Yemen: Houthi attaccano l’Arabia Saudita quattro volte in 24 ore

Pubblicato il 27 febbraio 2021 alle 19:37 in Arabia Saudita Yemen

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La coalizione di Stati guidati dall’Arabia Saudita, intervenuta nel conflitto in Yemen il 26 marzo 2015, ha affermato di aver intercettato e abbattuto un drone carico di esplosivo lanciato dai ribelli sciiti Houthi dello Yemen e diretto verso la città di Khamis Mushait, situata a Sud-Ovest del territorio saudita, il 27 febbraio. Nelle 24 ore precedenti, la coalizione aveva già sventato altri tre attacchi degli Houthi contro i territori a Sud dell’Arabia Saudita.

Il 26 febbraio, il portavoce della coalizione, il colonnello Turki al-Maliki, aveva riferito che, durante la notte, le proprie forze erano riuscite ad intercettare e distruggere un primo drone carico di esplosivo lanciato dagli Houthi sempre contro la città saudita di Khamis Mushait. Poche ore dopo, i ribelli sciiti dello Yemen avevano quindi tentato di sferrare un secondo attacco, con le stesse modalità del primo, sempre contro il Sud dell’Arabia Saudita. Al-Maliki aveva quindi accusato gli Houthi di prendere di mira oggetti e soggetti civili in modo sistematico e deliberato, commettendo così crimini di guerra.

Nella sera del 26 febbraio, poi, la coalizione ha reso noto che gli Houthi avevano lanciato anche un missile balistico contro un’aerea del territorio saudita meridionale in cui sono presenti insediamenti civili. L’ordigno era stato poi intercettato e distrutto dalle forze della coalizione prima che potesse atterrare. La coalizione aveva quindi affermato di aver adottato misure operative per proteggere i civili in base alla legge umanitaria internazionale.

Nel contesto della guerra civile in Yemen, la coalizione a guida saudita è intervenuta in sostegno del governo riconosciuto a livello internazionale del presidente Rabbo Mansour Hadi e ne fanno parte l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Sudan, il Bahrain, il Kuwait, il Qatar, l’Egitto, il Marocco, la Giordania e il Senegal. I ribelli sciiti Houthi dello Yemen che si scontrano con il governo di Hadi sono, invece, sostenuti dall’Iran e dalle milizie libanesi filo-iraniane di Hezbollah, sebbene non ufficialmente.

In Yemen, è in corso una guerra civile, descritta dall’Onu come la peggior crisi umanitaria al mondo, da quando i ribelli sciiti Houthi hanno iniziato a combattere per il controllo sulle regioni meridionali del Paese. Il 21 settembre 2014, sostenuti dal precedente regime del defunto presidente Ali Abdullah Saleh, gli Houthi avevano effettuato un colpo di Stato che aveva consentito loro di prendere il controllo delle istituzioni statali nella capitale Sana’a. Il presidente legittimo Hadi era stato inizialmente messo ai domiciliari presso la propria abitazione nella capitale e, dopo settimane, era riuscito a fuggire, recandosi dapprima ad Aden, attuale sede provvisoria del governo, e poi in Arabia Saudita, dove risiede tutt’ora.

L’amministrazione dell’ex presidente statunitense, Donald Trump, aveva designato gli Houthi come un gruppo terroristico il 19 gennaio scorso. Tuttavia, dopo l’insediamento alla Casa Bianca del nuovo presidente Joe Biden, il 20 gennaio successivo, Washington aveva avviato una revisione della designazione, spinta dall’allarme di vari gruppi umanitari e dell’Onu. Il 12 febbraio, quindi, il segretario di Stato degli USA, Antony Blinken, aveva annunciato che gli USA avrebbero ufficialmente rimosso i ribelli sciiti Houthi, anche detti Ansarallah, dalla lista delle organizzazioni terroristiche straniere e da quella degli Specially Designated Global Terrorist (SDGT) dal 16 febbraio, specificando che classificheranno i responsabili degli attacchi missilistici contro l’Arabia Saudita come terroristi individualmente.

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Camilla Canestri

di Redazione

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