Yemen: continuano gli scontri a Ma’rib, missili contro Riad

Pubblicato il 28 febbraio 2021 alle 11:10 in Arabia Saudita Yemen

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Circa 50 persone sono morte negli scontri nel governatorato di Ma’rib tra le forze del governo legittimo riconosciuto a livello internazionale del presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, e quelle dei ribelli sciiti Houthi, il 27 febbraio. Il giorno dopo, la coalizione di Stati guidati dall’Arabia Saudita, intervenuta nel conflitto in Yemen il 26 marzo 2015, ha rivelato di aver neutralizzato un attacco missilistico contro Riad e almeno sei aggressioni realizzate con droni armati contro il Sud del Regno da parte degli Houthi.

Secondo quanto riferito da una fonte governativa il 27 febbraio, tra i 50 morti, 22 sarebbero membri delle forze di Hadi e comprenderebbero un comandante delle forze speciali yemenite, il generale Abdel Ghani Shaalan. Gli altri 28 deceduti sarebbero, invece, militanti Houthi. Questi ultimi hanno affermato che la coalizione a guida saudita avrebbe lanciato più di dodici attacchi aerei a sostegno delle forze di terra di Hadi. Il 26 febbraio, invece, altre 60 persone avrebbero perso la vita nella battaglia per Ma’rib, determinando la giornata più sanguinosa da quando sono ripresi gli scontri nell’area.

La regione settentrionale di Ma’rib, città situata a circa 120 km a Est della capitale Sana’a, è l’ultima roccaforte in mano alle forze di Hadi e, dallo scorso 8 febbraio, gli Houthi hanno intensificato i combattimenti per prenderne il controllo. Al momento, secondo fonti interne al governo yemenita, i combattimenti starebbero continuando in tutto il territorio ma nessuna delle forze avrebbe fatto passi in avanti sul campo.

Ma’rib è situata nei pressi dei maggiori depositi petroliferi dello Yemen e la sua conquista potrebbe essere particolarmente importante per i ribelli sciiti Houthi che, secondo più osservatori, vorrebbero assoggettarla prima di avviare negoziati di pace con il governo. Secondo stime dell’Onu, nel governatorato vi sarebbero circa 2 milioni di persone sfollate e circa 400.000 bambini sotto i cinque anni sarebbero malnutriti.

Parallelamente alle ultime violenze a Ma’rib, il 28 febbraio, la coalizione a guida saudita ha confermato di aver individuato e distrutto missili balistici lanciati contro la capitale saudita Riad dagli Houthi. Nella città, è in corso la manifestazione sportiva automobilistica Formula E, alla quale ha presenziato anche il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman. Separatamente, poi, almeno sei droni carichi di esplosivo sarebbero stati lanciati contro diverse città dell’Arabia Saudita, come Jazan e altri centri del Sud, ma sarebbero stati fermati dalla coalizione. Il 27 febbraio, le forze guidate dall’Arabia Saudita avevano già denunciato ripetuti attacchi contro il Regno.

Nel contesto della guerra civile in Yemen, la coalizione a guida saudita è intervenuta in sostegno del governo riconosciuto a livello internazionale del presidente Rabbo Mansour Hadi e ne fanno parte l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Sudan, il Bahrain, il Kuwait, il Qatar, l’Egitto, il Marocco, la Giordania e il Senegal. I ribelli sciiti Houthi dello Yemen che si scontrano con il governo di Hadi sono, invece, sostenuti dall’Iran e dalle milizie libanesi filo-iraniane di Hezbollah, sebbene non ufficialmente.

In Yemen, è in corso una guerra civile, descritta dall’Onu come la peggior crisi umanitaria al mondo, da quando i ribelli sciiti Houthi hanno iniziato a combattere per il controllo sulle regioni meridionali del Paese. Il 21 settembre 2014, sostenuti dal precedente regime del defunto presidente Ali Abdullah Saleh, gli Houthi avevano effettuato un colpo di Stato che aveva consentito loro di prendere il controllo delle istituzioni statali nella capitale Sana’a. Il presidente legittimo Hadi era stato inizialmente messo ai domiciliari presso la propria abitazione nella capitale e, dopo settimane, era riuscito a fuggire, recandosi dapprima ad Aden, attuale sede provvisoria del governo, e poi in Arabia Saudita, dove risiede tutt’ora.

L’amministrazione dell’ex presidente statunitense, Donald Trump, aveva designato gli Houthi come un gruppo terroristico il 19 gennaio scorso. Tuttavia, dopo l’insediamento alla Casa Bianca del nuovo presidente Joe Biden, il 20 gennaio successivo, Washington aveva avviato una revisione della designazione, spinta dall’allarme di vari gruppi umanitari e dell’Onu. Il 12 febbraio, quindi, il segretario di Stato degli USA, Antony Blinken, aveva annunciato che gli USA avrebbero ufficialmente rimosso i ribelli sciiti Houthi, anche detti Ansarallah, dalla lista delle organizzazioni terroristiche straniere e da quella degli Specially Designated Global Terrorist (SDGT) dal 16 febbraio, specificando che classificheranno i responsabili degli attacchi missilistici contro l’Arabia Saudita come terroristi individualmente.

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Camilla Canestri

di Redazione

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