La Siria condanna l’attacco di Washington

Pubblicato il 27 febbraio 2021 alle 8:58 in Siria USA e Canada

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Il Ministero degli Affari Esteri della Siria ha condannato l’attacco di Washington contro le posizioni delle milizie filo-iraniane a Deir Ezzor, nell’Est del Paese, il 26 febbraio, definendo tali avvenimenti un’“aggressione codarda”, nonché “un brutto segno” rispetto alle intenzioni della nuova amministrazione statunitense con a capo il presidente Joe Biden. Quest’ultimo ha intanto rivolto un messaggio all’Iran affermando: “Non potete agire impunemente. State Attenti”.

Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa siriana SANA, citata dal Al-Arabiya e Reuters, il Ministero degli Affari Esteri di Damasco ha affermato: “La Siria condanna nel modo più assoluto il codardo attacco statunitense nelle aree di Deir Ezzor vicino al confine siro-iracheno […]È un brutto segno riguardante le politiche della nuova amministrazione degli USA, i quali dovrebbero aderire alla legittimità internazionale e non seguire la legge della giungla come fatto durante la precedente amministrazione”.

Altre condanne sono poi arrivate dal portavoce del Ministero degli Affari Esteri dell’Iran, Saeed Khatibzadeh, il quale ha definito gli eventi un’” aggressione illegale” e una “violazione dei diritti e delle leggi internazionali”. Allo stesso modo, anche la Russia, alleata del presidente siriano Bashar Al-Assad, ha criticato l’attacco statunitense e ha chiesto rispetto “incondizionato” per la sovranità e l’integrità territoriale della Siria.

Intanto, parlando alla stampa, in Texas, il presidente statunitense ha sottolineato che l’Iran non potrà evitare di rispondere delle proprie azioni, invitando quindi il Paese a prestare attenzione. Una portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, ha quindi affermato che gli attacchi aerei perpetrati da Washington in Siria sono stati un messaggio del presidente Biden rispetto alla propria intenzione di agire per proteggere i cittadini statunitensi. Psaki ha quindi aggiunto che le prossime azioni degli USA saranno “deliberative e avranno l’intento di ridurre le tensioni in Siria”.

Il 26 febbraio, le forze armate statunitensi hanno condotto un’operazione militare nel territorio siriano, su ordine del presidente Biden contro le postazioni occupate da milizie filoiraniane nell’Est del Paese, nei pressi del confine con l’Iraq, utilizzate da più milizie sostenute dall’Iran, tra cui le cosiddette “Brigate di Hezbollah” e Kaitaib Sayyid al-Shuhada. Queste ultime sono considerate tra le responsabili di diversi attentati perpetrati nell’ultimo periodo contro obiettivi statunitensi in Iraq. Secondo i dati disponibili, il raid aereo avrebbe causato oltre venti morti.

Hezbollah ha rilasciato una dichiarazione sui fatti del 26 febbraio affermando che: “Il nemico americano persiste con i propri atteggiamenti criminali e uccide i protettori della nazione e dell’onorevole popolo del Paese, incurante di versare sangue innocente quando gli stipendi degli omicidi sono versati dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti”.

Prima del raid aereo statunitense in Siria, lo scorso 15 febbraio, l’aeroporto iracheno di Erbil, situato nel Kurdistan, nei pressi di una base aerea della coalizione anti-ISIS guidata dagli USA, era stato bersaglio di almeno tre missili che avevano provocato la morte di un civile e altri 6 feriti. In tal caso, l’attentato era stato rivendicato da un gruppo chiamato Saraya Awlia al-Dam, ovvero i “Guardiani delle Brigate di Sangue” i cui membri avevano sottolineato l’intento di colpire la presenza statunitense in Iraq. Nei giorni successivi, poi, più missili sono stati lanciati contro una base che ospita le forze statunitensi in Iraq e contro l’ambasciata di Washington a Baghdad. A partire dal mese di ottobre 2019, le basi e le strutture statunitensi in Iraq sono state oggetto di più di 30 attacchi, portando Washington a minacciare una ritorsione contro le milizie irachene filoiraniane, con riferimento alle cosiddette Brigate di Hezbollah, ritenute responsabili di diversi attentati. Sia queste ultime, sia l’Iran, però, hanno negato di essere coinvolti nei recenti attacchi contro le postazioni statunitensi in Iraq.

In base a quanto annunciato dagli USA, l’Iraq ha contribuito a determinare chi fosse responsabile dei recenti attacchi contro le proprie postazioni ma non ha contribuito all’ultimo bombardamento statunitense in Siria. L’Esercito iracheno ha affermato di non aver scambiato informazioni con quello statunitense rispetto ai fatti del 26 febbraio, sottolineando che la cooperazione con la coalizione a guida statunitense in Iraq è limitata alla sola lotta contro l’ISIS. Il 27 febbraio, intanto, il ministro degli Esteri dell’Iraq si recherà in Iran per discutere della situazione regionale.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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