Oman-Arabia Saudita: pronti a rafforzare la cooperazione del Golfo

Pubblicato il 25 febbraio 2021 alle 10:38 in Arabia Saudita Oman

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Il Sultanato dell’Oman e l’Arabia Saudita si sono detti disposti a coordinarsi per rafforzare i legami di cooperazione bilaterali e dare seguito alla riconciliazione raggiunta nella regione del Golfo dopo la dichiarazione di al-Ula del 5 gennaio scorso.

Intenzioni simili sono state espresse il 24 febbraio, nel corso di un incontro che ha visto partecipi il ministro degli Esteri saudita, Faisal Farhan al-Saud, e il suo omologo omanita, Sayyid Badr Hamad al-Busaidi, i quali hanno preso in esame “una serie di questioni” di carattere regionale e internazionale. Le due parti hanno innanzitutto espresso “orgoglio” per le relazioni storiche che uniscono l’Oman e l’Arabia Saudita e si sono detti disposti a rafforzare i legami tra i due Paesi, in modo da soddisfare interessi comuni e creare nuove opportunità a livello commerciale e di investimenti. In particolare, Muscat e Riad si sono dette pronte a collaborare in settori quali turismo, cooperazione scientifica, energia, tecnologia, trasporti, sicurezza informatica, sanità, agricoltura, pesca e ambiente.

Il bilaterale si è svolto a poche settimane di distanza dal 41esimo vertice del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) del 5 gennaio, durante il quale è stata posta fine alla cosiddetta “crisi del Golfo”, scoppiata il 5 giugno 2017. Quest’ultima aveva visto protagonisti il Qatar, da un lato, ed Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrain, dall’altro lato. Nello specifico, Doha è stata accusata di sostenere e finanziare gruppi terroristici come Hamas ed Hezbollah e di appoggiare l’Iran, il principale rivale di Riad nella regione. Come conseguenza, le è stato imposto un embargo diplomatico, economico e logistico. Dopo più di tre anni, con l’accordo di “solidarietà e stabilità”, firmato ad al-Ula, in Arabia Saudita, il 5 gennaio, i Paesi partecipanti hanno accettato di ristabilire le relazioni con il Qatar e, nelle settimane successive, gli Stati fautori dell’embargo si sono impegnati in una graduale distensione delle tensioni e nella progressiva riapertura dei confini terrestri e marittimi, oltre che dello spazio aereo.

In tale quadro, diverse fonti hanno riferito che l’Oman, accanto al Kuwait, ha svolto un ruolo nel favorire un avvicinamento tra gli attori coinvolti nella crisi. Inoltre, di fronte a un clima di distensione delle tensioni e di riconciliazione, il 24 febbraio, Muscat e Riad hanno evidenziato l’importanza di continuare sulla strada della cooperazione, mettendo in atto un’azione congiunta, al fine ultimo di sostenere gli sforzi volti a consolidare le basi della sicurezza, della stabilità e della pace nella regione.

Risale al 18 agosto 2020 la nomina di Badr al-Busaidi come ministro degli Esteri omanita, il quale ha sostituito Yusuf bin Alawi, un “volto storico” per l’Oman, a capo del Ministero per circa vent’anni. Secondo alcuni, la mossa avrebbe potuto apportare modifiche alla politica estera di Muscat, caratterizzata, fino ad allora, da “neutralità” e distanziamento dalle questioni regionali, sulla scia di quanto desiderato dal precedente sultano, Qaboos bin Said al-Said, deceduto il 10 gennaio 2020. Tuttavia, nonostante i cambiamenti alla guida del Sultanato, il Paese ha continuato, nell’ultimo anno, a rafforzare le proprie relazioni con i Paesi vicini del Golfo, intensificando il coordinamento e la cooperazione in diverse questioni, prime fra tutte economiche.

Ad oggi, secondo alcuni analisti, sono diversi i Paesi che guardano all’Oman come un attore che potrebbe svolgere un ruolo attivo e positivo nella risoluzione di uno dei conflitti della regione ritenuto essere il più complesso, quello in Yemen. A tal proposito, è stato evidenziato, Muscat continua a intrattenere rapporti non solo con l’Arabia Saudita, ma altresì con le milizie di ribelli Houthi e il loro sostenitore, l’Iran. Inoltre, nel corso del conflitto yemenita, scoppiato a seguito del colpo di Stato del 21 settembre 2014, l’Oman è stato più volte sede di colloqui formali e informali tra le parti coinvolte nella crisi. A tal proposito, risale al 2015 l’iniziativa di pace presentata da Muscat che prevedeva, tra i diversi punti, un accordo tra le parti belligeranti, il governo legittimo yemenita e i ribelli sciiti, che avrebbe consentito al presidente Rabbo Mansour Hadi di ritornare al potere, mentre gli Houthi avrebbero potuto istituire un proprio partito politico. Non da ultimo, era stata proposta l’inclusione dello Yemen nel Consiglio di Cooperazione del Golfo.

  

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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