Iraq: Baghdad come Nasiriya, organizzate marce di protesta 

Pubblicato il 1 marzo 2021 alle 17:22 in Iraq Medio Oriente

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Nonostante il ritorno a una situazione di relativa calma nel governatorato meridionale iracheno di Dhi Qar, anche a Baghdad i cittadini hanno provato a scendere in piazza, per mostrare solidarietà ai compatrioti di Nasiriya.

A riferirlo, lunedì primo marzo, il quotidiano al-Arabiya, a seguito di una violenta ondata di proteste che ha caratterizzato, nel corso degli ultimi giorni, la città meridionale di Nasiriya, provocando decine di vittime. In particolare, il bilancio include almeno 5 morti e circa 175 feriti, tra civili e agenti di polizia. Stando a quanto riportato dal quotidiano, le forze di sicurezza irachene sono, invece, riuscite ad impedire raduni nella capitale, attivandosi fin da subito per disperdere i gruppi di manifestanti desiderosi di mostrare la propria solidarietà agli abitanti di Nasiriya. Tuttavia, non sono mancate situazioni di “attrito” tra i cittadini scesi in piazza e le forze dell’ordine irachene che hanno provato a impedire lo scoppio di violente manifestazioni anche a Baghdad. 

Circa Nasiriya, qui le tensioni sono durate fino al 27 febbraio, giorno in cui è stato registrato il ferimento di circa 40 persone, a causa degli scontri tra cittadini e forze dell’ordine. Secondo quanto riportato da fonti mediche locali, alcune delle vittime sono decedute dopo essere state sparate con proiettili. A tal proposito, gli agenti iracheni sono stati accusati di aver impiegato gas lacrimogeni e proiettili vivi per far fronte alla folla di manifestanti, a sua volta vista lanciare pietre e appiccare incendi. Simili accuse sono giunte, nella sera del 26 febbraio, anche da Amnesty International, la quale ha riferito di aver visionato video su quanto accaduto.

Alla base delle ultime proteste di Nasiriya, durate per circa una settimana, vi è la richiesta degli abitanti di Dhi Qar di licenziare il governatore Nazem al-Waeli e il suo entourage, alla luce di un quadro economico e sociale in continuo peggioramento. Inoltre, come riportato dal vicegovernatore, Hazem Al-Saeedi, i manifestanti richiedono di portare davanti alla giustizia coloro che sono coinvolti in casi di corruzione o che sono ritenuti essere responsabili delle uccisioni di attivisti e manifestanti.

Di fronte a una escalation di violenza, il primo ministro Mustafa al-Kadhimi, in un incontro del Consiglio ministeriale per la sicurezza nazionale, svoltosi nella sera del 28 febbraio, ha ribadito il diritto della popolazione irachena a manifestare, sancito dalla Costituzione, e l’importanza di proteggere i cittadini scesi in piazza. Come affermato dal premier, “gli ordini sono molto chiari riguardo al divieto di utilizzo di proiettili veri contro i manifestanti”. Al contempo, al-Kadhimi ha dichiarato che non verrà accettato alcun atto di repressione delle manifestazioni e che tutti coloro che attaccano i gruppi scesi per le strade di Nasiriya verranno portati davanti alla giustizia. A tal proposito, sono state avviate indagini per scoprire le dinamiche che hanno causato la morte dei civili iracheni. 

Circa la richiesta degli abitanti di Dhi Qar, il premier ha affermato che “la decisione di cambiare il governatore è stata presa mesi fa”. Tuttavia, la regione è caratterizzata da una “sorta di polarizzazione” a livello politico e scegliere un nuovo governatore richiede dapprima raggiungere un consenso interno. Nel frattempo, i manifestanti di Nasiriya hanno concesso tre giorni di tregua, a partire dal 28 febbraio, al termine dei quali si aspettano di ricevere una riposta concreta. 

 

In realtà, già in precedenza, l’Iraq era stato testimone di continue proteste, scoppiate il primo ottobre 2019, quando manifestanti iracheni erano scesi per le strade di Baghdad e di diverse città meridionali per richiedere le dimissioni del governo, del Parlamento e del capo di Stato, così come elezioni anticipate sotto l’egida delle Nazioni Unite, una nuova legge elettorale e l’istituzione di un tribunale speciale per i casi di corruzione, che portasse davanti alla giustizia responsabili e imputati dal 2003, sul modello del tribunale del precedente regime. Il popolo ha da sempre evidenziato, oltre al malfunzionamento di governo e servizi e alla dilagante corruzione, anche la disoccupazione, in particolare giovanile, e, a seguito dell’escalation verificatasi a cavallo tra il 2019 ed il 2020, era stata messa in luce l’influenza di Washington e Teheran nel Paese.

A tal proposito, sono stati numerosi gli arresti o omicidi dei rappresentanti di quel movimento nato il primo ottobre 2019. Al-Kadhimi, il 29 novembre 2020, aveva deciso di istituire una squadra di emergenza, affiliata al governo centrale, volta a salvaguardare i manifestanti pacifici, le istituzioni statali e le proprietà private, dopo che, nei giorni precedenti, Dhi Qar era stato testimone di violente proteste organizzate dal Movimento Sadrista, su invito del proprio leader, Muqtada al-Sadr. La squadra, guidata dal consigliere per la sicurezza, Qasem al-Araji, e composta da altri funzionari iracheni, aveva l’obiettivo di aprire canali di dialogo con i gruppi di manifestanti e tenere sotto controllo la situazione. Tuttavia, la situazione non è stata mai del tutto risolta. 

 
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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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