Esercitazioni NATO Poseidon 21: la Bulgaria non partecipa

Pubblicato il 1 marzo 2021 alle 18:30 in Bulgaria NATO

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La Bulgaria non parteciperà alle esercitazioni Poseidon 21 della NATO, in corso nel Mar Nero, a causa della presenza, tra i militari della sua Marina, di casi positivi al Covid-19. Lo ha affermato Mihai Panait, capo di Stato maggiore delle Forze Navali della Romania, il Paese che ospita le esercitazioni.

Le manovre dell’Alleanza Atlantica sono iniziate nel porto romeno di Costanza il 27 febbraio e dureranno fino al 6 marzo. Gli Stati partecipanti, esclusa la Bulgaria, sono Grecia, Spagna, Turchia e Stati Uniti. “Il partner bulgaro, questa volta, ha un problema con la pandemia di coronavirus. Per questo, si è rifiutato di partecipare a questa esercitazione multinazionale”, ha dichiarato Panait, intervistato dall’emittente radiofonica rumena Radio România Actualități. Il capo di Stato maggiore ha inoltre sottolineato che i militari della Marina rumena sono stati sottoposti ad una quarantena di due settimane e hanno ricevuto i vaccini contro il coronavirus prima di partecipare alle esercitazioni.

Poseidon si svolge ogni anno dal 2016, quando la Romania, per la prima volta, ha suggerito che l’Alleanza rafforzasse i livelli di sicurezza nel fianco sud-orientale dell’Europa ed incrementasse la sua presenza nella regione del Mar Nero. Le esercitazioni di quest’anno arrivano dopo che il cacciatorpediniere missilistico guidato, USS Porter, si è unito ad un suo simile, l’USS Donald Cook, e alla nave da rifornimento USNS Laramie, il 28 gennaio, nel più grande dispiegamento di forze navali statunitensi nel Mar Nero dal 2017. Il cacciatorpediniere Donald Cook era entrato in quelle acque qualche giorno prima, il 23 gennaio, per condurre operazioni di presenza, dimostrare impegno nei confronti degli alleati e dei partner della NATO nella regione e impegnarsi in esercitazioni per rafforzare l’interoperabilità e la prontezza collettiva. Il 10 febbraio, le due navi hanno completato le manovre congiunte e hanno lasciato il Mar Nero dopo 17 giorni di operazioni al fianco dei partner dell’Alleanza. Mentre le navi da guerra statunitensi navigavano nel Mar Nero, un sistema missilistico di difesa costiera russo marciava verso un’area di posizionamento in Crimea come parte delle sue esercitazioni, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa di Mosca, Tass. Allo stesso tempo, l’equipaggio della fregata ammiraglio Makarov, della flotta russa del Mar Nero, teneva esercitazioni a bordo durante l’ingresso delle navi da guerra statunitensi.

Il 9 febbraio, il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, aveva dichiarato in una conferenza stampa congiunta con il primo ministro ucraino, Denis Shmygal, a Bruxelles, che la regione del Mar Nero era di importanza strategica per tutti i membri e partner della NATO, il che spingeva l’alleanza ad aumentare la sua presenza lì. A sua volta, il primo ministro ucraino aveva affermato che quest’anno il suo Paese avrebbe tenuto le esercitazioni “Unbreakable Resilience”, congiuntamente alle forze della NATO, nella città portuale di Odessa.

Il Ministero degli Esteri russo ha ripetutamente affermato che la presenza di navi da guerra nel Mar Nero, appartenenti a Stati al di fuori della regione, aumenta l’instabilità. Gli Stati Uniti, dal canto loro, insistono sul fatto di agire nel quadro della Convenzione di Montreux, sottoscritta nel 1936 anche dall’allora Unione Sovietica, che regola il transito delle navi militari attraverso lo stretto del Bosforo e dei Dardanelli durante le esercitazioni in acque internazionali.

A detta degli esperti, ci si aspetta nei prossimi mesi un impegno continuo della NATO nella regione, poiché gli alleati cercano di sostenere una deterrenza credibile contro la Russia. Tuttavia, poiché il Mar Nero rappresenta un interesse vitale per la politica estera ed interna del Cremlino, che considera l’area fondamentale per il progresso dei propri obiettivi economici e geo-strategici, qualsiasi attività guidata dagli Stati Uniti o dalla NATO nella regione rischia di subire interruzioni da parte delle forze russe. Tuttavia, un conflitto navale frontale è altamente improbabile poiché gli Stati Uniti e i loro alleati della NATO hanno molte più probabilità di perseguire la politica della diplomazia piuttosto che quella dell’aggressione.

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Chiara Gentili

di Redazione

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