Rapporto USA: Bin Salman ha autorizzato il blitz per uccidere Khashoggi

Pubblicato il 26 febbraio 2021 alle 20:33 in Arabia Saudita USA e Canada

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Un rapporto dell’intelligence statunitense, pubblicato venerdì 26 febbraio, ha concluso che Jamal Khashoggi è stato ucciso da una squadra di sicari saudita operante sotto il comando del principe ereditario Mohammed bin Salman. Il documento conferma per la prima volta quale ruolo i servizi di sicurezza di Washington ritengono abbia svolto il leader di Riad nell’omicidio del giornalista saudita, avvenuto il 2 ottobre 2018. 

La vecchia amministrazione del presidente Donald Trump aveva tenuto da parte il tanto atteso rapporto nonostante una legge del 2019, approvata dal Congresso, ne richiedesse la pubblicazione. Poco prima dell’uscita del documento, il nuovo presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha tenuto, il 20 gennaio, una conversazione telefonica con il re dell’Arabia Saudita, Salmān bin ʿAbd al-ʿAzīz Āl Saʿūd. Biden ha fin da subito dichiarato, all’indomani della sua inaugurazione, di voler “ricalibrare” le proprie relazioni con Riad, in netta distanza dalle politiche adottate dal predecessore. In particolare, il 4 febbraio, parlando della politica estera statunitense, il nuovo presidente ha affermato che Washington non avrebbe più fornito sostegno alla coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita e impegnata nel conflitto yemenita, dichiarando, in maniera inequivocabile: “La guerra in Yemen deve finire”. 

Gli USA hanno così bloccato la vendita di armi verso gli attori stranieri impegnati nella guerra in questione, con particolare riferimento all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti (UAE). Parallelamente, il presidente degli USA si è detto disposto a sostenere le Nazioni Unite, che incoraggiano un cessate il fuoco in Yemen e un accordo politico che ponga fine alle tensioni, così come qualsiasi forma di assistenza umanitaria.

Khashoggi, un giornalista del Washington Post residente negli Stati Uniti, noto per aver scritto in maniera critica del governo saudita e in particolare del principe ereditario sarebbe stato torturato, assassinato e fatto a pezzi all’interno del consolato saudita di Istanbul. In relazione al suo omicidio, le autorità giudiziarie dell’Arabia Saudita avevano reso noto, il 23 dicembre 2019, che 5 persone erano state condannate a morte per l’uccisione del giornalista saudita. Il 7 settembre, tuttavia, un tribunale saudita ha annullato le condanne a morte e ha attribuito, a 8 imputati, pene detentive tra i 7 e i 20 anni.

Al contrario, sul fronte statunitense, nel novembre 2018, la CIA aveva concluso un’indagine il cui risultato indicava che l’omicidio di Khashoggi era stato ordinato dal principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, una scoperta che andava in aperta contraddizione alle dichiarazioni di quest’ultimo. A seguito di pressioni interne e internazionali, gli Stati Uniti avevano deciso di imporre sanzioni economiche nei confronti di 17 funzionari sauditi per il loro ruolo nell’uccisione del giornalista. Le sanzioni del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti erano state la prima risposta concreta dell’amministrazione Trump all’omicidio di Khashoggi. Tra gli individui implicati vi erano Saud al-Qahtani, il quale è stato rimosso dalla sua posizione di primo ministro, così come il console generale saudita, Mohammad al-Otaibi, e alcuni membri della squadra di persone identificata dalla Turchia come coinvolta nell’omicidio. Gli ufficiali sauditi, nel frattempo, continuano a negare quasiasi coinvolgimento del principe ereditario nell’assassinio di Khashoggi.

Secondo la stampa statunitense, la declassificazione del rapporto segnerà “un nuovo significativo capitolo” nelle relazioni tra USA e Arabia Saudita e una netta rottura da parte di Biden con la politica del suo predecessore, che ha “parlato in modo ambiguo” del ruolo dello Stato saudita nell’omicidio del giornalista del Washington Post.

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Chiara Gentili

di Redazione

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