Venezuela, l’opposizione accusa: “Arrestato un alleato di Guaido”

Pubblicato il 1 marzo 2021 alle 6:26 in America Latina Venezuela

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L’opposizione venezuelana ha accusato un’unità delle forze speciali della polizia di aver arrestato illegalmente l’ex legislatore Gilberto Sojo, un alleato di Juan Guaido. L’unità, nota come Fuerzas de Acciones Especiales (FAES), è stata ampiamente accusata di violazioni dei diritti umani e, più volte, vari attivisti internazionali hanno chiesto al presidente venezuelano, Nicolas Maduro, di abolirla. 

“Sojo è stato rapito dalla FAES, uno squadrone mortale del regime che le Nazioni Unite hanno esortato a sciogliere e il cui capo è stato sanzionato dall’Unione Europea”, ha scritto Guaido nella tarda serata del 25 febbraio. Quest’ultimo è un rivale e un accanito oppositore di Maduro ed è considerato dagli Stati Uniti e da altri Paesi della regione il legittimo presidente del Venezuela.

Il Ministero dell’Informazione di Caracas non ha lasciato commenti subito dopo la dichiarazione di Guaido. Maduro sostiene che gli esponenti dell’opposizione siano regolarmente coinvolti in complotti finalizzati a rovesciare il suo governo, ma, di solito, i funzionari non forniscono prove a supporto di tali accuse.

Sojo è stato eletto nel 2015 come sostituto legislatore mentre era ancora in prigione per aver guidato le proteste contro Maduro. Successivamente, è stato rilasciato ed è stato membro del congresso guidato dall’opposizione. Il mandato dell’Assemblea è ufficialmente scaduto il 5 gennaio, ma l’opposizione contesta le elezioni di dicembre in seguito alle quali il nuovo Parlamento è passato nelle mani della coalizione di governo. 

In seguito all’ultima tornata elettorale dello scorso 6 dicembre, secondo i dati pubblicati dal Consiglio elettorale nazionale (CNE), il Grande Polo Patriottico, la coalizione di partiti che sostiene il presidente Maduro, ha guadagnato la maggioranza parlamentare con il 67,6% dei voti, mentre Alleanza Democratica, che riunisce i cosiddetti “oppositori dissidenti” ha ottenuto il 17,95% delle preferenze. A tale tornata elettorale non si è però presentata l’opposizione guidata da Guaido, che ha deciso di boicottare il voto. Quest’ultima sostiene che l’astensione alle ultime elezioni parlamentari venezuelane sia stata superiore all’80%, mentre il governo afferma che tale dato si è attestato al 69%. Le votazioni non sono state riconosciute da più Paesi latino-americani, dagli USA e dall’UE. Washington ha anche imposto sanzioni contro due individui e un’azienda per aver contribuito a quelle che sono state definite “le elezioni fraudolente” del 6 dicembre scorso.

Il 7 gennaio, l’Unione Europea ha deciso di ritirare il riconoscimento di Guaidó come presidente ad interim del Paese, citando la mancanza delle basi istituzionali per sostenenrlo dopo lo scioglimento dell’Assemblea nazionale. Da quel momento, Bruxelles riconosce la leadership del venezuelano solo come membro di spicco dell’opposizione. Lo ha comunicato l’Alto rappresentante per la politica estera, Josep Borrell, in una breve dichiarazione, pubblicata più di un mese fa, in cui ha evitato di nominare Guaidó “presidente ad interim” o “presidente dell’Assemblea nazionale”, il trattamento abituale che gli era stato riservato dalla stragrande maggioranza degli Stati dell’UE, ma la cui legittimità derivava dalla sua posizione di presidente del precedente Parlamento. La posizione da assumere riguardo a Guaidó è sempre stata un grattacapo per le istituzioni europee. Così, mentre il Parlamento europeo è stato il primo a riconoscere l’oppositore come presidente ad interim nel 2019, il Consiglio europeo non è stato in grado di stabilire una posizione unanime, a causa della riluttanza di Paesi come Italia e Grecia, e nelle sue dichiarazioni ufficiali si riferiva a lui come presidente dell’Assemblea nazionale.

Per quanto riguarda la posizione della nuova amministrazione americana nei confronti del Venezuela, il 20 gennaio, a poche ore dall’inaugurazione della nuova presidenza di Joe Biden, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha pubblicato un nuovo elenco di misure restrittive contro il Paese. Le sanzioni sono state duramente criticate da Caracas. “Il Governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela condanna di fronte a tutta la comunità internazionale una nuova e disperata aggressione contro il popolo venezuelano da parte dell’amministrazione uscente del presidente Donald Trump”, ha riferito il Ministero degli Esteri venezuelano in un comunicato ufficiale il 21 gennaio. Le misure vanno a interessare nel complesso 3 individui, 14 entità tra pubbliche e private e 6 imbarcazioni per i “loro legami ad una rete che tenta di sottrarsi alle sanzioni degli Stati Uniti sul settore petrolifero venezuelano”.

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Chiara Gentili

di Redazione

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