Immigrazione negli USA: Biden tra progressi e critiche

Pubblicato il 26 febbraio 2021 alle 6:31 in Messico USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha revocato una misura che aveva limitato le concessioni delle “green card” per entrare legalmente negli Stati Uniti. Tuttavia, l’amministrazione democratica è già oggetto di critiche per la gestione della questione migratoria. 

Il 24 febbraio, Biden ha revocato un’ordine dell’ex presidente degli USA, Donald Trump, noto come “Proclamazione Presidenziale 100014”, in cui si citava la necessità di proteggere il mercato del lavoro statunitense, gravemente colpito dalla pandemia da nuovo coronavirus, per limitare le concessioni dei permessi d’ingresso nel Paese. Nel rimuovere tale misura, con un ordine esecutivo, la Casa Bianca ha affermato che il divieto di Trump ha causato la separazione di numerose famiglie e “non promuove gli interessi degli Stati Uniti”. Secondo la nuova amministrazione questa politica non fa che danneggiare gli USA, impedendo ad alcuni familiari di cittadini statunitensi e residenti permanenti legittimi di entrare nel Paese. Numerose associazione per la tutela dei diritti umani avevano chiesto all’amministrazione Biden di annullare la misura, che sarebbe dovuta scadere il 31 marzo.

Tuttavia, le associazioni nel settore rimangono preoccupate, poiché gli USA hanno accumulato un arretrato pari a centinaia di migliaia di richieste di visto. Per recuperare cifre del genere, potrebbero essere necessari gli interi 4 anni in carica dell’attuale presidente. Da quando è entrato in carica, il 20 gennaio, Biden ha rimosso molte delle politiche anti-immigrazione di Trump, tra cui il cosiddetto “Muslim Ban” e una norma che costringeva i richiedenti asilo ad aspettare in Messico mentre le loro domande venivano processate. Inoltre, l’amministrazione ha presentato un disegno di legge volto a creare un percorso di 8 anni verso la cittadinanza per 11 milioni di persone prive di documenti, che già vivono negli Stati Uniti. Tuttavia, tale misura incontrerà una dura resistenza da parte dei repubblicani al Congresso.

Nonostante queste iniziative, lo stesso 24 febbraio, la CNN ha sottolineato che al confine tra Stati Uniti e Messico rimane in vigore un ordine relativo alla pandemia che consente ai funzionari di continuare a respingere migliaia di migranti. Di conseguenza, i recenti arrivi al confine continuano a essere respinti. A gennaio, più di 62.000 persone che hanno attraversato il confine Sud-occidentale sono state espulse, un numero relativamente costante negli ultimi mesi, secondo gli ultimi dati della Customs and Border Protection. L’afflusso di minori non accompagnati e la capacità limitata nelle strutture esistenti, a causa del Covid-19, hanno già spinto l’amministrazione ad aprire una struttura in Texas per accogliere i bambini non accompagnati.

Inoltre, il 17 febbraio, il Segretario di Stato americano, Antony Blinken, durante una conversazione telefonica con il ministro degli Esteri del Guatemala, Pedro Brolo, ha affermato che Washington si impegnerà ad affrontare le cause dell’immigrazione illegale. Secondo quanto riferito da una nota pubblicata dal Dipartimento di Stato USA, Blinken ha sottolineato che la corruzione endemica, la mancanza di opportunità economiche e l’insicurezza costituiscono i “problemi strutturali” che spingono le persone ad emigrare clandestinamente. Il Segretario di Stato ha dunque spiegato a Brolo che, secondo la Casa Bianca, sarebbe nell’interesse di entrambi i Paesi garantire un “approccio sicuro, ordinato e umano alla migrazione”.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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