Golfo di Oman: un’esplosione colpisce una nave di Israele

Pubblicato il 26 febbraio 2021 alle 17:42 in Israele Medio Oriente

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Un’esplosione ha colpito un’imbarcazione di proprietà di una società israeliana, battente bandiera delle Bahamas, mentre navigava nel Golfo di Oman, nella parte orientale della Penisola arabica. Tra le cause ipotizzate, alcuni hanno parlato di “attività asimmetriche” delle forze iraniane.

L’incidente ha avuto luogo nella sera del 25 febbraio, alle ore 20:40, ma la notizia è stata data il giorno successivo dalla United Kingdom Maritime Trade Operations (UKMTO) e da una società di sicurezza marittima, Dryad Global. Stando a quanto riferito sino ad ora, non vi sono state vittime tra i membri dell’equipaggio, i quali sono stati tutti portati in salvo nel porto più vicino. L’imbarcazione, che trasportava veicoli, era di proprietà di Helios Ray Ltd, una società israeliana registrata nell’Isola di Man. La nave era partita da Dammam, in Arabia Saudita, ed era diretta a Singapore. Tuttavia, l’ultima posizione della nave esplosa, soprannominata MV Helios Ray, era stata Muscat, capitale del Sultanato dell’Oman.

Al momento, non sono chiare le dinamiche e le cause dell’incidente, avvenuto in acque anche altre volte testimoni di episodi simili. Da parte sua, la UKMTO ha consigliato alle navi che transitano nell’area di “prestare attenzione”, mentre la Quinta flotta della Marina statunitense ha riferito di star monitorando la situazione, stando a quanto dichiarato dal comandante Rebecca Rebarich. Né Israele né Washington hanno ancora rilasciato ulteriori commenti a riguardo. È stata la Dryad Global ad affermare che dietro l’incidente del 25 febbraio potrebbero esservi state “attività asimmetriche” dell’esercito iraniano, verso cui non vi sarebbe da sorprendersi, viste le perduranti tensioni a livello regionale. Inoltre, come evidenziato dalla società di sicurezza marittima, l’episodio si è verificato in un momento in cui Teheran cerca di esercitare pressioni sugli USA, per convincerli a revocare le sanzioni imposte e ritornare all’accordo sul nucleare iraniano del 2015. Motivo per cui, l’Iran, secondo Dryad, potrebbe cercare di mettere in atto una “forte diplomazia” attraverso mezzi militari.

Teheran, dal canto suo, non ha rivendicato l’incidente. Ad ogni modo, il Golfo di Oman rappresenta un’area dove le forze iraniane sono solite condurre esercitazioni. Le ultime, soprannominate “Iqtidar 99”, hanno avuto luogo il 19 e 20 gennaio scorso sulle rive del Golfo di Oman, nel Sud-Est dell’Iran, e hanno incluso attività di addestramento per le truppe aviotrasportate, le forze speciali e le forze di reazione rapida, e, per la prima volta, “esercitazioni di tipo offensivo sulle coste del Mare di Oman”, nello specifico nella regione Sud-orientale di Makran. Una simile mobilitazione aveva avuto inizio in concomitanza con l’insediamento del nuovo capo della Casa Bianca, Joe Biden, e con l’anniversario della morte del generale iraniano a capo della Quds Force, Qassem Soleimani, ucciso, il 3 gennaio 2020, in un raid ordinato da Donald Trump contro l’aeroporto internazionale di Baghdad. In tale occasione, ha perso la vita anche il vicecomandante delle Forze di Mobilitazione Popolare, Abu Mahdi al-Muhandis.

Un punto particolarmente teso è poi lo Stretto di Hormuz, ritenuto un canale di passaggio strategico dove viene trasportato circa il 20% delle risorse petrolifere a livello internazionale. Questo viene costantemente monitorato dalla Quinta Flotta statunitense, sebbene Teheran abbia precedentemente ribadito che il proprio Paese non avrebbe consentito la presenza di navi da guerra straniere nella regione, esortando le forze statunitensi a ritirarsi, in quanto la loro presenza rappresenta una “fonte di instabilità”.

In tale quadro, era stato proprio lo stretto di Hormuz ad assistere, il 13 giugno 2019, ad attacchi contro due piattaforme petrolifere al largo delle coste dell’Iran. Precedentemente, il 13 maggio dello stesso anno, lo Stretto era stato interessato da atti di sabotaggio contro navi commerciali e petroliere battenti bandiere saudita, norvegese ed emiratina, mentre viaggiuavano al largo delle coste dell’emirato di Fujairah, nei pressi dello Stretto di Hormuz. Secondo gli USA, la responsabilità era da attribuirsi all’Iran.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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