Etiopia: governo USA informato sulla pulizia etnica in Tigray

Pubblicato il 27 febbraio 2021 alle 18:30 in Etiopia USA e Canada

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Un report interno al governo statunitense, ottenuto dal New York Times il 26 febbraio, ha stabilito che i militari etiopi e i combattenti ad essi affiliati stiano conducendo una campagna sistematica di pulizia etnica nella regione settentrionale del Tigray e in particolare nella parte occidentale, confinante con la regione di Amhara.

Il documento in questione è stato redatto durante il mese di febbraio 2021 e ha documentato uno scenario fatto di case saccheggiate e villaggi abbandonati, dove decine di migliaia di persone sono scomparse. Secondo quanto riferito, i combattenti e i militari della regione etiope di Amhara intervenuti nel conflitto in Tigray a fianco dell’Esercito del premier Abiy Ahmed starebbero rendendo il Tigray occidentale “etnicamente omogeneo”, attraverso l’utilizzo della forza e dell’intimidazione. Interi villaggi dell’area sarebbero stati gravemente danneggiati o totalmente eliminati. Secondo il report, nel Tigray occidentale sarebbe in corso una campagna di sfollamento etnico forzato, approfittando della copertura fornita dalla guerra, mentre i centri in cui la popolazione è di etnia amhara le normali attività dei cittadini non sarebbero variate.

Queste ultime rivelazioni si sono aggiunte a quanto già annunciato da Amnesty International che, il 26 febbraio, ha pubblicato una relazione in cui è stato affermato che, tra il 19 e il 29 novembre 2020, le truppe eritree che operano nella città etiope di Axum, nella regione del Tigray, hanno commesso una serie di violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario, compresa l’uccisione di centinaia di civili.

Nei due report, i soldati di Amhara e dell’Eritrea sono accusati di stupri, saccheggi e massacri che, secondo gli esperti, potrebbero costituire crimini di guerra.

Abiy ha risposto al documento di Amnesty International affermando di essere pronto a collaborare ad un’indagine internazionale rispetto alle atrocità avvenute in Tigray. Il premier etiope ha poi confermato di essere impegnato nella realizzazione di una situazione regionale stabile e pacifica. Oltre a questo, Addis Abeba ha anche affermato di aver garantito accesso a gruppi d’aiuto internazionali alla regione, nonostante l’Onu abbia stimato che agli operatori internazionali sarebbe possibile raggiungere solamente il 20% del territorio del Tigray.

Lo scorso 4 novembre, il primo ministro etiope, vincitore del premio Nobel per la pace nel 2019, aveva lanciato una campagna militare contro il Fronte di liberazione popolare del Tigray (TPLF), che al tempo era a capo della regione e che aveva contestato per mesi il governo centrale di Addis Abeba.  L’operazione dell’Esercito federale etiope in Tigray era iniziata dopo che il TPLF era stato ritenuto responsabile di aver attaccato una base militare delle forze etiopi a Dansha per rubare l’equipaggiamento militare in essa contenuto. Abiy aveva accusato il TPLF di tradimento e terrorismo e aveva avviato una campagna militare per riportare l’ordine nella regione che aveva poi dichiarato conclusa lo scorso 29 novembre, con la conquista della capitale regionale, Mekelle. Da allora, vi sono state più notizie di combattimenti minori che si sono protratti e i leader del TPLF hanno continuato ad accusare il presidente dell’Eritrea, Isaias Afwerki, di aver aiutato le forze etiopi. Sia l’Etiopia, sia l’Eritrea hanno però continuato a negare il coinvolgimento della seconda, nonostante i numerosi report che lo proverebbero.

Secondo il New York Times, la questione Etiope sarà il primo “grande test in Africa” per il presidente statunitense, Joe Biden, che ha discusso della questione durante una telefonata, il 25 febbraio scorso, con il presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta. Al momento, però, né Biden, né altri funzionari del governo statunitense avrebbero criticato apertamente il modo in cui è stato condotto il conflitto in Tigray mentre in Europa e all’Onu sarebbero aumentati gli appelli rispetto alla regione etiope. Secondo un esperto sul Corno d’Africa della Tufts University, Alex de Waal, è necessario che gli USA si concentrino sulla crisi in Tigray prima che la situazione peggiori ulteriormente. In particolare, Washington dovrà approfittare della presidenza di turno del Consiglio di Sicurezza dell’Onu a partire dal mese di marzo 2021.

Il conflitto in Tigray avrebbe finora causato migliaia di morti e avrebbe costretto quasi un milione di persone a lasciare le proprie abitazioni per spostarsi o all’interno della regione o nel confinante Sudan. Al momento, nella regione è stata istituita un’amministrazione transitoria che ha affermato il progressivo ritorno alla normalità e il governo centrale sta inviando aiuti, tuttavia sono state lanciate più denunce rispetto alla presenza di un disastro umanitario e ad una diffusa carestia.

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Camilla Canestri

di Redazione

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