paesi del cosiddetto G5 Sahel, dove, a detta del quotidiano, Il Cairo sta cercando di ostacolare i terroristi “gettati in Libia” dalla Turchia. Quest’ultima, dopo il raggiungimento di una apparente soluzione politica in Libia, dove ha appoggiato il governo di Tripoli nel corso del conflitto, ha deciso di inviare i gruppi armati da essa sostenuti verso i confini del Ciad, traendo vantaggio da una situazione di sicurezza precaria. L’obiettivo potrebbe essere attendere il momento opportuno per stanziare i gruppi nella regione africana o per dirigerli verso altre zone.

Una mobilitazione simile ha, però, spinto l’Egitto ad attivare meccanismi di cooperazione in materia di sicurezza e intelligence con i Paesi confinanti alla Libia, tra cui il Ciad, il quale ha di recente assunto la presidenza del Sahel. Un esperto di strategie intervistato da al-Arab, il maggiore generale Hamdi Bakhit, ha confermato che Il Cairo è consapevole della minaccia posta dalla presenza di organizzazioni terroristiche intorno al bacino del lago Ciad, che è diventato un focolaio, oltre che un punto di convergenza e mobilitazione, per le milizie di Boko Haram in Nigeria, per i gruppi affiliati allo Stato Islamico, diretti verso l’Egitto e la Libia, e per gli estremisti nel Sudan occidentale. Motivo per cui, la missione attuale dell’Egitto consiste nell’ostacolare i legami tra queste organizzazioni, impedendo loro di mobilitarsi nella regione africana. A detta di Bakhit, aiutando il Ciad a migliorare la propria sicurezza, l’Egitto potrebbe sostenere anche gli altri Paesi del Sahel, sempre più minacciati dalle organizzazioni terroristiche tuttora attive. Secondo l’esperto, Il Cairo ha delineato una vera e propria strategia, che prevede un coordinamento di sforzi volti a creare una forza militare congiunta. Tuttavia, si tratta di un’idea ancora non concretizzata, alla luce della fragilità della sicurezza dei Paesi africani interessati.

Come riportato da al-Arab, sebbene i Paesi del Sahel abbiano già istituito una forza di sicurezza congiunta nel 2017, hanno spesso lamentato mancanza di fondi, scarse attrezzature e formazione insufficiente. Ad oggi, l’obiettivo continua a essere il dispiegamento di un’unità militare al confine tra Mali, Niger e Burkina Faso. Nel caso in cui i Paesi riuscissero nel proprio intento, sarebbe proprio il Ciad a rappresentare il Paese con l’esercito più forte, sostenuto, a sua volta, dal Cairo.

Al contempo, i servizi di sicurezza egiziani stanno cercando di tagliare la strada al dominio turco. A tal proposito, è da due anni che Ankara ha finanziato, con cinque milioni di dollari, la formazione della suddetta forza congiunta, al fine ultimo di poter, in futuro, assumerne il controllo. Alla luce di ciò, si pensa che l’approccio egiziano alla lotta al terrorismo non sia del tutto slegato dalla crescente influenza turca in Africa.

Secondo un consigliere dell’Accademia militare Nasser del Cairo, il maggiore generale Nasr Salem, l’Egitto si occupa dell’espansione turca in Africa in modi indiretti, fornendo assistenza e soluzioni di tipo sia tecnico sia informativo ai Paesi dove le organizzazioni terroristiche continuano a ricevere supporto esterno. La strategia egiziana si basa su “confronti preventivi” e, nello specifico, su visite di delegazioni che si occupano di sicurezza, oltre che su attività di addestramento in modo continuativo. È in tale quadro che si inserisce la visita di Kamel del primo marzo, finalizzata sia a prevenire l’infiltrazione di gruppi terroristici verso regioni vulnerabili sia la minaccia di attori esterni. Inoltre, Il Cairo fornisce assistenza logistica, tiene regolarmente riunioni e operazioni di formazione congiunta, finanzia borse di studio per studenti dei Paesi del Sahel presso accademie militari e ha più volte mostrato il desiderio di contribuire allo sviluppo delle capacità di sicurezza della regione.

Un membro del Centro nazionale per la lotta al terrorismo e all’estremismo, il brigadiere Khaled Okasha, ha dichiarato che nel meeting del primo marzo ci si è concentrati soprattutto su come coordinare gli sforzi per proteggere il confine tra Egitto, Sudan e Libia e per monitorare i movimenti dei gruppi terroristici. Fonti della sicurezza hanno rivelato ad al-Arab che Abbas Kamel, con l’obiettivo di spingere il Ciad a una maggiore cooperazione, ha mostrato agli interlocutori ciadiani la mappa di diffusione di alcune organizzazioni estremiste e dei luoghi in cui queste sono attive. Si tratta perlopiù di gruppi che intrattengono buone relazioni con la Turchia.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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