Niger: il presidente neoeletto esclude la condivisione di potere

Pubblicato il 27 febbraio 2021 alle 6:00 in Africa Niger

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Durante un’intervista, il presidente neoeletto del Niger, Mohamed Bazoum, ha escluso un accordo di condivisione del potere con l’opposizione, oltre ad averla accusata di aver coinvolto minorenni nelle violente proteste post-elettorali.

Il 21 febbraio si sono tenute le elezioni presidenziali che si sono concluse con la vittoria di Bazoum. Quest’ultimo, secondo la commissione elettorale nigerina, ha ottenuto  il 55,75% dei voti, mentre l’altro candidato, l’ex presidente Mahame Ousmane, ha ottenuto il 44,25%. Tuttavia, Ousmane ha contestato questi risultati,  affermando di aver vinto con il 50,3% dei voti. Alla luce di ciò, il 22 febbraio sono scoppiate delle manifestazioni a causa dei presunti brogli elettorali che hanno portato alla vittoria di Bazoum. Il 25 febbraio, il ministro dell’Interno, Alkache Alhada, ha dichiarato ai giornalisti che il bilancio provvisorio della violenza causata dalle proteste è di 2 morti, aggiungendo che sono stati effettuati 468 arresti.

Il 26 febbraio, durante un’intervista ad Al Jazeera English, Bazoum ha dichiarato di non essere disponibile per un accordo di condivisione del potere, in quanto, a suo avviso, ha vinto le elezioni “in modo schiacciante”. Inoltre, ha aggiunto: “Nel nostro sistema elettorale è impossibile barare, in quanto i rappresentanti dell’opposizione hanno preso parte al procedimento del voto e allo scrutinio”. Per quanto riguarda le manifestazioni, il presidente neoeletto ha denunciato il fatto che sarebbero stati coinvolti dei minorenni, affermando: “Erano bambini. Non sono manifestanti e non hanno una visione politica. Sono ladri che attaccano i negozi degli arabi e dei Tuareg”.

In merito a quest’ultima affermazione, vale la pena ricordare che Bazoum appartiene alla piccola tribù Awlad Suleiman, presente in Ciad e in Libia. In Niger, la tribù si trova al confine Sud-Est con il Ciad. Essendo il primo arabo ad essere nominato presidente, Bazoum ha confessato che all’inizio era riluttante a correre per la presidenza in quanto apparteneva ad una minoranza etnica, ma è stato convinto a farlo dal presidente uscente, Mahamadou Issofou. 

Secondo Al Jazeera English, Bazoum ha anche rivelato il suo piano per combattere l’estremismo nel Paese, affermando che non è molto propenso ad accettare aiuti dalla comunità internazionale. Il presidente ha dichiarato di voler prendere soldati dalle tribù locali della regione per addestrarli e poi assumerli nell’esercito nazionale. Di fatto, il Niger è colpito regolarmente da attacchi terroristici da parte di jihadisti che provengono dal confinante Mali, a Ovest, e dalla Nigeria, a Sud-Est. Vale la pena ricordare che il 21 febbraio, durante gli scrutini, 7 operatori elettorali sono stati uccisi quando il loro veicolo ha colpito un ordigno esplosivo nella regione occidentale di Tillaberi. Questa è una zona in cui si è rafforzata la presenza di gruppi armati legati allo Stato Islamico (IS) e ad al-Qaeda, i quali lanciano frequenti attacchi.

Il neoeletto presidente Bazoum, è stato ministro degli Interni nel 2016, ministro degli Esteri dal 1995 al 1996 e di nuovo dal 2011 al 2015. Inoltre, è stato il braccio destro del presidente uscente Mahamadou Issoufou. Quest’ultimo si è dimesso volontariamente dopo due mandati quinquennali. Le elezioni del 21 febbraio hanno segnato la prima transizione di potere pacifica avvenuta nel Paese dal 1960, anno dell’indipendenza del Niger dalla Francia.

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Julie Dickman

 

 

 

di Redazione

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