L’Oman: l’intermediario del Golfo che piace anche all’Iran

Pubblicato il 1 marzo 2021 alle 10:26 in Iran Oman

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Nonostante il cambiamento alla leadership del Paese, il Sultanato dell’Oman continua a profondere sforzi diplomatici verso la risoluzione delle crisi regionali, come il conflitto in Yemen. Tra i Paesi con cui Muscat intrattiene buone relazioni vi è anche l’Iran.

Dopo aver incontrato, il 24 febbraio scorso, il ministro degli Esteri saudita, Faisal Farhan al-Saud, il giorno successivo, il 25 febbraio, il ministro degli Esteri omanita, Badr bin Hamad bin Hamoud al-Busaidi, ha tenuto un incontro con l’inviato speciale degli USA in Yemen, Timothy Lenderking, nella capitale Muscat. In tale ultima occasione, è stata ribadita la necessità di rivolgere l’attenzione alla situazione umanitaria in Yemen e di sostenere le iniziative volte a giungere a una soluzione politica del conflitto attraverso un dialogo costruttivo e negoziati di pace. Affermazioni simili erano giunte altresì in una precedente conversazione telefonica con il segretario di Stato USA, Anthony Blinken, in cui era stata ribadita la necessità di promuovere pace e stabilità nella regione mediorientale.

Contatti di tal tipo hanno messo in luce come l’Oman continui a rafforzare il coordinamento con diversi partner a livello sia regionale sia internazionale. Ciò è avvenuto anche dopo la nomina di al-Busaidi, che risale al 18 agosto 2020, il quale ha sostituito Yusuf bin Alawi, considerato un “volto storico” per l’Oman, vista la sua presenza a capo del Ministero per circa vent’anni. Secondo alcuni, la mossa avrebbe potuto apportare modifiche alla politica estera di Muscat, caratterizzata, fino ad allora, da “neutralità” e distanziamento dalle questioni regionali, sulla scia di quanto desiderato dal precedente sultano, Qaboos bin Said al-Said, deceduto il 10 gennaio 2020.

Come raccontato da Foreign Policy, è stato proprio il sultano Qaboos a forgiare il legame che tuttora lega Muscat e Teheran, alla luce di un “debito” contratto dal precedente capo di Stato, da far risalire all’intervento iraniano nella guerra civile omanita, nei primi anni Settanta, quando le truppe iraniane aiutarono le forze armate del sultano a sconfiggere una rivoluzione in atto nel Dhofar, una regione omanita meridionale. È grazie al sostegno di Teheran che Qaboos è riuscito a stabilire il proprio regno e oggi, sebbene il sultano sia deceduto, il suo “regime” sopravvive ancora e con esso la relazione tra il Sultanato e l’Iran.

Nel corso del suo mandato, il sultano Qaboos non ha mai dimenticato il ruolo svolto dall’Iran, il quale lo aveva aiutato “a vincere la guerra”.  Tra il 1972 e il 1975, diverse migliaia di truppe iraniane furono inviate regolarmente in Oman. Tra le prime missioni più rilevanti vi fu l’apertura della Linea Rossa del PFLOAG, una rotta strategica per i rivoluzionari situati tra il Dhofar orientale e occidentale, e fu proprio questa missione a sancire ufficialmente la presenza iraniana in Oman, precedentemente tenuta in segreto. Le truppe di Teheran rimasero nel Sultanato fino al 1979, anno in cui la nascente Repubblica islamica dell’Iran ordinò loro di tornare a casa. Poi, nel corso della Guerra Fredda, Muscat e Teheran cominciarono a condividere alcune paure, dalla “infiltrazione comunista” agli attacchi contro le esportazioni di petrolio nello Stretto di Hormuz, fino allo Yemen del Sud, l’unico stato marxista esistente in Medio Oriente dal 1967 al 1990.  

A tal proposito, si sospettava che gli aiuti cinesi e sovietici arrivassero al Dhofar proprio attraverso lo Yemen meridionale. Il sostegno consisteva in armi leggere, letteratura rivoluzionaria e assistenza finanziaria ridotta, non paragonabile al sostegno iraniano e britannico offerto alle forze del sultano Qaboos. Tuttavia, fu proprio quest’ultimo a dichiarare che, mentre il blocco orientale rimaneva coinvolto nello Yemen meridionale, egli avrebbe fatto affidamento sullo scià, al fine ultimo di limitare l’influenza sovietica nella regione.

Sebbene il legame personale tra il sultano e lo scià sia da considerarsi alla base dell’asse Teheran-Muscat, i due Paesi rafforzarono la loro relazione anche con la nascita della Repubblica islamica dell’Iran. Ciò è da collegarsi alla gratitudine del Sultanato nei confronti dell’Iran, alla politica estera omanita caratterizzata da neutralità e al principio autoproclamato di coesistenza pacifica. Per Qaboos, era stato l’Iran a sostenerlo quando gli altri vicini del Golfo non gli avevano rivolto attenzione.

Anche negli ultimi anni, l’Oman ha rappresentato un canale fondamentale per l’Iran in alcune questioni diplomatiche. Nel 2012, il Sultanato ha favorito colloqui segreti tra alti funzionari statunitensi e iraniani, in vista dei negoziati che avrebbero poi portato all’accordo sul nucleare del 2015. In tale occasione, Muscat ha contribuito ad avvicinare le due parti, portando, a titolo esemplificativo, alla conversazione telefonica tra Barack Obama e Hassan Rouhani del 2013, al rilascio di tre escursionisti statunitensi, arrestati nel 2009, così come alla liberazione di una ricercatrice iraniana-canadese, Homa Hoodfar, nel 2016.

Anche il 7 gennaio 2020, pochi giorni prima della morte di Qaboos, il Sultanato si è posto come mediatore all’interno delle crescenti tensioni tra l’Iran e gli Stati Uniti, il cui apice è stato raggiunto il 3 gennaio, con l’uccisione del comandante a capo della Quds Force, Qassem Soleimani. In tale quadro, uno degli ultimi cablogrammi del sultano Qaboos è stato un messaggio di cordoglio, indirizzato a Rouhani, per le vittime dell’incidente aereo dell’8 gennaio 2020, nel quale persero la vita 176 persone.

Ad oggi, l’Oman continua a desiderare stabilità per la regione mediorientale e una forte relazione con l’Iran risulta essere fondamentale per raggiungere tale obiettivo. Il successore di Qaboos, il cugino Haitham bin Tariq, era stato scelto personalmente dal sultano defunto, il quale scrisse il suo nome in una busta sigillata prima della sua morte. La famiglia al potere scelse poi di aprire la busta e di rispettare la volontà di Qaboos. La nomina immediata di Haitham rivela una sorta di continuità. Il sultano attualmente in carica, il quale vanta una vasta esperienza in campo diplomatico ma nessuna in ambito militare, è stato considerato il candidato più simile a Qaboos. A tal proposito, al momento della sua nomina, il sultano Haitham si è affrettato ad annunciare che avrebbe adottato la politica estera del suo predecessore, caratterizzata da convivenza pacifica.

Diversamente da Qaboos, Haitham non necessita di difendere la sua posizione nei confronti dell’Iran. Tuttavia, egli si trova ad adempiere alla sua missione in un periodo delicato. Da un lato, vi è la perdurante questione del nucleare iraniano e dell’accordo del 2015. Dall’altro lato, i Paesi mediorientali temono di diventare terreno di scontro tra Washington e Teheran. Alla luce di ciò, l’Oman è stato chiamato a svolgere, ancora una volta, un ruolo rilevante all’interno di questioni regionali e internazionali, ponendosi come mediatore tra gli Stati del Golfo, l’Iran e gli USA. 

In conclusione, dichiara Foreign Affairs, si prevede che Muscat continuerà ad essere “amica di tutti, nemica di nessuno”. Ciò significa che, oltre ad adottare una politica estera basata su convivenza pacifica, tolleranza e diplomazia, l’Iran e l’Oman continueranno ad essere legati da una “relazione speciale”.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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