Arabia Saudita: il “gigante petrolifero” non riesce a ridurre i debiti

Pubblicato il 1 marzo 2021 alle 18:31 in Arabia Saudita Medio Oriente

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Saudi Aramco, la compagnia petrolifera statale dell’Arabia Saudita, considerata tra le maggiori a livello internazionale, ha chiesto alle banche di estendere di un altro anno un prestito di 10 miliardi di dollari, concesso nel mese di maggio 2020. La mossa ha fatto pensare che il “gigante petrolifero” non sia ancora riuscito a ridurre il proprio debito, contratto a seguito della pandemia di Covid-19 e del calo dei prezzi di petrolio.

A riportare la notizia, lunedì primo marzo, è stato il  quotidiano al-Jazeera, sulla base delle informazioni rivelate da fonti a conoscenza dei fatti, le quali, a loro volta, hanno confermato un rapporto di Loan Pricing Corporation (LPC), di proprietà di Refinitiv, un fornitore di dati e informazioni sui mercati finanziari a livello internazionale. Come specificato da LPC, ora saranno le banche a decidere se estendere o meno il prestito concesso, ma si prevede che i creditori non opporranno grandi ostacoli, in quanto desiderosi di preservare buone relazioni con Saudi Aramco, anche con la speranza di ricevere vantaggi in futuro.

Stando a quanto riferito da una delle fonti, il prestito era stato inizialmente concesso a 50 punti base rispetto al LIBOR, un tasso che aumenta man mano che viene prelevato più denaro dalla struttura. Ora, Saudi Aramco  potrebbe provare a ridurre i prezzi di 10-15 punti base. Anche un banchiere si è detto d’accordo con tale ipotesi. In particolare, la compagnia saudita potrebbe cercare di diminuire i prezzi, sostenendo che le condizioni di mercato sono migliorate da maggio 2020, quando il costo del petrolio era molto più basso e vi era molta incertezza derivante dalla pandemia. In tale quadro, l’8 febbraio scorso, il Brent ha toccato quota 60,03 dollari al barile nell’indice ICE, una cifra che non era stata mai raggiunta dal 26 gennaio 2020. Poi, nelle settimane successive, si è attestato a 66,13 dollari, rispetto ai 30 di maggio 2020. 

Secondo le medesime fonti, Saudi Aramco avrebbe utilizzato il prestito richiesto per sostenere l’acquisizione di una partecipazione del 70% in Saudi Basic Industries Corp (SABIC) dal Fondo per gli investimenti pubblici dell’Arabia Saudita, con un accordo del valore di quasi 70 miliardi di dollari. LPC aveva precedentemente riferito, citando un banchiere, che il prestito sarebbe stato rimborsato con i proventi di una vendita di obbligazioni entro il quarto trimestre del 2020. Ciò, però, non è accaduto, anche se Aramco ha raccolto 8 miliardi di dollari in un accordo obbligazionario a novembre 2020.

Nel corso dello scorso anno, i profitti di Saudi Aramco hanno subito una diminuzione, ma sono rimasti fedeli al promesso dividendo annuale pari a 75 miliardi di dollari, per la maggior parte destinati al governo saudita. Ora, a detta di HSBC, le prospettive di Saudi Aramco sembrano più positive e promettenti per il 2021, alla luce di un possibile calo del debito netto e un eventuale aumento dei dividendi.

La compagnia saudita, dal canto suo, non ha ancora rilasciato commenti riguardo l’estensione del prestito. Tuttavia, risalgono al 28 gennaio le parole del principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, il quale, in occasione della conferenza della Future Investment Initiative, aveva riferito che Saudi Aramco, dopo aver completato la più grande offerta pubblica iniziale del mondo alla fine del 2019, ha raccolto 25,6 miliardi dollari e ha venduto successivamente più azioni per aumentare il totale a 29,4 miliardi. Al momento, il gigante petrolifero, a detta del governatore saudita, è pronto a vendere un maggior numero di azioni, nel quadro di un piano volto a rafforzare il fondo sovrano principale del Regno, il PIF. 

Nonostante la solidità degli asset di Aramco, il perdurare della recessione sui mercati globali e il calo del prezzo del petrolio hanno spinto la compagnia a ricorrere ai mercati internazionali per ottenere finanziamenti  fronteggiare eventuali emergenze. Tuttavia, secondo alcuni analisti, la compagnia petrolifera di proprietà del governo saudita sembra essere in una solida posizione finanziaria rispetto ad altre compagnie internazionali, grazie alla strategia di espansione lanciata negli ultimi due anni. Il rapporto tra il debito di Aramco e il suo valore di mercato è sceso a meno 5% nel primo trimestre del 2020, rispetto a un intervallo dall’11% al 36% per i suoi concorrenti occidentali.

Durante il 2019, l’Arabia Saudita ha quotato circa l’1,7% di Aramco nella borsa locale, rendendo la compagnia la società di maggior valore al mondo. Inoltre, negli anni, Riad ha attirato investitori con una promessa di 75 miliardi di dollari di dividendi nei cinque anni successivi. Tuttavia, come spiegato da alcuni analisti, per il Regno il debito è motivo di preoccupazione, in quanto il calo dei prezzi del petrolio causa un forte calo delle entrate saudite. 

Anche l’Arabia Saudita è stata colpita dagli effetti provocati dalla pandemia e dal calo dei prezzi di petrolio, in un anno, il 2020, che è risultato essere difficile per l’intera economia globale. I ricavi sono ammontati a 770 miliardi di riyal, mentre la spesa effettiva nel 2020 è stata pari a 1068 miliardi, il che ha fatto sì che il deficit ammontasse a 298 miliardi di riyal, pari al 12% del PIL. Il debito pubblico saudita ha toccato, invece, il 34% del PIL nel 2020. Inoltre, la spesa nel bilancio saudita 2020 è aumentata del 4,7% rispetto alle stime iniziali, mentre gli stanziamenti aggiuntivi sul bilancio approvato nel 2020 sono ammontati a 159 miliardi di riyal. Questi hanno riguardato soprattutto il fondo sanitario, con il fine di sostenere il settore a far fronte alla pandemia di Coronavirus. Al contempo, sono stati raggiunti livelli record per i ricavi non petroliferi, pari a 358 miliardi di riyal, ovvero il 46,5% dei ricavi totali. Quelli derivanti da risorse petrolifere sono ammontati, invece, a 412 miliardi di riyal, in calo rispetto ai 513 previsti nel bilancio 2020.

 
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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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