Lanciamissili russo Iskander: il “casus belli” delle tensioni in Armenia

Pubblicato il 26 febbraio 2021 alle 10:57 in Armenia Russia

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Le tensioni alla base dei recenti sviluppi in Armenia, il 25 febbraio, sarebbero scaturite da una divergenza di visioni tra il primo ministro, Nikol Pashinyan, e le Forze Armate del Paese circa l’uso del sistema lanciamissili russo Iskander nel conflitto in Nagorno-Karabakh, a settembre 2020.

“Iskander-M” è un complesso missilistico operativo e tattico russo ideato per neutralizzare meccanismi di difesa, posti di comando e hub di comunicazione, aeroporti e fortificazioni avversarie. Nel dettaglio, il sistema è stato progettato per eludere le difese antimissile eseguendo virate strette e casuali a velocità ipersoniche su una traiettoria quasi-balistica. Il nome deriva dal grande signore della guerra, Alessandro Magno, Iskander nella sua forma mediorientale.

“Iskander-M è oggi il miglior sistema missilistico della sua classe, in grado di superare qualsiasi difesa omologa. Attualmente, l’apparato militare e industriale russo sta lavorando per modernizzare il complesso al fine di aumentare le sue caratteristiche di combattimento e operative”, ha dichiarato il capo delle truppe missilistiche e dell’artiglieria delle Forze Armate russe, il tenente Mikhail Matveyevsky.

In Armenia, il dispositivo è stato presentato per la prima volta durante la parata militare del 21 settembre 2016. In tale occasione, l’Esercito di Yerevan ha messo in mostra diverse armi di fabbricazione russa. I più importanti sono stati i missili Iskander, che hanno un raggio di tiro fino a 300 km e sono noti per la loro precisione, in quanto vengono ritenuti in grado di superare quasi ogni scudo di difesa missilistica attualmente esistente nel mondo. Stando a fonti della Difesa russa, Mosca avrebbe fornito a Yerevan almeno quattro lanciamissili Iskander, capaci di sparare contemporaneamente due razzi ciascuno. L’Armenia è il primo Paese al di fuori della Federazione ad aver ottenuto tale attrezzatura.

Tuttavia, il 23 febbraio, nel corso di un’intervista, Pashinyan ha ridimensionato l’efficacia del sistema. In riferimento agli scontri nella regione del Nagorno-Karabakh, riaccesesi il 27 settembre 2020, il premier armeno ha affermato che i missili Iskander non sarebbero esplosi, o lo avrebbero fatto solo per il 10%. Mentre, da un lato, il Ministero della Difesa di Yerevan ha rifiutato di commentare la dichiarazione del premier, dall’altro, il primo vice capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Tiran Khachatryan, ha definito le parole di Pashinyan “superficiali”.

Ciò avrebbe causato, il 24 febbraio, il licenziamento dell’ufficiale e l’inizio della crisi politica nel Paese. Di fatto, in seguito a tale gesto, il 25 febbraio, le Forze Armate armene hanno richiesto le dimissioni del primo ministro, il quale, al contrario, ha definito la mossa un “tentativo di colpo di Stato”.

Da parte sua, il Ministero della Difesa russo ha risposto all’intervento di Pashinyan in merito al complesso Iskander sostenendo che l’Esercito armeno non si è avvalso di tale attrezzatura durante l’escalation del conflitto in Nagorno-Karabakh, e che l’intera scorta di missili è stata tenuta nei magazzini delle Forze Armate. La notizia del premier armeno è stata appresa “con stupore e sorpresa” dai rappresentanti militari russi. “Sembra che il primo ministro della Repubblica di Armenia, Nikola Pashinyan, abbia l’impressione sbagliata e abbia usato informazioni inesatte”, ha notato il rapporto del Ministero di Mosca.

Anche il vice presidente del Comitato di Difesa della Duma di Stato, Viktor Zavarzin, ha accusato Pashinyan di mentire. “Questa è semplicemente una completa menzogna e non può essere messa in discussione”, ha riferito il parlamentare. Secondo Zavarzin, con tale affermazione il premier armeno ha voluto sottolineare la propria innocenza riguardo al bilancio del conflitto in Nagorno-Karabakh, che ha fatto registrare, sul fronte di Yerevan, la morte di circa 3.500 soldati, mentre su quello azero quasi 3.000. Le vittime civili sono state stimate dalle 50 alle 100.

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Mariela Langone

di Redazione

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