Yemen: l’Onu estende le sanzioni, ma le tensioni continuano

Pubblicato il 26 febbraio 2021 alle 11:02 in Medio Oriente Yemen

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Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione con cui sono state estese, per un altro anno, le sanzioni per coloro che minano la sicurezza e la pace in Yemen. Nel frattempo, le tensioni continuano.

La decisione dei membri del Consiglio di Sicurezza è giunta nella sera del 25 febbraio. In particolare, stando a quanto precisato da al-Jazeera, nonostante l’astensione di Mosca, la risoluzione numero 2564 ha ricevuto l’approvazione di 14 membri, su un totale di 15. Questa prevede la proroga del “regime delle sanzioni finanziarie e dei divieti di viaggio contro individui ed entità che minacciano la pace, la sicurezza e la stabilità in Yemen” fino al 28 febbraio 2022. Parallelamente, è stata estesa fino al 28 marzo dello stesso anno il mandato della squadra di esperti dell’Onu, la cui missione è monitorare il rispetto dell’embargo sulle armi, imposto dal 2015 con la risoluzione n.2216.

Nella medesima occasione, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha rivolto un appello alle milizie di ribelli sciiti Houthi, esortandole a porre fine alla perdurante escalation nella regione centro-settentrionale di Ma’rib, particolarmente acuitasi nel corso delle ultime tre settimane, che ha causato lo sfollamento di circa 12.000 rifugiati. Al contempo, il gruppo è stato invitato a frenare “incondizionatamente” gli attacchi diretti anche contro il Regno saudita e a promuovere un cessate il fuoco presso tutti i fronti di combattimento yemeniti. Gli Houthi sono stati poi accusati di aver continuato ad ostacolare le operazioni di manutenzione della petroliera Safer, una “bomba galleggiante” ormeggiata al largo delle coste occidentali di Hodeidah, la quale, a detta di esperti onusiani e non, rischia di provocare ingenti danni a livello sia ambientale sia umanitario. Infine, dopo aver elogiato la formazione di un governo unitario yemenita, in linea con l’accordo di Riad del 5 novembre 2019, le parti yemenite sono state tutte invitate a riprendere i colloqui di pace nel minor tempo possibile, con la mediazione delle Nazioni Unite.

Nel frattempo, gli Houthi continuano con la propria offensiva volta a prendere il controllo di un governatorato, Ma’rib, ricco di risorse petrolifere, che consentirebbe al gruppo di consolidare i propri piani espansionistici nel Nord dello Yemen. In tale quadro, secondo quanto riportato da al-Jazeera il 25 febbraio, l’esercito yemenita, affiliato al presidente legittimo, Rabbo Mansour Hadi, ha riferito di aver riconquistato alcune delle postazioni precedentemente perse nell’area di Sirwah, situata a pochi chilometri a Est di Ma’rib, oltre ad aver abbattuto tre droni lanciati dagli Houthi verso l’Ovest del medesimo governatorato. Al contempo, fonti yemenite hanno riferito che le milizie ribelli hanno colpito un’area residenziale di Ma’rib con un missile balistico, per la seconda volta nell’arco di 12 ore. Tuttavia, non sono stati forniti particolari dettagli su eventuali vittime e danni provocati.

Agli sviluppi di Ma’rib si aggiungono le dichiarazioni della coalizione a guida saudita, impegnata nel conflitto yemenita per sostenere l’esercito filogovernativo. In particolare, nella mattina del 26 febbraio, il portavoce della coalizione, il colonnello Turki al-Maliki, ha riferito che le proprie forze sono riuscite a intercettare e distruggere un drone, carico di esplosivi, lanciato dagli Houthi contro il Sud del Regno saudita e, nello specifico, contro Khamis Mushait. Ancora una volta, le milizie ribelli sono state accusate di prendere di mira oggetti e soggetti civili in modo sistematico e deliberato, violando, in tal modo, il Diritto internazionale umanitario. Inoltre, tali attacchi, a detta della coalizione, sono da considerarsi crimini di guerra.

L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, ponendosi a capo di una coalizione volta a sostenere il presidente legato al governo legittimo, Rabbo Mansour Hadi, e formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain. L’ingresso di tale alleanza è avvenuto pochi mesi dopo il colpo di Stato degli Houthi del 21 settembre 2014, che ha dato il via a tensioni tuttora in corso. Oltre ad aeroporti e postazioni militari, gli Houthi hanno spesso preso di mira obiettivi “energetici”.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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