Yemen: dalle tensioni sul campo alla pandemia di Coronavirus

Pubblicato il 25 febbraio 2021 alle 12:23 in Medio Oriente Yemen

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il portavoce del Segretario generale delle Nazioni Unite, Stéphane Dujarric, ha nuovamente invitato le milizie di ribelli Houthi a porre fine alle violente tensioni a Ma’rib. Nel frattempo, il Paese è in attesa del vaccino anti-Covid, in un momento in cui si teme una seconda ondata.

Le parole di Dujarric sono giunte il 24 febbraio, mentre il governatorato di Ma’rib, situato a circa 120 km a Est della capitale yemenita, Sana’a, continua ad assistere a violente tensioni, definite le peggiori dall’inizio del conflitto yemenita. Motivo per cui, il portavoce ha esortato le parti belligeranti, le milizie ribelli e il governo legittimo, e gli attori coinvolti nella crisi a raddoppiare i propri sforzi, così da sostenere il lavoro svolto dall’inviato speciale delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, il cui obiettivo è giungere a una soluzione politica del conflitto e a un cessate il fuoco nel minor tempo possibile. Basandosi sulle informazioni fornite dalle agenzie umanitarie, Dujarric ha messo in luce come, già nel corso del 2020, gli sfollati verso e all’interno di Ma’rib abbiano rappresentato i due terzi dei casi di sfollamento totali. Ora, le perduranti tensioni potrebbero portare centinaia di altre persone a fuggire.

Sono state 44 le organizzazioni umanitarie che hanno inviato una lettera indirizzata, tra gli altri, all’inviato Griffiths, al coordinatore delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, Mark Lowcock, e all’inviato speciale degli Stati Uniti in Yemen, Timothy Lenderking, invitandoli ad agire urgentemente per porre un freno all’offensiva degli Houthi a Ma’rib, particolarmente acuitasi nel corso delle ultime tre settimane, e che rischia di provocare gravi conseguenze a livello umanitario. A detta delle organizzazioni, le milizie Houthi hanno intensificato i loro attacchi, violando i principi alla base del diritto internazionale umanitario, visti i bombardamenti che hanno colpito anche i civili locali. Inoltre, un’offensiva di tal tipo, hanno dichiarato le organizzazioni, mina le possibilità di pace, in un momento in cui circa l’80% della popolazione yemenita dipende dagli aiuti umanitari. Ciò che si teme è una “catastrofe umanitaria”, a danno di quasi due milioni di sfollati, distribuiti in oltre 90 campi profughi, tra cui 965.000 bambini e 429.000 donne. La regione di Ma’rib, precedentemente considerata un rifugio sicuro, dal 2014 ha accolto quasi 318.000 famiglie, per un totale di due milioni e 231.000 sfollati, il che costituisce il 60% degli sfollati di tutto lo Yemen.

A destare preoccupazione per il quadro umanitario yemenita vi è altresì la pandemia di Covid-19. A tal proposito, il 24 febbraio, le autorità sanitarie delle regioni yemenite controllate dal governo legittimo hanno messo in guardia da una possibile seconda ondata, alla luce di un crescente aumento dei contagi, i quali sembravano essere in diminuzione dal mese di settembre 2020, arrivando a registrare solo un paio di nuovi casi al giorno.

Fino al 24 febbraio, i casi positivi registrati in tali aree sono stati 2.221, di cui 624 decessi. Di questi, 34 sono stati confermati nella sera della medesima giornata. Gli Houthi, posti al controllo della maggior parte dei centri urbani, non forniscono dati dal mese di maggio 2020, quando hanno affermato di aver riportato 4 casi di infezione e una vittima. Tuttavia, secondo le Nazioni Unite e le agenzie umanitarie attive in Yemen, si tratta di cifre che non rispecchiano del tutto la realtà. In previsione di una seconda ondata, il Ministero della Salute ha esortato ospedali e centri medici a mobilitarsi e ad adottare misure preventive, oltre a isolare i casi sospetti, a segnalare quelli confermati e a valutare lo stato di centri di isolamento, laboratori e luoghi adibiti a test e tamponi.

In tale quadro, lo Yemen è in attesa del primo lotto del vaccino anti-Covid, pari a 2.3 milioni di dosi, il quale dovrebbe arrivare nel mese di marzo prossimo, attraverso l’iniziativa COVAX. Si tratta di un piano promosso dall’Organizzazione mondiale della sanità, dall’Alleanza per i Vaccini (Gavi) e dalla Cepi sulla prevenzione delle epidemie, a cui hanno aderito 189 Paesi nel mondo. Il fine è fornire vaccini per almeno il 20% della popolazione più a rischio nei Paesi poveri colpiti duramente dalla pandemia. Lo Yemen ha richiesto, in totale, 14 milioni di dosi, le quali dovrebbero essere sufficienti a vaccinare il 23% della popolazione.

 

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.