Armenia: proteste contro il primo ministro in un edificio governativo

Pubblicato il 1 marzo 2021 alle 16:38 in Armenia Europa

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Il primo marzo, un gruppo di manifestanti ha fatto irruzione in un edificio governativo della capitale armena, Yerevan, per chiedere le dimissioni del primo ministro, Nikol Pashinyan, accusato di aver mal gestito il conflitto in Nagorno-Karabakh.

La protesta si è svolta pacificamente e alcuni video pubblicati sui social media hanno mostrato gruppi di manifestanti, tra cui una persona con un megafono, tenuti sotto osservazione della polizia. Si è trattato di una contro-manifestazione rispetto a quelle che si sono tenute il 25 febbraio, a supporto del primo ministro. In tale data, Pashinyan era riuscito a radunare molti sostenitori, chiedendogli di scendere in piazza per ostacolare quello che aveva definito “un tentativo di colpo di stato militare”, dopo che anche l’esercito aveva chiesto le sue dimissioni. La richiesta era contenuta in un documento che era stato firmato dal capo di Stato Maggiore delle Forze Armate, Onik Gasparyan, e da vice ufficiali di vari dipartimenti dell’Esercito. A loro avviso, il premier e l’esecutivo di Yerevan sarebbero “incapaci di prendere decisioni adeguate in una situazione di crisi”.

Di conseguenza, nel pomeriggio del 25 febbraio, Yerevan è stata teatro di proteste da parte di due “schieramenti”. Da un lato, il primo ministro e i suoi sostenitori si sono radunati a piazza della Repubblica, e hanno marciato per le strade della capitale armena. Stando a quanto riportato dai media, i seguaci del premier erano circa 1000. Dopo un’ora, Pashinyan ha reso nota la fine della manifestazione, e ha invitato le forze politiche del Paese ad avviare un processo di consultazioni. Dall’altro, l’opposizione armena si è raggruppata davanti al Parlamento, barricando la strada e chiedendo a gran voce le dimissioni del primo ministro. Le proteste, secondo il leader del Movimento per la Salvezza della Patria, Artur Vanetsyan, andranno avanti indefinitamente. Inoltre, il politico ha spiegato che tali azioni non sono un tentativo di colpo di Stato, ma il diritto costituzionale dell’Esercito di indicare Pashinyan come “il principale nemico che minaccia la sicurezza dell’Armenia”. 

La situazione in Armenia è particolarmente tesa dall’autunno 2020. In particolare, a partire dal 27 settembre, le ostilità tra Armenia e Azerbaijan nel territorio conteso del Nagorno-Karabakh sono sfociate in un conflitto aperto. Gli scontri sono poi terminati con la firma di un accordo di cessate il fuoco, il 9 novembre 2020, raggiunto grazie alla mediazione della Russia. Il passaggio più controverso dell’intesa riguarda la parte del territorio del Nagorno-Karabakh precedentemente controllata dalle Forze Armate armene, la quale comprende la città di Shusha, a 11 km dal centro amministrativo dell’enclave, la città di Stepanakert, che è ritornata sotto la giurisdizione di Baku. In un discorso al popolo armeno, Pashinyan aveva definito la decisione di porre fine al conflitto armato un passo necessario per evitare il collasso militare. Da parte loro, però, i rappresentanti dell’opposizione del Paese hanno descritto i termini del cessate il fuoco una “capitolazione” e, sin da allora, hanno iniziato a reclamare le dimissioni del primo ministro.

Inoltre, le tensioni tra il primo ministro e le Forze Armate armene si sono intensificate a causa della disputa sull’uso, da parte dell’Armenia, dei complessi operativi e tattici “Iskander” acquisiti dalla Russia durante il conflitto in Nagorno-Karabakh, a settembre 2020. In merito, il 16 febbraio, l’ex presidente di Yerevan, Serzh Sargsyan, aveva affermato che i militari armeni avrebbero dovuto avvalersi di tali attrezzature nei primi giorni di combattimento. Al contrario, Pashinyan, in un’intervista del 23 febbraio, ha sostenuto che quest’arma fosse “inefficace”. Il Ministero della Difesa dell’Armenia ha rifiutato di commentare la dichiarazione del premier, ma il primo vice capo di Stato Maggiore, Tiran Khachatryan, ha descritto le sue parole come “superficiali”.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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