Yemen: continuano le violenze a danno dei civili

Pubblicato il 1 marzo 2021 alle 15:22 in Medio Oriente Yemen

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Le milizie di ribelli sciiti Houthi sono stati accusati di aver lanciato missili balistici e colpi di artiglieria pesante contro i quartieri residenziali di Ma’rib, un governatorato al centro di una violenta escalation.

Stando a quanto riportato dal quotidiano al-Arabiya, sulla base delle informazioni fornite da fonti della sicurezza locali, nella giornata di lunedì primo marzo, un missile balistico è precipitato contro il quartiere di Rawda, a Ma’rib, provocando la morte di un individuo e diversi feriti, di cui non è stato specificato il numero. L’accaduto è da inserirsi nel quadro di una violenta escalation intrapresa dalle milizie sciite sin dai primi giorni di febbraio. A tal proposito, secondo quanto dichiarato il 26 febbraio dal ministro dell’Informazione del governo legittimo yemenita, Moammar al-Eryani, in una sola notte la città di Ma’rib è stata bersagliata da circa 10 missili. A detta del ministro, inoltre, i ribelli stanno impiegando diversi tipi di armi, tra cui droni e missili balistici, per condurre quelli che sono stati definiti gli attacchi più “atroci”.  

Nel frattempo, nella sera del 28 febbraio, le Nazioni Unite hanno nuovamente messo in guardia dal perdurante deterioramento della situazione nel governatorato di Ma’rib. Quest’ultimo, oltre ad essere ricco di risorse petrolifere, ospita circa un milione di yemeniti, rifugiatisi nel corso degli anni in un’area ritenuta essere un porto sicuro. Motivo per cui, l’Onu ha messo in luce come la perdurante offensiva degli Houthi rischi di esacerbare ulteriormente la situazione umanitaria di migliaia di yemeniti, provocando un aumento dei livelli di fame e malnutrizione. Nel 2021, è stato specificato, sono circa 16 milioni gli yemeniti a rischio carestia. 

A continuare sono altresì le minacce poste dal gruppo sciita all’Arabia Saudita, la quale guida una coalizione scesa in campo il 26 marzo 2015, per coadiuvare le forze filogovernative affiliate al presidente legittimo, Rabbo Mansour Hadi. In tale quadro, nella giornata del 28 febbraio, gli Houthi hanno rivendicato gli attacchi missilistici e per mezzo di droni perpetrati, il giorno precedente, contro la capitale Riad. A tal proposito, i ribelli hanno affermato che sono pronti a condurre azioni di portata ancora più ampia.

Come specificato dal portavoce del gruppo sciita, Yahya Sarea, in una dichiarazione trasmessa dall’emittente televisiva al-Masirah, le forze aeree Houthi sono impegnate in una vasta offensiva contro i territori sauditi. A detta di Sarea, fino alla sera del 28 febbraio, sono stati lanciati un missile balistico, di tipo Zolfaghar, e 15 droni contro “siti sensibili” situati nella “capitale del nemico”, Riad, mentre altri sei droni carichi di esplosivi, e altri 9 di tipo Qasef 2k, hanno preso di mira postazioni militari nelle regioni di Abha e Khamis Mushait, nel Sud del Regno. 

Il conflitto civile yemenita è scoppiato a seguito del colpo di stato Houthi nella capitale Sana’a, del 21 settembre 2014. Al momento, secondo alcuni, il gruppo ribelle sta cercando di spingere la regione “sull’orlo di un conflitto aperto”, con l’obiettivo di ottenere guadagni immediati non solo in merito al dossier yemenita, ma anche in merito all’accordo sul nucleare iraniano, visto che Teheran è considerata tra i sostenitori dei ribelli. 

A tal proposito, secondo il ministro al-Eryani, l’Iran è da includere tra i responsabili non solo della violenta escalation a Ma’rib e degli attacchi contro il Regno saudita, bensì anche dell’esplosione che, il 26 febbraio, ha interessato un’imbarcazione di proprietà di una società israeliana. Tali azioni, a detta del ministro, sono poi da correlarsi all’intervento di Washington. Quest’ultima, sebbene si sia posta in prima linea per favorire una risoluzione pacifica del conflitto yemenita, il 26 febbraio, ha condotto un’operazione militare in Siria, la prima ad aver ricevuto l’approvazione del presidente Joe Biden. Tutto ciò, secondo il ministro al-Eryani, “rivela le vere dimensioni della battaglia”. In tale quadro, gli Houthi rappresentano uno “strumento iraniano”, impiegato per uccidere gli yemeniti,  destabilizzare la sicurezza e la stabilità della regione mediorientale, minacciare il movimento di navi commerciali e nelle rotte internazionali, oltre che per attuare “politiche volte a diffondere anarchia e terrorismo”.

Alla luce di ciò, il ministro ha invitato la comunità internazionale e i membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ad adempiere alle loro responsabilità legali e morali, ad attuare le carte e i principi dell’Onu, a fermare l’interferenza iraniana in  Yemen, ad affrontare le sue politiche sovversive nella regione e a contrastarne le attività terroristiche, con l’obiettivo di proteggere e preservare la pace e la sicurezza a livello regionale e internazionale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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