Mali: 9 soldati uccisi in un attacco nel centro del Paese

Pubblicato il 26 febbraio 2021 alle 14:27 in Africa Mali

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Il 25 febbraio, 9 soldati delle Forze Armate Maliane (FAM) sono stati uccisi quando il loro checkpoint militare, situato nei pressi della città di Bandiagara, nel Mali centrale, è stato attaccato da uomini pesantemente armati non identificati.

Secondo Al Jazeera English, l’assalto ha causato 9 morti e 9 feriti, 5 dei quali molto gravi. Un funzionario militare locale ha riferito che un grande numero di soldati è stato coinvolto in un lungo scambio di colpi di arma da fuoco. Stando a quanto riferito dall’Agence de Presse Malienne, gli uomini avrebbero attaccato la gendarmeria situata all’uscita di Bandiagar, sulla strada di Bankass, per poi “sparire nel nulla”.

Il Mali centrale è regolarmente colpito da attacchi perpetrati da ribelli e militanti jihadisti, la cui frequenza, secondo le Nazioni Unite, è quintuplicata tra il 2016 e il 2020. Il 3 febbraio, 9 soldati delle FAM hanno perso la vita in un assalto alla base militare situata a Boni, nella regione del Mopti, nel Centro del Paese. Il 24 gennaio, presso i checkpoint militari dei villaggi di Boulkessi e Mondoro, sempre nella regione di Mopti, è avvenuto un grande scontro tra i soldati maliani e un gruppo di militanti islamisti, causando almeno 6 morti e lasciando 18 truppe ferite. Qualche giorno prima, il 21 gennaio, altri 3 soldati maliani sono stati uccisi a causa dell’esplosione di un ordigno esplosivo improvvisato nella zona di Mondoro.

Vale la pena ricorda che, il 30 settembre 2019, le stesse postazioni delle FAM colpite nell’attacco del 24 gennaio sono state prese di mira in una delle offensive più letali che ha colpito il Mali dal 2012, dove avevano perso la vita circa 25 militari e ne erano scomparsi più di 60. Quel doppio attacco è stato poi rivendicato dal Jama’a Nusrat ul-Islam wa al-Muslimin’ (JNIM), la principale alleanza nella regione del Sahel affiliata ad al-Qaeda.

L’insurrezione jihadista in Mali è iniziata nel 2012, quando i separatisti di etnia taureg, alleati con i combattenti affiliati ad al-Qaeda, hanno lanciato una ribellione, prendendo il controllo del Nord del Paese. Tuttavia, i militanti del gruppo armato hanno rapidamente fatto leva sui ribelli tuareg per impadronirsi delle principali città settentrionali. Dal 10 gennaio 2013, con l’aiuto delle truppe francesi e la missione Serval, le Forze Armate Maliane sono riuscite ad espellere i militanti islamisti della regione.

Il primo agosto 2014, Serval è stata sostituita dall’ operazione congiunta Barkhane, guidata dalla Francia e che coinvolge i militari provenienti dal Burkina Faso, dal Ciad, dalla Mauritania, dal Mali e dal Niger, che insieme formano il cosiddetto G5 Sahel. Nonostante questa iniziativa, gruppi legati allo Stato Islamico nel Levante (ISIL) e ad al-Qaeda sono sorti nelle regioni centrali e settentrionali del Paese, effettuando regolarmente incursioni contro l’esercito e i civili, mentre si contendono il controllo del territorio sfruttando la povertà ed esaltando ulteriormente le tensioni etniche.

Il Mali ha ricevuto sostegno nella sua lotta contro i gruppi armati dai militari della missione Barkhane, che conta 5.100 truppe dispiegate nell’arida regione del Sahel. Inoltre, le Nazioni Unite hanno schierato, a sostegno delle truppe del G5 Sahel, la loro forza di pace, nota anche come Missione Multidimensionale di Stabilizzazione Integrata in Mali (MINUSMA), la quale conta 13.000 uomini. Quest’ultima è spesso soprannominata l’operazione “più mortale” di tutte, avendo registrato 146 morti a causa degli attacchi terroristici da quando è stata istituita il 25 aprile 2013.

Il 19 gennaio 2021, il presidente della Francia, Emmanuel Macron, ha annunciato di voler effettuare un ritiro parziale delle truppe francesi dalla regione nel Sahel. Questa decisione arriva in seguito alle molteplici perdite di soldati avvenute in Mali nel corso delle missioni anti-jihadiste, ma anche dei recenti successi ottenuti nell’indebolimento dello Stato Islamico nel Grande Sahara. Di fatto, tramite l’operazione congiunta Bourrasque, effettuata tra il 28 settembre e il primo novembre 2020, le forze militari coinvolte sono riuscite a bloccare le catene di approvvigionamento dei militanti.

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Julie Dickman

 

di Redazione

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