Afghanistan: situazione instabile e incerta a Kandahar

Pubblicato il 2 marzo 2021 alle 16:06 in Afghanistan Asia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il ministro dell’Interno di Kabul, Mohammad Massoud Andarabi, ha affermato che 600 militanti, tra cui alcuni leader dei talebani, sono stati uccisi dalle forze di sicurezza afghane negli oltre due mesi di conflitto nella provincia meridionale di Kandahar. 

Il 28 febbraio, il ministro Andarabi e il vice ministro della Difesa afghano, Shah Mahmood Miakhil, hanno fatto visita alle forze di sicurezza afghane stanziate a Kandahar, per lodare i loro “sforzi incrollabili” contro le offensive dei militanti islamisti. Andarabi, in un’intervista televisiva, ha riferito alcuni dettagli relativi alle divisioni nel gruppo militante islamista della regione. Secondo il ministro, sono in corso una serie di scontri tra i talebani di Kandahar e quelli delle vicine province di Zabul e Farah, che sono recentemente aumentati d’intensità. Secondo Andarabi, i militanti si sono concentrati combattimenti a Kandahar e Helmand in inverno, ma hanno subito pesanti perdite, che hanno fomentato le divisioni.  

La provincia di Kandahar ha recentemente assistito ad un aumento degli scontri tra le forze di sicurezza afghane e i talebani. A tale proposito, il ministro dell’Interno di Kabul ha riferito che le forze di sicurezza hanno sventato i piani degli militanti di prendere il controllo della capitale della provincia. “Spero che i talebani imparino una lezione dal loro fallimento nella guerra di Kandahar, capendo che la pace è l’unico modo per trovare un accordo”, ha aggiunto Ansarabi. Da parte loro, i militanti islamisti non hanno commentato la situazione nella provincia meridionale. Per quanto riguarda quest’area dell’Afghanistan, situata al confine con il Pakistan, le notizie vengono riferite in maniera discontinua su fonti diverse e non è chiaro se e dove le offensive siano ancora in corso. 

Il 27 febbraio, la stampa iraniana e turca ha fatto riferimento ad un comunicato della Ministero della Difesa afghano in cui si rendeva noto che, sempre nella provincia di Kandahar, 33 militanti talebani erano stati uccisi e altri 13 erano rimasti feriti in una serie di scontri nelle città di Arghandab, Maiwand e Arghistan. Secondo quanto riferito, le forze armate talebane avevano attaccato i checkpoint afghani, ma erano dovute fuggire, dopo aver subito pesanti perdite. Inoltre, il 18 febbraio, altri 15 militanti islamisti sarebbero deceduti a seguito di un attacco aereo lanciato dalle autorità di Kabul contro alcuni nascondigli talebani nella provincia. La notizia, in questo caso, è stata riportata da un’agenzia di stampa cinese, che cita un comunicato dell’esercito afghano. 

Il 18 febbraio, invece, la stampa afghana ha riferito la notizia di una serie di divisioni tra forze di sicurezza e popolazione locale. I rappresentanti delle province di Helmand e Kandahar a Kabul avevano affermato che era necessario introdurre riforme nel settore della sicurezza, perché le divisioni interne stavano abbattendo il morale delle truppe, mentre la guerra era ormai alle porte della capitale provinciale. Le tensioni sarebbero nate proprio a causa dell’avanzata dei talebani, che il governatore di Kandahar, il capo della Direzione Nazionale della Sicurezza (NDS) della città e il capo della polizia non erano riusciti a fermare. Inoltre, è importante sottolineare che la regione è da tempo interessata da spaccature politiche e tribali nelle varie formazioni che si oppongono ai talebani. 

Infine, il 2 febbraio, sempre sui quotidiani afghani si era diffusa la notizia che quasi 200 check point presidiati dal 205° corpo d’armata dell’Esercito Nazionale Afghano nella provincia di Kandahar erano stati abbandonati ai talebani, da ottobre a dicembre del 2020. La notizia era contenuta nel rapporto trimestrale dell’Ispettore Generale Speciale per la Ricostruzione dell’Afghanistan (SIGAR), pubblicato il primo febbraio. Secondo tale documento, nel novembre 2019, il governo afghano in coordinamento con la missione NATO, Resolute Support, ha stimato che le forze armate afghane controllavano oltre 10.000 posti di blocco su tutto il territorio nazionale, con una media di 10-20 militari per ciascuno. Le autorità competenti hanno avviato un piano di riduzione di questi check point, che a febbraio 2021 sono circa 6.000. Tuttavia, il problema sottolineato dal rapporto è che a Kandahar, dove da ottobre 2020 gli scontri con i talebani si sono intensificati, molti di questi posti di blocco sono finiti nelle mani dei militanti islamisti. Il SIGAR ha affermato che la mancanza di cooperazione tra le forze armate, la carenza di personale e risorse del 205° corpo d’armata, i rapporti difficili con la popolazione di Kandahar hanno contribuito al peggioramento della situazione nella provincia. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.