Amnesty International: violazioni del diritto umanitario nel Tigray

Pubblicato il 26 febbraio 2021 alle 12:41 in Africa Etiopia

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Tra il 19 e il 29 novembre 2020, le truppe eritree che operano nella città etiope di Axum, nella regione del Tigray, hanno commesso una serie di violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario, compresa l’uccisione di centinaia di civili.

In base a quanto emerso da un rapporto pubblicato il 26 febbraio da Amnesty International (AI), un’organizzazione che tutela i diritti umani, tra il 28 e il 29 novembre 2020, i soldati eritrei hanno deliberatamente sparato ai civili per strada e hanno effettuato perquisizioni sistematiche in ogni casa di Axum, uccidendo uomini e ragazzi. Il massacro è stato compiuto come rappresaglia a seguito di un precedente attacco da parte di un piccolo numero di miliziani locali, a cui si sono uniti i residenti locali, armati di bastoni e pietre. Stando a quanto riferito da Amnesty International, subito dopo il massacro, le forze eritree hanno sparato alle persone che cercavano di rimuovere i corpi dalle strade. Soltanto in seguito hanno permesso ai residenti di raccogliere i corpi e seppellirli.

Amnesty International informa che il suddetto massacro è stato il culmine di un’ondata di violazioni compiute dal 19 novembre 2020, quando le truppe eritree ed etiopi sono entrate insieme ad Axum, dopo aver bombardato indiscriminatamente la città e sparato su coloro che cercavano di fuggire. I testimoni affermano che le forze eritree, nel prendere il controllo della città, hanno effettuato esecuzioni extragiudiziali e saccheggi. Dopo il massacro del 28 e del 29 novembre 2020, le truppe eritree hanno arrestato centinaia di residenti e minacciato nuove uccisioni in caso di resistenza. I saccheggi da parte dei soldati eritrei si sono intensificati e l’insicurezza e la fame hanno spinto molti residenti a fuggire.

Gli eventi di Axum, una città situata sulla strada che collega Shire ad Adwa, circa 187 km a Nord di Mekelle, la capitale dello Stato regionale del Tigray, si sono verificati durante il conflitto armato in corso tra il Governo federale etiope e il Tigray People’s Liberation Front (TPLF). Il TPLF, che precedentemente era un partito etiope, ha perso la sua posizione politica dominante nel 2018, ma ha continuato a governare la regione del Tigray sotto la struttura federale dell’Etiopia fino allo scoppio della guerra, il 4 novembre 2020.

Quel giorno, il primo ministro, Abiy Ahmed, è apparso sulla TV nazionale e ha annunciato di aver ordinato alle Forze di Difesa Nazionale Etiopiche (ENDF) di combattere la polizia paramilitare regionale del Tigray e le milizie fedeli al TPLF. In quella occasione, il primo ministro ha dichiarato che le forze di sicurezza del Tigray hanno attaccato il comando settentrionale dell’ENDF, con sede a Mekelle. Nel condurre la guerra contro il TPLF, l’ENDF ha contato sul sostegno delle forze speciali e delle milizie della regione di Amhara, che confina con il Tigray, e sull’esercito eritreo.

Secondo quanto riferito dalle ricerche di Amnesty International, le autorità etiopi e quelle eritree hanno rilasciato dichiarazioni contraddittorie sul coinvolgimento delle truppe eritree nel conflitto del Tigray, con alcuni alti funzionari che negano la loro presenza e altri invece che la riconoscono. Nel documento citato precedentemente, AI ha documentato come l’esercito eritreo sia responsabile di gravi violazioni contro i civili tigrini ad Axum. Alla luce di questi avvenimenti, l’organizzazione ha concluso che il bombardamento di Axum può costituire un crimine di guerra e che l’esecuzione di massa dei civili da parte delle truppe eritree può considerarsi un crimine contro l’umanità. 

Il 4 novembre 2020, il Governo federale etiope ha dichiarato guerra alla sua regione settentrionale del Tigray, uno dei 10 Stati federali semi-autonomi organizzati secondo linee etniche in Etiopia. Il Tigray ospita principalmente il popolo tigrino che costituisce circa il 6% della popolazione etiope. I tigrini sono stati a lungo molto influenti e dominanti nel Paese, controllando il Governo per tre decenni. Le fortune del TPLF sono diminuite da quando Abiy è salito al potere nel 2018, dopo che anni di proteste antigovernative hanno costretto il suo predecessore, Hailemariam Desalegn, a dimettersi. Sotto Abiy, i leader del Tigray si sono lamentati di essere ingiustamente presi di mira nei procedimenti per corruzione, rimossi dalle posizioni di vertice e ampiamente considerati come capri espiatori per i problemi del Paese.

Nel novembre 2019, il primo ministro e il presidente del Fronte Democratico Rivoluzionario Popolare Etiope hanno unificato i partiti costituenti della coalizione di Governo, istituendo il cosiddetto Partito della prosperità. Il TPLF ha considerato illegale questa fusione, pertanto non ha partecipato. La faida tra il Governo e il TPLF è diventata più intensa dopo che il Tigray ha tenuto le proprie elezioni a settembre, sfidando il Governo di Abiy che ha rinviato le elezioni nazionali a causa della pandemia. Di conseguenza, l’esecutivo ha stabilito che il Governo del Tigray era illegale e, in cambio, il Tigray ha detto di non riconoscere più l’amministrazione di Abiy.

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Julie Dickman

 

 

di Redazione

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