Libia: il premier risponde alle accuse di corruzione

Pubblicato il 1 marzo 2021 alle 12:28 in Africa Libia

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In un momento in cui la Libia è in attesa di conoscere le sorti del proprio percorso politico, il primo ministro ad interim, Adbul Hamid Dbeiba, si è ritrovato a rispondere ad accuse di corruzione. 

In particolare, secondo quanto riportato da al-Arabiya, estratti di un rapporto, non ancora pubblicato, elaborato da esperti delle Nazioni Unite, hanno rivelato che almeno tre partecipanti alla prima sessione del Forum di dialogo politico, svoltasi a Tunisi dal 9 al 16 novembre 2020, hanno ricevuto tangenti per una cifra che oscilla tra 150.000 e 200.000 dollari, al fine favorire la nomina di Dbeiba a capo del futuro esecutivo. Ciò è effettivamente avvenuto al termine del processo elettorale, conclusosi il 5 febbraio scorso. Motivo per cui, è stato evidenziato come notizie di tal tipo possano mettere a repentaglio i progressi ottenuti fino ad ora in Libia a livello politico, oltre che alla credibilità dell’organismo che opera sotto l’egida delle Nazioni Unite, il Forum di dialogo politico. 

Tuttavia, il 28 febbraio, il premier ha smentito le accuse, affermando che queste derivano da notizie false diffuse da chi cerca di ostacolare la formazione del nuovo governo, oltre che alla riconciliazione nazionale raggiunta nelle ultime settimane. Le procedure portate avanti all’interno del Forum di dialogo politico, ha riferito il primo ministro, sono state caratterizzate da trasparenza e integrità. Le informazioni circolate sono, pertanto, da ritenersi false e chi cerca di cambiare la realtà dei fatti sta, in realtà, provando a minare l’intero percorso politico. Un approccio di tal tipo, ha poi affermato il premier, ha già caratterizzato la Libia in passato, causando divisione e conflitto, oltre che sofferenze per la popolazione libica.

Stando a quanto riferito da Dbeiba, un episodio simile sta avvenendo in concomitanza con la conclusione positiva di una prima fase della road map stabilita a Tunisi. Il riferimento va alla formazione di una nuova squadra governativa, dopo che, il 26 febbraio, sono stati presentati i criteri alla base della sua composizione. In questo modo, ha dichiarato il premier, si spera di porre fine allo stato di divisione interna a livello politico e istituzionale, così da poter volgere l’attenzione alle problematiche economiche del Paese e alla carenza di servizi. Il futuro governo, ha affermato il premier, non vede l’ora di poter cominciare a lavorare. 

Al momento, non sono stati ancora rivelati i nomi delle personalità che andranno ad avere mansioni all’interno della futura squadra governativa, la quale, insieme al Consiglio presidenziale, anch’esso nominato il 5 febbraio, avrà il compito di guidare la Libia in una fase di transizione, ovvero fino alle elezioni legislative e presidenziali del 24 dicembre prossimo. In tale quadro, la Camera dei Rappresentanti di Tobruk ha riferito che, l’8 marzo prossimo, terrà una seduta straordinaria volta a discutere del voto di fiducia del nuovo esecutivo. Al contempo, il Comitato militare 5+5 si è detto disposto ad ospitare a Sirte la sessione di fiducia al nuovo governo di unità nazionale. Secondo quanto rivelato da fonti vicine a Dbebiba al quotidiano Asharq al-Awsat, la lista dei ministri è in fase di finalizzazione. Nel caso in cui questa non ottenga la fiducia del Parlamento entro il 19 marzo, sarà interpellato nuovamente il Forum di dialogo politico. 

Nel frattempo,  nella capitale Tripoli, la situazione di sicurezza interna risulta essere precaria.  Stando a quanto riportato da Asharq al-Awsat, la capitale Tripoli è stata testimone, il 27 febbraio, di una situazione di caos, che ha fatto seguito all’uccisione di un membro di una milizia affiliata alle “forze di deterrenza”, a loro volta fedeli al Governo di Accordo Nazionale (GNA). Residenti e testimoni oculari hanno dichiarato di aver assistito a scontri e di aver udito spari nei pressi della base militare e dell’aeroporto di Mitiga, controllato proprio dalle forze di deterrenza. All’origine delle tensioni vi sarebbe la milizia guidata da Ayoub Bouras, i “Rivoluzionari di Tripoli”. 

Nonostante la perdurante incertezza politica, la Libia spera di poter giungere alla fine della crisi che ha caratterizzato il Paese sin dal 17 febbraio 2011 e di poter realizzare la transizione democratica auspicata.  Negli ultimi anni, il Paese Nord-africano è stato testimone di una guerra civile. Ad affrontarsi a livello militare vi sono stati l’esercito legato al GNA e l’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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