Cina: cambiamenti in vista per il settore delle terre rare

Pubblicato il 2 marzo 2021 alle 10:35 in Asia Cina

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Il ministro dell’Industria e delle Tecnologie dell’Informazione della Cina, Xiao Yaqing, il primo marzo, ha affermato che i prezzi delle terre rare in Cina non riflettono il valore di tali prodotti e che Pechino sta riformando il settore a partire da quattro considerazioni principali.

Il primo marzo, l’Ufficio Informazioni del Consiglio di Stato della Cina ha organizzato una conferenza stampa sullo sviluppo dell’industria e delle tecnologie dell’informazione in Cina per offrire una valutazione generale di tali settori nel periodo del 13esimo piano quinquennale, 2016-20.  Parlando alla stampa, Xiao ha affermato che, in tale periodo, vi è stato un ulteriore rafforzamento complessivo, in cui i settori chiave dell’innovazione e dello sviluppo hanno progredito, con nuovi impulsi e un ambiente in miglioramento, fornendo così sostegno al progresso sano e stabile dell’economia reale e dell’intero Paese.

In particolare, dal 2016 al 2020, il valore aggiunto dell’industria cinese è passato da 23,5 trilioni di yuan a 31,3 trilioni di yuan, confermando l’11esimo anno consecutivo in cui la Cina si è attestata come il più grande Paese manifatturiero al mondo. Durante il 13esimo piano quinquennale, il valore aggiunto della manifattura high-tech ha avuto una crescita media del 10,4%, superando così quello delle industrie sottoposte a regolamentazione, che si è attestato al 4,9%. Al contempo, anche il valore aggiunto dei servizi di tecnologia dell’informazione e dei software di trasmissione delle informazioni è passato, in cinque anni, da 1,8 trilioni di yuan a 3,8 trilioni di yuan, contribuendo al PIL cinese per il 3% rispetto al 2,5% iniziale.

In tale quadro positivo, Xiao ha però individuato un punto di criticità per quanto riguarda la competizione “maligna” nel settore delle terre rare, ovvero 17 elementi chimici utilizzati nella produzione di una grande vastità di prodotti tecnologici, che va dagli smart phone agli aerei da guerra. Al momento, la Cina ne controlla la maggior parte della produzione estrattiva mondiale, così come la lavorazione.

In base a quanto dichiarato dal ministro dell’Industria e delle Tecnologie dell’Informazione della Cina il primo marzo, la cosiddetta competizione “maligna” avrebbe fatto sì che le terre rare siano state finora vendute “al prezzo della terra”. Lo scorso 15 gennaio, il Ministero dell’Industria e della Tecnologia dell’Informazione della Cina aveva aperto le consultazioni per un mese per nuove linee guida per la gestione delle terre rare, volte a regolare il settore in generale e a promuoverne uno sviluppo di alta qualità. A tal proposito, il primo marzo, Xiao ha affermato che le terre rare siano una risorsa strategica della Cina e che le regole che le riguardano saranno formulate guardando al loro sviluppo a lungo termine, alla domanda del mercato e ai problemi esistenti rispetto al loro utilizzo.

Il ministro dell’Industria e delle Tecnologie dell’Informazione ha quindi elencato quattro considerazioni su cui si baseranno le nuove regole. La prima è che la Cina ha la più gande disponibilità di terre rare al mondo e ne è anche il maggior esportatore. Tuttavia, come affermato dal ministro Xiao, a causa di una concorrenza maligna e alla competizione per mantenerne i prezzi bassi, questi ultimi non ne riflettono il valore di rarità ma solamente quello della terra. La seconda considerazione fatta da Pechino è che, nel settore, permangono problemi ambientali concreti delle aziende che producono terre rare e la popolazione si è fortemente opposta a questo stato. In terzo luogo, resterebbero da risolvere le questioni di un’attività estrattiva disordinata e dello spreco di risorse. Secondo quanto rivelato da Xiao, in molti estraggono solamente la parte più ricca degli elementi, rendendo scarsa l’efficienza complessiva dell’utilizzo delle risorse. Infine, la quarta considerazione ha riguardato il fatto che lo sviluppo di basso livello delle terre rare è ampiamente diffuso, al contrario di quello di alto livello e ciò non ha portato benefici all’innovazione tecnologica e al progresso scientifico.

In tale quadro, se la Cina decidesse di limitare le proprie esportazioni di terre rare, come ipotizzato da alcuni media cinesi e internazionali di recente, potrebbe determinare gravi problemi nei settori delle tecnologie e dell’industria bellica statunitensi, e non solo. Ad esempio, tale tipo di materiali è determinante per la realizzazione di armi avanzate ed equipaggiamenti militari come gli aerei da caccia F-35 degli USA, che necessiterebbero di 417 kg di terre rare l’uno per essere prodotti. Nel caso specifico degli Stati Uniti, al momento, l’80% di importazioni di terre rare proviene dalla Cina ma il governo di Washington ha adottato varie iniziative per incrementare la propria auto-sufficienza.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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