Riad rifiuta il report statunitense sulla morte di Khashoggi

Pubblicato il 27 febbraio 2021 alle 11:00 in Arabia Saudita USA e Canada

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Il Ministero degli Affari Esteri dell’Arabia Saudita ha affermato di “respingere completamente” il rapporto declassificato dell’intelligence statunitense in base al quale il giornalista saudita Jamal Khashoggi sarebbe stato ucciso da una squadra di sicari di Riad, operante con il consenso del principe ereditario Mohammed bin Salman.

In particolare, il Ministero degli Affari Esteri di Riad ha affermato che: “Il governo dell’Arabia Saudita respinge completamente le valutazioni negative, false e inaccettabili contenute nel rapporto riguardante la leadership del Regno e sottolinea che il testo contiene informazioni e conclusioni inaccurate”. Riad ha poi criticato il fatto che tale report sia stato pubblicato nonostante l’Arabia Saudita abbia “chiaramente” denunciato tale “crimine efferato” e la sua leadership abbia “adottato le misure necessarie per assicurarsi che una simile tragedia non si ripeta più”. Per tali ragioni, il Regno ha affermato di rifiutare qualsiasi misura adottata contro la sua leadership, la sua sovranità e l’indipendenza del suo sistema giudiziario. Ciò nonostante, Riad ha affermato di essere determinata a mantenere la propria relazione con gli USA e ha definito il partenariato tra i due Paesi “longevo e solido”.

Il documento in questione, pubblicato il 26 febbraio dall’amministrazione del presidente statunitense, Joe Biden, ha rivelato per la prima volta il ruolo che i servizi di sicurezza statunitensi ritengono abbia avuto Mohammed bin Salman nella morte di Khashoggi, un giornalista del Washington Post residente negli Stati Uniti, noto per aver scritto in maniera critica del governo saudita e in particolare del principe ereditario, avvenuta il 2 ottobre 2018. In tale data, l’uomo sarebbe stato torturato, assassinato e fatto a pezzi all’interno del consolato saudita di Istanbul. Secondo l’intelligence statunitense, tali crimini sarebbero stati commessi su approvazione del principe ereditario.

Il 26 febbraio, dopo la pubblicazione del rapporto, il segretario di Stato degli USA, Anthony Blinken, ha affermato che Washington voglia ricalibrare la propria relazione con Riad e non interromperla. Nella stessa giornata, gli USA hanno imposto un blocco ai viaggi negli USA per 76 funzionari dell’amministrazione saudita e le rispettive famiglie e hanno approvato sanzioni economiche contro l’ex vice capo dell’intelligence saudita, Ahmad Hassan Mohammad Asiri, e contro la guardia reale saudita, la Forza d’intervento rapido (RIF).

In seguito all’omicidio di Khashoggi, il 23 dicembre 2019, le autorità giudiziarie di Riad avevano reso noto di aver condannato a morte 5 persone per l’uccisione del giornalista saudita. Il 7 settembre successivo, però, un tribunale aveva annullato le condanne a morte e aveva attribuito pene detentive tra i 7 e i 20 anni a 8 imputati. Il 26 febbraio, Riad ha ripetuto che il crimine è stato commesso da un gruppo di individui che hanno trasgredito alle regole e all’autorità delle agenzie presso le quali erano impiegati.

Al contrario, negli USA, dal mese di novembre 2018, la CIA aveva concluso un’indagine il cui risultato indicava che l’omicidio di Khashoggi era stato ordinato dal principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, contrariamente alle dichiarazioni di quest’ultimo. A seguito di pressioni interne e internazionali, gli Stati Uniti avevano deciso di imporre sanzioni economiche nei confronti di 17 funzionari sauditi per il loro ruolo nell’uccisione del giornalista. 

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Camilla Canestri

di Redazione

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