Yemen: Abu Dhabi continua ad armare i combattenti di Socotra

Pubblicato il 28 febbraio 2021 alle 7:00 in Emirati Arabi Uniti Yemen

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Le autorità dell’arcipelago di Socotra hanno accusato gli Emirati Arabi Uniti (UAE) di continuare a sostenere i combattenti dell’isola yemenita, rischiando di minare le intese raggiunte con il governo legittimo nel quadro del cosiddetto Accordo di Riad.

In particolare, secondo quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, il governatore di Socotra, Ramzi Mahrous, il 25 febbraio ha ricevuto una lettera inviata dal direttore generale del porto dell’isola, Riyad Saeed Suleiman, in cui veniva richiesta la possibilità di sequestrare una nave emiratina, dal nome “Takreem”, con a bordo equipaggiamento militare. L’imbarcazione, stando a quanto specificato, appartiene alla Fondazione al-Khalifa, che si occupa di attività di carattere umanitario, ed è approdata a Socotra con l’intento di scaricare veicoli militari inviati da Abu Dhabi, nello specifico 13 automobili e 6 autobus, i quali, però, sono stati successivamente sequestrati dalle autorità portuali. Come dichiarato nella lettera, si pensa che il carico emiratino contenga anche altro materiale, presumibilmente di tipo militare.

Nel commentare l’accaduto, il governatore Mahorus ha accusato gli UAE di continuare a sostenere militarmente i gruppi armati locali, rischiando di alimentare il caos sull’isola, oltre a violare l’accordo di Riad, siglato il 5 novembre 2019 dal governo legittimo yemenita e dai gruppi separatisti del Sud, rappresentati dal Consiglio di Transizione Meridionale (STC), quest’ultimo appoggiato proprio da Abu Dhabi. Inviare una nave con a bordo equipaggiamento militare, a detta di Mahrous, rappresenta una sfida al governo yemenita affiliato al presidente legittimo Rabbo Mansour Hadi. Inoltre, una mobilitazione di tal tipo è indice del tentativo dei gruppi separatisti locali di privare il governatorato della sua sovranità, facendo leva sul sostegno “esterno”. Il tutto, però, a detta del governatore, rischia di destabilizzare la sicurezza dell’isola. Motivo per cui, Mahorus ha dichiarato di aver riferito al presidente Hadi delle “operazioni provocatorie”, oltre che arbitrarie, condotte dagli UAE, e ha sottolineato che la coalizione a guida saudita, di cui gli Emirati sono membri, è chiamata a rispettare gli impegni presi.

Abu Dhabi, sostenitrice delle forze separatiste, è stata più volte accusata di incrementare la propria presenza nella suddetta isola, situata nell’Oceano Indiano, vicino al Golfo di Aden. Già il 19 maggio 2020, quando le relazioni tra il governo yemenita e il STC erano ancora tese, un consigliere del Ministero delle informazioni yemenita, Mukhtar al-Rahbi, aveva dichiarato che gli Emirati Arabi Uniti avevano stanziato 30 milioni di dirham, pari a circa 8 milioni di dollari, per finanziare gli sforzi delle forze del Consiglio di transizione meridionale volti a prendere il controllo di Socotra.

Gli Emirati, inoltre, avrebbero esercitato pressioni su Riad, affinché questa retrocedesse da uno dei punti stabiliti nel rinnovato accordo che, il 29 luglio 2020, ha messo nuovamente fine alle tensioni tra il governo yemenita e le forze separatiste. In base ad uno dei punti concordati, la situazione sull’isola sarebbe dovuta ritornare a quella precedente al 26 aprile 2020, data in cui il Consiglio di Transizione Meridionale aveva affermato di voler istituire un governo autonomo nel Sud del Paese, Socotra inclusa. Successivamente, il 20 giugno, i gruppi secessionisti avevano riferito di aver preso il controllo delle strutture governative e delle basi militari del governatorato, oltre che del capoluogo Hadibu, a due giorni di distanza dal ritiro delle forze dell’Arabia Saudita dall’isola, le quali avevano consegnato le proprie basi militari collocate ad Hadibu proprio agli UAE. 

Con l’annuncio della formazione del governo unitario yemenita, il 18 dicembre 2020, le tensioni sul campo tra i separatisti yemeniti del Sud e le forze filogovernative sembrano essersi placate e l’alleanza saudita-emiratina, che aveva precedentemente rischiato di crollare, è stata ricompattata. Tuttavia, funzionari, anziani delle tribù e attivisti di Socotra continuano a temere che l’isola possa cadere nelle mani di Abu Dhabi. Per gli UAE, controllare una tale area significa rafforzare la propria presenza militare e commerciale nell’Oceano Indiano, aumentando, in tal modo, il proprio prestigio.

  

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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