Haiti, rivolta in un carcere: decine di morti e di evasi

Pubblicato il 26 febbraio 2021 alle 18:18 in America centrale e Caraibi

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Il capo di una delle gang più potenti di Haiti, Arnel Joseph, è scappato da una prigione nella periferia della capitale, Port-au-Prince, durante una rivolta che ha provocato la morte di almeno 7 detenuti e di un ufficiale di polizia. La notizia è stata riferita dalle autorità ai media locali. “L’ispettore di divisione Paul Hector Joseph, responsabile della prigione civile di Croix des Bouquets, è stato ucciso”, ha confermato all’agenzia di stampa, Agence France Presse, Gary Desrosiers, portavoce della polizia nazionale haitiana, giovedì 25 febbraio. “Diversi prigionieri sono fuggiti”, ha aggiunto, senza specificare il numero delle persone evase. Desrosiers ha infine precisato che circa 40 prigionieri sarebbero stati arrestati dopo la rivolta scoppiata nel carcere, situato nel Sud del Paese.

Intorno alle 12:00 di giovedì, i detenuti hanno dichiarato di aver cominciato a sentire spari e colpi di arma da fuoco. Foto e video di uomini in fuga dalla prigione sono diventati rapidamente virali sui social media. Dopo qualche ora, una massiccia unità delle forze di polizia è stata mobilitata ed è riuscita a riprendere il controllo dell’edificio, nel pomeriggio. Per cercare di sedare il caos, gli agenti hanno fatto ampio uso di lacrimogeni e hanno eretto barricate sulle vie di accesso alla prigione, impedendo l’evasione a chi non era ancora riuscito a scappare. Il primo ministro di Haiti, Joseph Jouthe, ha confermato al quotidiano Le Nouvelliste che l’ordine è stato ripristinato nel centro detentivo. 

Secondo il portale di notizie InfoHaiti, non è chiaro quale episodio sia all’origine dell’incidente, se un ammutinamento o un attacco armato dall’esterno, ma per il momento è certo che abbia permesso la fuga di numerosi detenuti. La prigione civile di Croix des Bouquets è già stata teatro di una considerevole evasione di massa, nel 2014, durante la quale centinaia di prigionieri sono riusciti a fuggire. Prima del suo arresto, Joseph era uno dei boss più ricercati di Haiti. La sua banda era la famosa ‘Village de Dieu’, vicino a Port au Prince. 

Il Paese centroamericano è già da tempo nel caos per via di una crisi sociale e politica che ha raggiunto il suo punto massimo il 9 febbraio, dopo che il presidente Jovenel Moïse ha denunciato un tentativo di colpo di stato contro di lui e ha confermato la sua intenzione di restare in carica fino a febbraio 2022. La reazione di Moïse è arrivata dopo diverse settimane di violente manifestazioni in molte città del Paese, finalizzate a chiedere le sue dimissioni. Il mandato del presidente sarebbe legalmente terminato circa tre settimane fa. “C’è stato un attentato alla mia vita”, ha detto Moise il 9 febbraio, in riferimento a un presunto complotto iniziato il 20 novembre. Il presidente non si è limitato a denunciare il golpe davanti alla stampa ma ha altresì annunciato l’arresto di 23 persone che ha accusato di aver tentato di assassinarlo. Tra queste, il giudice della Corte suprema, Yvickel Dabrézil, l’uomo sostenuto dall’opposizione per diventare presidente ad interim nel caso in cui Moïse avesse lasciato il potere e fosse rimasto in carica fino alla convocazione delle elezioni. Secondo le autorità, il giudice Dabrézil avrebbe avuto persino una copia del discorso di insediamento.

L’origine politica del conflitto è nelle convulse elezioni del 2017. Un anno prima, Michel Martelly aveva concluso il suo mandato, ma lo svolgimento caotico del voto (tre turni elettorali in 9 mesi) lo aveva costretto a nominare un presidente provvisorio per un anno, fino a quando Moïse sarebbe entrato in carica. Secondo Francisco Fernández, consigliere del presidente, “la piazza è sobillata da gruppi violenti che non superano le 30 persone e che generano violenza e incertezza”. “È in corso un tentativo di colpo di stato. L’opposizione vuole contare il primo anno, ma quel primo anno un altro presidente in condizioni provvisorie era al timone ed era anche lui dell’opposizione”, ha detto il consigliere politico di Moïse. Il “grande dialogo nazionale” voluto dal governo per cercare di placare la situazione, inizialmente previsto per il 7 febbraio, è stato rimandato a data da destinarsi, secondo quanto riporta la stampa haitiana.

L’opposizione ha denunciato anche la svolta autoritaria del presidente da quando ha sciolto il Parlamento un anno fa e governa per decreto. Allo stesso tempo, violenze e rapimenti sono esplosi nel Paese e sono il principale timore di una popolazione soggetta a bande violente, con un numero record di armi illegali che circolano tra la popolazione. Ad Haiti, secondo gli osservatori internazionali, ci sono almeno 76 bande armate, non su basi politiche o ideologiche, ma create per rapinare e rapire per pochi soldi, composte da membri di gang considerate più potenti dello Stato stesso.

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Chiara Gentili

di Redazione

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