Nigeria: uomini armati uccidono 36 persone nel Nord

Pubblicato il 25 febbraio 2021 alle 11:32 in Africa Nigeria

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Tra il 23 e il 24 febbraio sono avvenuti due attacchi nel Nord della Nigeria da parte di gruppi di uomini armati. Il bilancio delle vittime è di 36 persone e un numero ancora indefinito di feriti.

Stando a quanto riferito da Al Jazeera English, sono state uccise 18 persone in un villaggio dello Stato del Kaduna e altre 18 nello Stato di Katsina. Gli assalitori hanno anche bruciato delle case, costringendo molti ad abbandonare i villaggi, rubato e macellato il bestiame e anche sequestrato alcuni abitanti. Secondo una dichiarazione citata dal Daily Post, il commissario dello Stato di Kaduna per la Sicurezza e gli Affari Interni, Samuel Aruwan, ha informato che questi attacchi sono arrivati in seguito ad un’operazione aerea delle forze di sicurezza che hanno ucciso numerosi uomini armati. 

Di recente, il Nord della Nigeria è stato colpito da numerosi assalti perpetrati dai cosiddetti “banditi”. Questo termine viene utilizzato dai nigeriani per riferirsi agli uomini armati che commettono crimini quali rapimenti per riscatto, furti di bestiame e uccisioni. Il 6 febbraio, 19 persone sono state uccise dai banditi a Kaduna. Il 16 febbraio, sono state sequestrate circa 42 persone, tra studenti e insegnanti, da un collegio nel distretto di Kagara, nello Stato del Niger. L’11 dicembre 2020, altri 344 studenti sono stati rapiti dal distretto di Kankara.

La parte settentrionale della Nigeria, in particolare il Nord-Ovest, è colpito dalla violenza tra pastori e agricoltori, che è stata aggravata da un’esplosione dell’attività criminale e dall’infiltrazione di gruppi jihadisti nella regione. Secondo un rapporto redatto dall’International Crisis Group (ICG) del 18 maggio 2020, nell’ultimo decennio migliaia di persone sono state uccise e decine di migliaia sono state sfollate a causa della violenza nell’area. Molti di questi sono fuggiti nel confinante Niger. Dalla parte sua, il Governo ha avviato delle missioni di pace tramite le forze armate che hanno avuto successo. Tuttavia, secondo l’ICG, gli sforzi non produrranno risultati a lungo termine a meno che un numero maggiore di attori coinvolti non deponga le armi.

Secondo il rapporto, le cause della violenza nel Nord-Ovest del Paese sono complesse e interconnesse. Alla radice, la crisi relativa alla sicurezza della regione deriva da una lunga competizione per la terra e le risorse idriche tra i pastori Fulani e gli agricoltori Hausa, entrambi i quali nel tempo hanno mobilitato gruppi armati, anche noti come “banditi” o “vigilantes”, per proteggersi. Il degrado ambientale legato al cambiamento climatico e la forte crescita della popolazione hanno intensificato questa lotta. Inoltre, a causa dell’incremento del commercio di armi leggere e di piccolo calibro nell’area, sono proliferate molte bande organizzate che operano da foreste non governate.

Questi gruppi effettuano principalmente furti di bestiame, rapimenti per riscatto, rapine a mano armata e saccheggio dei villaggi. Inoltre, prendono di mira i minatori e i commercianti del settore dell’estrazione dell’oro, il quale è largamente non regolamentato. Avendo avuto origine nello Stato di Zamfara, la violenza delle bande si è poi diffusa in altri 5 Stati vicini, ovvero Kaduna, Katsina, Sokoto, Kebbi e Niger.

A seguito del deterioramento della sicurezza, la regione è finita costantemente sotto l’influenza dei gruppi jihadisti, che talvolta hanno attaccato le forze di sicurezza. Secondo l’ICG, il picco dell’attività islamista nel Nord-Ovest ha sollevato il timore che la regione possa presto diventare un ponte che collega le insurrezioni islamiche nel Sahel centrale con quelle presenti nella regione del lago Ciad nella Nigeria Nord-orientale.

Secondo l’ICG, la violenza perpetrata dalle bande armate ha avuto un impatto umanitario ed economico di vasta portata sulla regione Nord-Ovest della Nigeria. Nell’ultimo decennio, più di 8.000 persone sono state uccise , principalmente nello Stato di Zamfara, e oltre 200.000 hanno dovuto abbandonare le loro abitazioni. Il bestiame e i raccolti sono stati decimati, indebolendo ulteriormente gli indici di sussistenza umana che erano già molto bassi nel Paese.

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Julie Dickman

di Redazione

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